Da Sarah Lucas a Tracey Emin: il corpo si mette in mostra a Parigi

Sensualità, corpo e sguardo femminile sono i cardini attorno a cui ruota la mostra “Sweet Lust” allestita negli spazi della galleria White Cube a Parigi e curata da Michèle Lamy

Sweet Lust. Exhibition view at White Cube, Parigi 2022
Sweet Lust. Exhibition view at White Cube, Parigi 2022

Michèle Lamy è una di quelle figure straordinarie per cui non esistono limiti di definizione, considerarla una musa è riduttivo: artista, performer, musicista, ama autodefinirsi “rizoma” secondo l’idea del filosofo Deleuze di cui aveva frequentato i corsi a Parigi. Una radice di creatività che genera una rete sotterranea di media diversi, dalla musica alle arti visuali fino alla moda, che germogliano in una serie progetti. Co-fondatrice della Owenscorp, brand del maestro dei volumi e tagli elegantemente brutalisti Rick Owens, per lui cura progetti speciali e in particolare la collezione di collectible design. La sua energia tellurica da divinità ctonia, i suoi occhi bistrati da principessa berbera, la sua voce profonda come un abisso ne fanno una delle figure più influenti della scena contemporanea, ispirazione non solo per il suo stile ma anche per la sua multiforme capacità di espressione per intere generazioni di fashion designer, artisti e creativi. Dopo l’ultima performance realizzata per Art Basel e un intervento al Cinema Galleggiante a Venezia in estate, durante la settimana della moda ha presentato a Parigi un progetto speciale per gli spazi di White Cube: una mostra che celebra la poetica del corpo nella sua forza, coinvolgendo venticinque artisti internazionali.

Mathieu Paris e Michéle Lamy. White Cube, Parigi 2022
Mathieu Paris e Michéle Lamy. White Cube, Parigi 2022

LE PAROLE DI MATHIEU PARIS

Dopo l’apertura della galleria circa due anni fa, poco prima della pandemia, abbiamo iniziato un dialogo per creare un progetto insieme”, racconta Mathieu Paris, direttore della sede parigina della galleria e co-curatore della mostra, a proposito della genesi di questo progetto. “La prima idea è stata quella di fare una mostra irriverente, lentamente siamo arrivati all’idea di corpo, a un tipo di tensione sessuale intorno al corpo e alle forme amorfe che il corpo può assumere nell’arte. Ovviamente è stato importante per noi non tanto solamente dedicare, ma concentrare la mostra su donne artiste e sulla loro interpretazione del proprio corpo o dell’idea di corpo in generale”. E conclude: “Così abbiamo artiste come Louise Bourgeois, Alina Szapocznikow, Tracey Emin, Mona Hatoum, Sarah Lucas, fino ad arrivare a un aspetto più performativo, che si ritrova nei disegni di Anne Imhof. Abbiamo proceduto come se mettessimo insieme una collezione anche attraverso dei pezzi straordinari come queste foto dipinte da Hans Bellmer per illustrare le poesie di Paul Éluard”.

Sweet Lust. Exhibition view at White Cube, Parigi 2022
Sweet Lust. Exhibition view at White Cube, Parigi 2022

LA MOSTRA DA WHITE CUBE A PARIGI

Visitabile negli spazi di rue Mantignon, Sweet Lust rappresenta infatti la risposta viscerale di Lamy a opere specifiche che rompono preconcetti e sovrastrutture legate al corpo e della sua rappresentazione. Riattualizzando un tema secolare, Michelè Lamy ha intuito uno dei bisogni e dei sentimenti più forti della comunità creativa nell’ultimo anno, un ritorno alla dimensione fisica e sensuale. Il percorso attraversa questo tema per mezzo di opere realizzate dagli Anni Venti a oggi: dall’idea carnale, ai desideri, pulsioni e impulsi fino alle rappresentazioni amorfe con cui ha trovato espressione nell’arte. “Per la mostra di White Cube pensavo a qualcosa di gigante, volevo stravolgere lo spazio, come un esercizio più che un vero e proprio lavoro”, spiega Lamy. “Quello che mi ha fatto riflettere di più è stata la visita alla mostra di Mapplethorpe curata da Arthur Jafa da Barbara Gladstone a New York. La più straordinaria esposizione che sia mai stata fatta su di lui, creato da un fantastico artista black ed eterosessuale, dedicato solo alla bellezza dei corpi, non c’era neanche un fiore. Avevo già iniziato un dialogo con Mathieu pensando a qualcosa di dedicato al corpo, al sessuale, qualcosa che fosse in qualche modo scorretto: sigarette, sesso e corpi in transito nella loro bellezza. Siamo partiti da lì per arrivare a qualcosa che non fosse solo legato alla contemporaneità imminente, ma che raccontasse una storia, e anche se White Cube non rappresenta Sarah Lucas e Tracey Emin volevo che fossero parte della mostra”. Lamy parla del processo di creazione e selezione e aggiunge: “Poi c’è un’altra storia legata a Korakrit Arunanondchai: quando sono stata in Belgio ho visto tra le sue enormi installazioni la scultura di questo grande ratto, volevo in qualche modo possederlo e alla fine l’ho avuto! È un’immagine potente, con le mani antropomorfe ‒ che sono quelle di suo nonno ‒ ghermisce una giacca, che racconta ancora un’altra storia. Così come con Anne Imhof, che stava installando la sua favolosa mostra al Palais de Tokyo, ho fatto con lei più volte il tour e ho notato questi suoi bozzetti che aveva da parte e che nessuno aveva considerato, le ho consigliato di mostrarli e così sono riuscita ad averli per la mostra. Ci sono tante mani esposte: quelle di Bruce Nauman, o quelle realizzate da Giovanni Bassan, che ha iniziato a fare ceramiche creando dei pezzi per la mia casa e per Comme des Garçon, così come la scultura di Scarlett Rouge che è un bozzetto”.

