Tracey Emin fonda una scuola d’arte e un museo a Margate, la sua città

Tracey Emin pensa alla propria eredità culturale e torna nella città marina di Margate, dov’è nata, per fondare una scuola d’arte: sfrutterà l’area di un’ex stazione balneare. E un obitorio

Tracey Emin Londra
Tracey Emin, I Want My Time With You, 2018, St Pancras Station, Londra © Tim Whitby

Tracey Emin, artista senza peli sulla lingua, tra gli esponenti della Young British Artist insieme a Damien Hirst, e nominata al Turner Prize fonderà una scuola d’arte e un museo nella propria città natale, la marina Margate, in Inghilterra, nel Kent.
La scuola d’arte contemporanea intitolata TKE Studios, richiamando le iniziali del proprio nome per esteso, Tracey Karima Emin, si estenderà su un’ampia area adibita in precedenza a stazione balneare e obitorio. La zona è situata nei pressi dello studio dell’artista, in precedenza tipografia commerciale. Il piano prevede l’edificazione di 30 studi riservati agli studenti iscritti con prezzi accessibili. L’obitorio sarà invece convertito in museo per ospitare una collezione di opere d’arte dell’ex ragazza terribile. 

Tracey Emin come Frida Kahlo, by Mary McCartney
Tracey Emin come Frida Kahlo, by Mary McCartney

LA SCUOLA TKE DI TRACEY EMIN 

Gli studenti dovranno esporre regolarmente i loro lavori, ha dichiarato Emin al Times, e si cercherà di promuovere un ambiente di costante rigore intellettuale, “niente subaffitto, niente fumo, niente musica ad alto volume”, per favorire la concentrazione senza sregolatezze. Paradossale per una come la Emin, ma tant’è. C’è anche il progetto di lanciare un programma di residenza in un altro sito di Margate, in modo tale da incoraggiare un nuovo flusso creativo e rendere la città, a lungo afflitta da un alto tasso di povertà, più florida e accogliente. Inoltre, nel 2011, nella stessa località è stato aperto un nuovo spazio, il Turner Contemporary, che ha ospitato la mostra del Turner Prize nel 2019. Il nome deriva dal geniale pittore inglese, delle indimenticabili pennellate romantiche e luminose, che a lungo vi soggiornò. Non è passato molto tempo da quando Tracey Emin con I want my time with you, il neon rosa shocking affisso sulla facciata della stazione di St. Pancras, prendeva posizione politica contro la Brexit, alludendo al collegamento ferroviario con il resto del continente europeo, ma anche rivolgeva un pensiero d’amore alla sua città natale. Margate, nella quale si era trasferita da piccola – i genitori avevano già, entrambi, una situazione familiare avviata -, la città che l’ha sì svezzata agli orrori della vita ma le ha anche regalato momenti di felicità e affetto. Nella sua monografia a cura di Jonathan Jones, uscita per Laurence King Publishing, l’artista, seguendo il proprio temperamento battagliero, non si è infatti tirata indietro dal raccontare le violenze subite (il primo stupro a 13 anni), il suo rapporto con il sesso, gli aborti. 

Tracey Emin, My Bed, 1999
Tracey Emin, My Bed, 1999

LA DIDATTICA PER TRACEY EMIN 

Ma da dove viene il desiderio di sperimentare nell’ambito formativo? Negli ultimi anni, l’artista britannica ha confidato di aver dovuto lottare con un cancro, con la conseguenza di una isterectomia. Sin dalla diagnosi, si è posta come obiettivo la preservazione della propria eredità intellettuale e già a settembre aveva annunciato la volontà di trasformare il proprio studio in un museo-archivio di 30.000 fotografie e 2.500 opere su carta. Emin, che trae il proprio tratto incisivo dagli espressionisti Edward Munch e Egon Schiele, e che ha smosso l’opinione pubblica più conservatrice con l’opera Everyone I Have Ever Slept With 1963-1995, bruciata misteriosamente nel 2004 nell’incendio del magazzino di East London Momart di proprietà di Charles Saatchi, nominata nel 1999 tra i finalisti del Turner Prize con l’opera cardine My Bed e nel 2007 rappresentante per il suo paese alla 52ma Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia, pone nella didattica la propria legacy, con l’obiettivo di trasmettere i propri sapere agli artisti del domani. 

 –Giorgia Basili  

https://turnercontemporary.org

       
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.