La direttrice dei Musei Vaticani risponde alle domande sul futuro nella consueta rubrica curata da Spazio Taverna

Dal futuro dei musei all’impresa di riposizionare gli arazzi di Raffaello nella Cappella Sistina, Barbara Jatta (Roma, 1962), direttrice dei Musei Vaticani, riflette sul domani partendo dal presente.

Quali sono i suoi riferimenti ispirazionali nell’arte?
Sicuramente l’armonia di forme e colori. Direi la bellezza in senso lato in qualsiasi sua espressione.

Qual è il progetto che la rappresenta di più? L’esposizione degli arazzi di Raffaello nella Cappella Sistina nel febbraio 2020 e la loro sistemazione durante la pandemia nella sala Ottava della Pinacoteca Vaticana. In quel periodo ci siamo occupati del restauro degli arazzi della scuola di Raffaello concepiti per la Cappella Sistina e commissionati da Leone X Medici che abbiamo poi allestito e illuminato, occupandoci anche dell’installazione delle nuove cornici alle tre pale di Raffaello: la pala dell’incoronazione, la meravigliosa e straordinaria Madonna di Foligno e poi la più bella, la più celebrata, la più divina delle opere di Raffaello che è la Trasfigurazione.

Può raccontarci la genesi del progetto?
L’idea nasce dalla sinergia con i tanti collaboratori di questi musei: primi fra tutti il laboratorio di restauro e il reparto di competenza di arazzi e tessuti.
L’idea era di rievocare questo meraviglioso giorno del 26 dicembre 1519, quando alla presenza di Raffaello, che era ancora vivo, Leone X celebra, accoglie ed espone gli arazzi realizzati nelle Fiandre a partire da disegni di Raffaello che ritraggono gli atti degli apostoli. Questi arazzi furono esposti e agganciati nella parte bassa della Cappella Sistina e il cerimoniere del Papa riporta che nulla di così meraviglioso era mai stato visto prima da tutta la corte. Quando eravamo quasi alla fine del lavoro di restauro di questi arazzi, abbiamo pensato che, per chiudere le celebrazioni di Raffaello del 2020, sarebbe stato bello riposizionarli nella Cappella Sistina ed è stato meraviglioso per chi ha avuto modo di vederli.
Quando abbiamo eseguito il montaggio, una domenica in cui i musei erano chiusi, tutti noi che abbiamo partecipato ci siamo resi conto che effettivamente niente di più meraviglioso era mai stato visto. Era quasi troppo vedere la Cappella Sistina adornata dagli atti degli apostoli di Raffaello.

Che importanza ha per lei il genius loci all’interno del suo lavoro?
Ha importanza in qualunque posto uno si trovi e qui ovviamente in particolare, visto che c’è un’energia fatta di 500 anni di storia, di emozioni e di arte al servizio della devozione e della fede. Dai palazzi alla Cappella Sistina al Museo Pio Clementino, che è una meraviglia dove generazioni di artisti venivano a copiare le sue sculture. Girando fuori orario per queste sale sembra di tornare dopo l’epoca di Winckelmann, che di quel museo in qualche modo ne è ispiratore anche se è morto subito prima di vederlo realizzato.
Ognuno di questi musei ha una sua specificità e questa incredibile ricchezza è il frutto dell’attenzione alla creatività che i Papi hanno avuto nei secoli, della loro idea di collezionismo d’arte al servizio della fede.

La volta della Cappella Sistina
La volta della Cappella Sistina

PASSATO E FUTURO SECONDO BARBARA JATTA

Quanto è importante il passato per immaginare e costruire il futuro? Crede che il futuro possa avere un cuore antico?
È fondamentale, certo. È parte del lavoro di chiunque si voglia occupare di collezioni museali o anche di arte. Nel corso dei secoli si è sempre guardato alle tradizioni precedenti per trarne linfa vitale, per trarne i modelli e i valori spirituali che poi servono per costruire e andare avanti.

Quali consigli darebbe a un giovane che voglia intraprendere la sua strada?
Seguire le proprie passioni, non fermarsi mai, ma soprattutto fare quello che è la sua passione. Non cercare il lavoro per il lavoro, perché tanto poi il lavoro arriva, anche se operiamo in campi che pensiamo non siano produttivi, l’importante è seguire la propria passione.
E avere anche un po’ di fortuna, che in certi casi bisogna volerla.

In un’epoca definita della post verità, ha ancora importanza e forza il concetto di sacro?
Guardiamoci intorno, guardiamo cosa abbiamo vissuto in questi ultimi due anni e cosa stiamo vivendo ora qui in Europa, la bellezza, e soprattutto la bellezza che conduce al sacro, è l’unica forma di consolazione e di salvezza dell’anima.

Come immagina il futuro? Saprebbe darci tre idee che secondo lei guideranno i prossimi anni?
I musei nei prossimi anni dovranno affrontare delle problematiche legate alla situazione di incertezza che si sta prolungando più di quanto avremmo pensato. La fruizione del museo sarà più complessa, ma sono sicurissima che si tornerà al museo, perché il museo non è solo un luogo di conservazione di opere d’arte, ma è soprattutto un luogo della memoria dell’anima, della spiritualità e di ricerca della bellezza di cui abbiamo bisogno.
Quello che mi rassicura è che abbiamo scoperto che i musei sono molto più frequentati di prima da parte delle generazioni più giovani e questo, a partire da giugno 2020, è forse il dato più bello che è emerso.

Marco Bassan

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