Sweet Lust. Exhibition view at White Cube, Parigi 2022
Sweet Lust. Exhibition view at White Cube, Parigi 2022

GLI ARTISTI IN MOSTRA DA WHITE CUBE

Il percorso inizia con una biblioteca di disegni dove la figura femminile si libera dalle tensioni sessuali in un segno astratto tra poesia e grafismi, fino alla forza della fisicità della pelle e della carne, in un dialogo tra le sculture di Berlinde de Bruyckere e Sarah Lucas, per arrivare nella seconda stanza dedicata alle paure generate dal rapporto tra potere e corpo attraverso le opere di Julie Curtiss, Bruce Nauman e Korakrit Arunanondchai e a un’opera di Christian Marclay del 1992, che introduce il tema dell’identità di genere. Il cuore della mostra, nella sala centrale, è un accrochage che unisce a una serie di lavori surrealisti di Picabia sulla trasformazione tra maschile e femminile alcuni schizzi di Hans Bellmer e una serie fotografica degli Anni Sessanta di Pierre Molinier, anche questa dedicata al genere e all’idea di romperne i confini nell’arte e nella fotografia in una mise en scene performativa, che dialoga con un grande lavoro in ceramica di Giovanni Bassan.
Una parte della mostra è dedicata alla scultura con opere di artiste solo donne, da Alina Szapocznikow a Louise Bourgeois”, racconta Mathieu Paris. “La sua opera con braccia e mani dell’artista che si tengono dialoga con alcuni lavori di Tracey Emin, a cui era legata da un profondo rapporto di stima e amicizia. Gli unici lavori affissi al muro in questa stanza sono proprio di Tracey: questa incredibile serie di sei dipinti dove i titoli sono molto evocativi e si riferiscono al corpo dell’artista”. E conclude: “Mona Hatoum è presente con opere che rivelano, attraverso l’informe, una grande tenerezza e dolcezza”.

‒ Alessio de’ Navasques

Parigi // fino al 30 aprile 2022
Sweet Lust
WHITE CUBE PARIS
10 avenue Matignon
https://www.whitecube.com

Dati correlati
AutoriTracey Emin , Mona Hatoum, Bruce Nauman, Sarah Lucas, Louise Bourgeois, Korakrit Arunanondchai, Berlinde De Bruyckere, Christian Marclay, Francis Picabia, Anne Imhof
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Alessio de'Navasques
Critico e curatore, ha orientato la sua ricerca sulle intersezioni tra moda e arte contemporanea, collaborando con istituzioni locali e straniere, musei e gallerie private. Ha fondato A.I. Artisanal Intelligence - di cui è direttore creativo - concepito come una piattaforma dedicata alle forme innovative di artigianato ed espressione artistica, ai nuovi talenti e alla riflessione e alla riscoperta dell’heritage di realtà storiche italiane. Tra i progetti più recenti: nel 2019, ha curato la mostra personale di di Jeff Bark "Paradise Garage" al Palazzo delle Esposizioni di Roma, la prima esposizione in Italia del fotografo americano e la mostra “Anton Yelchin - Provocative Beauty”, negli spazi rinnovati di Palazzo Brancaccio a Roma. Nel 2020 - 21 ha collaborato alla realizzazione della mostra ROMAISON, dedicata al rapporto tra moda e costume, ospitata negli spazi del Museo dell’Ara Pacis, a Roma e alla realizzazione della performance “Embodying Pasolini” di e con Tilda Swinton e Olivier Saillard. Nel 2021 ha curato la mostra “Il Grande Gioco” dedicata alla riscoperta di Anna Paparatti, artista e figura di raccordo nella Roma degli anni Sessanta e Settanta, tra arte e moda e la mostra “Lazio, Land of Cinema - The Land of Magic Handcraft”, per il Padiglione Italiano di Expo Dubai. Scrive regolarmente per le testate: I-D,Vogue, Dust e Artribune. È docente e visiting lecturer presso: Università La Sapienza, NABA, 24 Ore Business School, Treccani Academy.