L’uomo dello schermo. Marco Raparelli a Roma

Galleria Ex Elettrofonica, Roma ‒ fino al 13 dicembre 2019. Nuova personale di Marco Raparelli alla Galleria Ex Elettrofonica di Roma, con una serie di lavori sul selfie e sulla solitudine dell’uomo contemporaneo.

Marco Raparelli, Senza titolo, 2019, 23x28 cm, Galleria Ex Elettrofonica, Roma
Marco Raparelli, Senza titolo, 2019, 23x28 cm, Galleria Ex Elettrofonica, Roma. Photo Elisabeth Cataldo

Il sistema di controllo che intorpidisce la società con grasse salsicce mediatiche consumate mediante schermi sempre più erotici e accattivanti è al centro di una brillante personale elaborata da Marco Raparelli (Roma, 1975) alla Galleria Ex Elettrofonica di Roma, dove tra l’altro sarà a breve presentato il suo nuovo libro, Human is a state of mind (edizioni Nero).
Con un titolo elegiaco e accattivante (Tutto quello che si muoveva intorno a noi era il vento), Raparelli mostra oggi il suo aspetto più maturo: quello di un artista che osserva la propria quotidianità e che ha la capacità di leggerla (di sabotarla) con una vena ironica e irriverente, aperta a una pluralità linguistica il cui specchio di interessi si nutre di tutti quei codici umbratili – il fumetto, la musica “leggera”, il graffito o la locuzione che deturpa il tessuto urbano – legati all’industria culturale come pure alle odierne estetiche contemporanee.

IL PAESE DELLA DISINFORMAZIONE

Concepito come un grande racconto sulla lobotomia a cui è stato sottoposto il mondo, il progetto ci accompagna, tra immagini e parole, nel gravemente appesantito paese della disinformazione planetaria. C’è la frase Protect me from what I want di Jenny Holzer o l’immagine di un ragazzo che ricorda tanto le scene apocalittiche costruite da Steve Cutts per la clip del brano Are You Lost in the World Like Me? dell’album di Moby These Systems Are Failing. Ci sono delle meravigliose sagome di legno (sulla maglietta di un bambino è presente il nome del gruppo musicale De La Soul). C’è un dittico significativo dove è presente un omino del 1977 che lancia una molotov e come specchio di paragone attuale lo stesso omino impegnato a consultare il proprio telefono, rapito dal social di turno o da una qualche fantasmagorica notiziuncola. (Non mancano le citazioni a ideologie ormai dimenticate o a gadget).

Marco Raparelli. Tutto quello che si muoveva intorno a noi era il vento. Installation view at Galleria Ex Elettrofonica, Roma 2019. Photo Elisabeth Cataldo
Marco Raparelli. Tutto quello che si muoveva intorno a noi era il vento. Installation view at Galleria Ex Elettrofonica, Roma 2019. Photo Elisabeth Cataldo

LA LOGICA DEL SELFIE

In una installazione a parete lo spettatore è finanche invitato a scattarsi un selfie: è presente infatti una pagina bianca su cui la scritta scenography for your selfie rimanda (grazie a una freccetta che è anche una frecciatina e una presa di posizione – Raparelli è un artista finemente impegnato) a una seconda frase capovolta e leggermente offuscata perché scritta sul retro del foglio con un pennarello: qui campeggiano le parole you look shit.
Quello che rapisce è, all’ingresso del percorso espositivo, un progetto scultoreo formato da otto teste palliniformi sospese nel vuoto che per rimbalzo riflessivo fanno pensare a un racconto di Gianni Rodari, e precisamente al paese degli uomini di gomma visitato da Giovannino Perdigiorno: “In testa, che ci avete? / – Aria, naturalmente. / – E come fate a pensare? / – Non pensiamo per niente. / – Ecco, volevo ben dire… / Il paese pareva bello, / ma la testa qui serve solo / per tenerci il cappello”.

Antonello Tolve

Evento correlato
Nome eventoMarco Raparelli - Tutto quello che si muoveva intorno a noi era il vento
Vernissage26/10/2019 ore 12
Duratadal 26/10/2019 al 13/12/2019
AutoreMarco Raparelli
Generiarte contemporanea, personale
Spazio espositivoEX ELETTROFONICA
IndirizzoVicolo Di Sant'onofrio 10-11 - Roma - Lazio
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.