Umberto Di Marino. 30 anni di galleria in una mostra

I quasi trent’anni della Galleria Umberto Di Marino in un focus organizzato da Arte Contemporanea Picena alla Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini. Il racconto della mostra.

Tracciare la storia di una galleria è un po’ come viaggiare in uno spaccato dell’arte fatto di amicizie e di incontri, di esposizioni e dibattiti, di scelte e preferenze, di curiosità che animano la ricerca di figure, i galleristi più esattamente, tra le più preziose del contemporaneo.

UMBERTO DI MARINO AD ASCOLI PICENO

A questa particolare latitudine riflessiva sembra rispondere l’intelligente format delle Grandi Gallerie al Museo proposto da Arte Contemporanea Picena – associazione nata nel 2007 e votata alle varie manovre del presente – che ad Ascoli, negli spazi della Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, propone oggi un focus dedicato alla Galleria Umberto Di Marino, al suo brillante itinerario nel campo largo dell’arte e delle sue vicende attuali.
Curata da Enzo e Giosuè Di Marino (figli di Umberto e Maria), l’esposizione si articola negli spazi come un piacevole racconto che dialoga elegantemente con le opere di Osvaldo Licini e contestualmente tesse una storia di stima e professionalità e familiarità con grandi nomi dell’arte.

Un posto come un altro dove appendere il cappello. Exhibition view at Galleria Osvaldo Licini, Ascoli Piceno 2021
Un posto come un altro dove appendere il cappello. Exhibition view at Galleria Osvaldo Licini, Ascoli Piceno 2021

LE PRIME OPERE IN MOSTRA E IL RACCONTO DI ENZO DI MARINO

Dopo aver asceso le due rampe di scale che portano dall’ampio atrio al piano del museo (sulla parete è presente un’opera permanente di Giuseppe Stampone, 70 foto tra cui riconosciamo subito la compianta Adele Cappelli), ecco che la scena si illumina con un una serie di cortocircuiti costruttivi, di invasioni di campo (mai invadenti ma anzi morbide e ben modulate) dove troviamo due potentissimi bronzi bianchi (Suit e Pants del 2008) di Francesca Grilli, presente con altri tre poetici lavori, una serie di Souvenir d’Italie (Naples) realizzati da Gian Marco Montesano nel 2005 e due preziosi origami di Hidetoshi Nagasawa. Nove straordinarie isole disegnate da Vettor Pisani lasciano, poi, senza respiro: la loro trasparenza dialoga davvero splendidamente con la trasparenza degli schizzi di Licini (tutti datati negli Anni Venti). Subito dopo si è avvolti da un leggero vuoto d’ombra, volendo usare una figura di Savinio, e la splendida installazione Ogni esercito ha bisogno di una bandiera (2013) di Marco Raparelli mostra con maestria tutto quello che si può dire quando alle parole rubiamo la voce.
Sono molti i lavori allestiti in questo splendido percorso che evita ogni tipo di storicizzazione e che anzi mira a rompere eventuali fissità o immobilità per favorire un flusso, un movimento, un dinamismo di pensiero che caratterizza appieno certe manovre seguite da Umberto Di Marino negli anni, quando – tra Giugliano e Napoli – ha aperto felici collaborazioni con spazi pubblici e privati. “Negli anni di attività a Giugliano molte sono state le occasioni di collaborazione con diversi spazi pubblici, come la ex Chiesa delle Concezioniste proprio in provincia oppure la Casina Pompeiana a Napoli. Lo stesso è avvenuto in seguito al trasferimento in città, si sono susseguiti negli anni diversi progetti in collaborazione con il Riot studio, il Complesso Museale di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, Castel Sant’Elmo, la Chiesa delle Scalze, fino ad arrivare all’invasione di spazi privati gestiti da amici o collezionisti anche al di fuori di Napoli“, ricorda Enzo Di Marino.

Un posto come un altro dove appendere il cappello. Exhibition view at Galleria Osvaldo Licini, Ascoli Piceno 2021
Un posto come un altro dove appendere il cappello. Exhibition view at Galleria Osvaldo Licini, Ascoli Piceno 2021

SE LA TROMBA DI EUGENIO TIBALDI CASCA DI CONTINUO

Tra i vari lavori che incontriamo nel tragitto intitolato significativamente Un posto come un altro dove appendere il cappello, colpisce il tappeto di spille da balia firmato da Jota Castro, il video di Pedro Neves Marquez e una recentissima, filiforme scultura di Luca Francesconi (Xenoestrongeno, 2021). Umberto Di Marino ha seminato bene, e ora i frutti si vedono. Le sue scommesse nel campo dell’arte, quando ha scelto di lavorare anche con le giovani leve dell’arte – ricordate la prima, indimenticabile personale di Eugenio Tibaldi? – sono oggi internazionalmente riconosciute: è con lui che sono infatti cresciuti alcuni ormai non più giovani artisti che costellano l’odierno panorama creativo.
Nelle due sale a elle più strettamente legate alle mostre temporanee d’arte contemporanea del museo, si concentrano tutta una serie di artisti opere: di Tibaldi, poc’anzi citato, c’è fra l’altro il corroborante Sound 011 del 2011 (ogni due o al massimo tre minuti, a causa delle sollecitazioni causate da uno scoppiettante motorino interno azionato a corrente, la tromba d’ottone casca fragorosamente sul pavimento: l’artista ne sarebbe stato felice e divertito), di Mark Hosking, di Satoshi Hirose dei minimondi realizzati con legumi e pasta e cristallo e resina e alluminio appallottolato e forse anche oro e mappe geografiche accartocciate e alcuni frutti secchi di liquidambar.

Un posto come un altro dove appendere il cappello. Exhibition view at Galleria Osvaldo Licini, Ascoli Piceno 2021
Un posto come un altro dove appendere il cappello. Exhibition view at Galleria Osvaldo Licini, Ascoli Piceno 2021

UNA MOSTRA ATTENTA ANCHE ALLA DIDATTICA

La morbida installazione di Sergio Vega ci invita alla nostalgia e al collasso del colonialismo, mentre, nella stessa sala, di Runo Lagomarsino è La Muralla Azul (2014). Qui non lasciano certo indifferenti Los cinco heroes (2007) di Yaima Carrazana: pillole trasformate “in oggetti carichi di significati politici” si legge nella puntuale didascalia (la mostra è didatticamente ben organizzata, con un impianto preciso nel delineare ogni opera e nel tratteggiare piccoli cammei sull’estetica dell’artista). Lo stesso vale per quel favoloso e affilato tavolo di vedovamazzei dove sono srotolati nastri adesivi di diverso materiale e colore, quasi a tracciare una corsa trattenuta, una danza cromemica, un vivace percorso diastemico.
Invadendo gli ambienti della Galleria d’Arte Contemporanea Osvaldo Licini, queste opere restituiscono uno spaccato della nostra storia attraverso il confronto con le figure dipinte dal maestro ascolano”, annota ancora Enzo Di Marino. “In dialogo con i suoi personaggi mistici, immersi nei suoi paesaggi, abbiamo provato a fare del museo il nostro luogo dove appendere il cappello, una sorta di estensione della nostra dimensione domestica e lavorativa”.

– Antonello Tolve

Evento correlato
Nome eventoUn posto come un altro dove appendere il cappello
Vernissage18/06/2021 ore 15
Duratadal 18/06/2021 al 08/09/2021
Generiarte contemporanea, collettiva
Spazio espositivoGALLERIA D'ARTE MODERNA OSVALDO LICINI
IndirizzoCorso Mazzini 90 - Ascoli Piceno - Marche
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.