Il nuovo capitolo della serie di interviste curata da Spazio Taverna e dedicata alle riflessioni sul futuro in un’ottica che abbraccia presente e passato cede la parola all’editrice e regista cinematografica Elisabetta Sgarbi

L’editoria gioca un ruolo fondamentale nella carriera di Elisabetta Sgarbi, alla quale si deve la fondazione, nel 2015, della casa editrice La Nave di Teseo. L’abbiamo invitata a interrogarsi sul tempo presente e, soprattutto, su quello futuro.

Quali sono le tue fonti di ispirazione nell’arte?
Da piccola subii il trauma che mio fratello, invaghitosi del monumento funebre di Ilaria del Carretto, di Jacopo della Quercia, a Lucca, mi faceva fare la parte di Ilaria su una cassapanca a casa. La morta, dunque. Vestivo sempre con un maglione nero a collo alto, dunque la rappresentavo bene.

Qual è l’opera editoriale che ti rappresenta di più? Puoi raccontarci la sua genesi?
Io mi sento rappresentata da tutti i libri che pubblico. Ci sono state imprese più coraggiose: pubblicare l’opera omnia in un solo volume di Carmelo Bene, nei Classici Bompiani, con Carmelo vivo. Fu una esperienza esaltante e molto importante per la mia vita, non solo professionale. Così come pubblicare Enrico Ghezzi, a partire da Paura e Desiderio: fu un grande lavoro di ricerca, di curatela, di disponibilità all’ascolto dell’autore e della sua geniale capricciosità. E poi la fondazione della rivista Panta, poi diventata Pantagruel, insieme a Pier Vittorio Tondelli.

Che importanza ha per te il genius loci all’interno del tuo lavoro?
Se leggo delle pagine di autori ferraresi o, a volte, non ferraresi ma su Ferrara (se sono pagine belle), riconosco molto della mia personalità. Ne ho scritto a proposito di Memorie della mia vita di Giorgio de Chirico, nella introduzione alla edizione che abbiamo pubblicato con La nave di Teseo. Cito pagine di De Pisis, de Brosses, di de Chirico stesso, versi di D’Annunzio in cui mi riconosco. E poi la pittura e la scultura ferrarese, fino ad Alfonso Filippini, scultore che ho scoperto recentemente. Filippini racconta anche il mondo operaio e contadino legato al genius loci ferrarese. Per non parlare del cinema ferrarese, che forse rappresenta nel Novecento la grande traduzione appunto del genius loci estense.
Ma è importante, credo, riconoscere questo valore nel tempo. All’inizio, forse, è sano negarne la forza.

Elisabetta Sgarbi. Courtesy La Milanesiana
Elisabetta Sgarbi. Courtesy La Milanesiana

PASSATO E FUTURO SECONDO ELISABETTA SGRABI

Quanto è importante il passato per immaginare e costruire il futuro? Credi che il futuro possa avere un cuore antico?
Diceva Agostino che la memoria è il ventre del pensiero. E d’altra parte avverte il Funes di Borges che è necessario l’oblio affinché il pensiero possa pensare.
Il passato è questo trascorrere di memoria e oblio gli uni negli altri. Dunque è sempre vivo e mobile, spesso molto più del presente, o di quello che definiamo tale.

Quali consigli daresti a un giovane che voglia intraprendere la tua strada?
Anzitutto di essere radicali. C’è un verso di una poesia di Kenneth Patchen che mi ha sempre molto colpito, sin da ragazza: “Non fummo mai nulla fino in fondo, neppure soldati”. Provare a essere fino in fondo quello che si fa.

In un’epoca definita della post-verità, ha ancora importanza e forza il concetto di sacro?
Sono una lettrice di Roberto Calasso. Quando il sacro viene estromesso dalla vita, esso si maschera da altro, ma comunque è presente.

Come immagini il futuro? Sapresti darci tre idee che secondo te guideranno i prossimi anni?
Pubblicai molto tempo fa un libro di Leonardo Sciascia. Il titolo era Il futuro della memoria (se la memoria ha un futuro). Nella mia vita mi occupo di libri e cinema, che sono stati, sin qui, gli strumenti più efficaci (e insuperati) per la trasmissione del sapere, cioè della memoria. Ecco, io auspico che l’espressione tra parentesi di Sciascia fosse solo una sua paura. E che invece ci si concentri sulla prima gigantesca questione: il futuro della memoria.

Ludovico Pratesi

www.elisabettasgarbi.it
www.spaziotaverna.it

LE PUNTATE PRECEDENTI

Futuro Antico. Intervista a Michelangelo Frammartino
Futuro Antico. Intervista a Federico Campagna

Dati correlati
CuratoreElisabetta Sgarbi
Spazio espositivoSPAZIO TAVERNA
IndirizzoVia di Monte Giordano 36 - Roma - Lazio
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ludovico Pratesi
Curatore e critico d'arte. Dal 2001 al 2017 è stato Direttore artistico del Centro Arti Visive Pescheria di Pesaro Direttore della Fondazione Guastalla per l'arte contemporanea. Direttore artistico dell’associazione Giovani Collezionisti. Professore di Didattica dell’arte all’Università IULM di Milano Direttore Artistico di Spazio Taverna Dal 2009 al 2011 è stato curatore scientifico di palazzo Fabroni di Pistoia. Dal 2006 al 2010 è stato Presidente dell’AICA. Dal 2012 al 2015 è stato Vice Presidente dell'AMACI (Associazione Musei Arte Contemporanea Italiana). Dal 1995 al 2010 è stato Consigliere di Amministrazione per la Quadriennale d’Arte di Roma. Critico del quotidiano La Repubblica.