Nuove scoperte archeologiche in Italia e nel mondo: le novità della primavera 2026. Dai Venetkens al misterioso teatro romano di Salerno
Una ricognizione delle ultime scoperte archeologiche, tra relitti marini, antiche monete, necropoli e testimonianze della vita quotidiana di molti millenni fa che riemergono grazie al lavoro degli archeologi
Mentre si avvicina l’appuntamento annuale con le Giornate Europee dell’Archeologia – nel 2026 in programma dal 12 al 14 giugno, con molte iniziative in tutta Italia, dalle aperture straordinarie alle visite guidate a siti di particolare importanza – proponiamo una nuova ricognizione delle ultime scoperte archeologiche, sempre numerose e spesso sorprendenti, in Italia e nel mondo.
A Salerno è stato finalmente individuato l’antico teatro romano

Finora, le strutture sotterranee scoperte nell’area ipogea della Chiesa di San Benedetto, a Salerno, erano state identificate con un battistero di costruzione precedente all’edificio soprastante. Ma i rilievi 3D condotti dai ricercatori dell’Università degli Studi di Salerno hanno svelato un’altra evidenza: la chiesa (le prime testimonianze dell’edificio, nell’area dell’Orto Magno, risalgono all’868) ha custodito per secoli i resti di un antico teatro romano, cercato a lungo invano da archeologi e studiosi di architettura: per decenni l’ubicazione del teatro romano di Salerno ha rappresentato un grande interrogativo dell’archeologia urbana cittadina. In particolare, le murature circolari analizzate sarebbero riconducibili alla cavea del teatro. Ma gli studiosi hanno individuato anche tracce di successive rifunzionalizzazioni dell’area, con la presenza di cisterne, canalizzazioni e sistemi destinati alla gestione delle risorse idriche. Durante i recenti sopralluoghi sono inoltre emersi affreschi conservati su alcuni muri dell’antico teatro e porzioni di pavimentazione in riggiole di terracotta che testimoniano ulteriori fasi di utilizzo degli spazi.
Chi erano i Venetkens?

Oggi sono conosciuti come Venetkens gli abitanti che prima della conquista romana databile al I secolo a.C. si erano stanziati nel territorio dell’attuale Veneto, costituendo una civiltà che per secoli ha colonizzato l’area. E la recente scoperta archeologica segnalata a Ponso (Padova) aiuterà a comprendere meglio le loro abitudini. Durante le operazioni di bonifica da residuati bellici nell’area di scavi della variante della Strada regionale 10 della Bassa Padovana, sono stati rinvenuti dodici cippi iscritti con caratteri dei Venetkens e un tempio preromano. Ora il sito è oggetto dell’attenzione della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per le province di Padova, Treviso e Belluno, al lavoro per capire tipologia e perimetro del ritrovamento. Probabilmente l’area sacra mantenne la sua funzione anche in età romana, come testimonia il ritrovamento di un cippo con iscrizione latina.
A Pompei l’insula dei Casti Amanti restituisce lo scheletro di un equide

Il Parco Archeologico di Pompei è sempre particolarmente prodigo di scoperte. L’ultimo ritrovamento è riconducibile agli scavi nel complesso dei Casti Amanti, dove sono in corso le indagini su un ambiente destinato alla lavorazione del pane. Qui è emerso lo scheletro di un equide che contribuirà ad approfondire le conoscenze sul ruolo degli animali nella vita quotidiana della città.L’archeozoologia consente, infatti, di ricostruire le modalità di sfruttamento delle specie animali nel mondo antico: l’insula dei Casti Amanti comprendeva anche un grande panificio con stalle annesse, dove in passato erano già stati trovati altri equidi impiegati per azionare le macine e trasportare il grano necessario alla produzione del pane. Lo studio dell’equide appena rinvenuto potrà contribuire anche alla comprensione delle dinamiche eruttive e delle reazioni degli animali agli eventi catastrofici che investirono la città, aggiungendo un ulteriore tassello alla ricostruzione di quelle ore drammatiche.
Un tesoretto di monete antiche a Gela

Scavando per la realizzazione del Palazzo della Cultura a Gela, nell’ambito delle attività di archeologia preventiva condotte nel sito di Orto Fontanelle, gli archeologi hanno portato alla luce un tesoretto di oltre 70 monete, prevalentemente in argento e riconducibili al V secolo a.C., in ottimo stato di conservazione e quasi tutte perfettamente leggibili. Preservatesi intatte all’interno di un ambiente annesso a un sacello, le monete costituiscono eccezionale fonte di informazioni sulla storia di Gela in età greca, anche perché provenienti da tre zecche diverse: Gela, Siracusa e Agrigento.
Il relitto sommerso nel mare calabrese racconta i commerci nel Mediterraneo antico

A largo di Monasterace (Reggio Calabria) è stato individuato un relitto del V-IV secolo a.C. (quando nell’area era fiorente l’insediamento di Kaulon, nel periodo della Magna Grecia), con un carico di oltre trecento anfore antiche. La scoperta risale al 2023, ma è stata presentata solo negli ultimi giorni, in occasione dell’VIII Convegno Nazionale di Archeologia Subacquea presso i Campi Flegrei: il ritrovamento è dovuto alle indagini di archeologia preventiva per un impianto eolico offshore, condotte con tecnologie avanzate da un team multidisciplinare, composto da archeologi marini, geologi, fisici, chimici e biologi marini. Si tratta di una scoperta di grande rilevanza per gli studi sulla storia commerciale del Mediterraneo.
Una necropoli nel Delta del Nilo. Dov’erano sepolti anche cinghiali

Anche l’Egitto continua a restituire testimonianze di un passato antichissimo. Stavolta il sito interessato è quello di Tell Kom Aziza, nel governatorato di Beheira nell’arte del Delta del Nilo, dove una missione archeologica egiziana ha riportato alla luce una vasta necropoli greco-romana, utilizzata con continuità per oltre due millenni, dall’Antico Regno egizio fino al Periodo Tardo, e poi in epoca greca e romana. La scoperta è stata celebrata dal Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano proprio perché in grado di raccontare una grande varietà di pratiche funerarie, che si sono succedute nel tempo. Al di sotto della necropoli, inoltre, sono emerse testimonianze di un insediamento più antico, risalente a 4.000 anni fa, tra utensili in pietra, forni, strutture per la conservazione degli alimenti e numerosi altri reperti legati alla vita quotidiana. Ma sono state rinvenute anche sepolture di cinghiali, che potrebbero essere legate al culto del dio egizio Seth.
I siti archeologici di Roma che riaprono dopo il restauro

Non di nuove scoperte, ma di aperture straordinarie parliamo a proposito dell’iniziativa promossa a Roma come risultato finale degliinterventi di restauro e valorizzazione realizzati dalla Sovrintendenza Capitolina in nove siti archeologici della città, nell’ambito del programma PNRR – Caput Mundi. Nei weekend di giugno 2026, il pubblico può apprezzare quanto fatto grazie a un calendario di visite guidate gratuite (su prenotazione). I siti interessati sono il Circo Massimo, nell’emiciclo sul lato Aventino, l’area archeologica di Via delle Botteghe Oscure, la Chiesa di San Urbano alla Caffarella, il Torrione Prenestino, il Mausoleo di Monte del Grano, il Sepolcro di Largo Talamo, la Necropoli di San Paolo, la Cisterna Cristoforo Colombo, la Villa romana di Tor de’ Cenci. Qui il calendario completo.
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