Gian Marco Montesano dipinge il Palio di Siena. L’opera è davvero copiata da una foto stock?

Finalmente per dipingere il Palio Straordinario dedicato ai cent’anni della fine della Grande Guerra il Comune di Siena aveva incaricato un bravo pittore. Il risultato però non è stato quello che ci si aspettava.

Il Palio di Montesano
Il Palio di Montesano

Non c’è pace quest’anno a Siena per i drappelloni dipinti che la contrada vincitrice del famoso Palio si aggiudica alla fine della corsa in Piazza del Campo. Se l’edizione d’agosto 2018 passerà alla storia per un “cencio” che l’Arcivescovo della città si è rifiutato di benedire (il belga Charles Szymkowicz era l’autore), per ottobre si è indetto con tempi strettissimi un Palio straordinario – solitamente sono due all’anno, questo sarà invece il terzo – per celebrare i 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale. La scelta dell’autore del palio è caduta su Gian Marco Montesano non senza qualche elemento di coerenza vista la capacità del pittore torinese di raccontare nei suoi quadri guerre e conflitti. Tra l’altro proprio lo scorso agosto sui giornali locali si era aperto un sano dibattito sulla qualità dei drappelloni e sull’opportunità (magari incaricando una commissione di esperti) di coinvolgere artisti a pieno titolo, portatori di una storia e di un ruolo reale nel sistema dell’arte. Il nome di Montesano, scelto dall’amministrazione comunale, risultava da questo punto di vista inattaccabile, meno inattaccabile è parso tuttavia il lavoro che l’artista ha presentato per l’occasione e le polemiche sono partite immancabilmente. Polemiche che hanno fatto il paio con quelle germinate subito dopo la scelta del nome di Montesano che è stato accolto a Siena con qualche alzata di sopracciglio per il suo presunto amore per la guerra che avrebbe cozzato con una manifestazione dedicata proprio alla fine di un conflitto. Critiche superficiali che però hanno sedimentato e così, alla presentazione effettiva del dipinto, Montesano si è trovato subito preso di mira. insomma, lo aspettavano senz’altro al varco…

MAL DIPINTO E COPIATO?

Il palio è sembrato ad alcuni osservatori subito piuttosto “vuoto”, come incompleto. Il soggetto banale, scontato, melenso. Privo della forza necessaria visto il contenuto della commissione. Con una rappresentazione della donna forzata e stereotipata, financo poco rispettosa. E con una qualità della pittura indubbiamente non all’altezza dei migliori lavori dell’artista. Si poteva archiviare il risultato come un lavoro completato in fretta e furia visti i tempi davvero compressi imposti dal Comune di Siena all’autore e invece dopo poche ore dalla presentazione ecco spuntare fuori un link (questo) ad una banca dati di fotografie in vendita a stock con un soggetto praticamente decisamente simile al drappellone. Ovviamente non è una novità che un pittore si ispiri o addirittura ridipinga fedelmente foto e altre immagini appropriandosene e citandole, e non è neppure una novità nella ricerca di Montesano trovare riferimenti ad immagini d’epoca. Ma qui si tratta di un falso storico, di una mediocre immagine da stock in vendita sul web scattata in un set nel 2014: nulla è originale, nulla è storico, nulla richiama alla verità della tragedia della Grande Guerra. “Per fortuna” ha sottolineato qualcuno “nel palio non ci sono sovraimpressi i watermark della Dreamstime che ha l’opera in vendita!“.

LE PAROLE DEL COMUNE

Invece di contestualizzare una situazione imbarazzante, l’amministrazione senese si è impegnata ad arrampicarsi sugli specchi. “Si dovrebbe conoscere la differenza tra citazione e plagio” ha scritto sul suo profilo Facebook Elena Casi portavoce del sindaco “Cosa ci sarebbe da dire di Warhol, Rotella e Lichtenstein“. Al di là della stiracchiata lettura della pop art sulla quale sorvoliamo per carità di patria, non si capisce come si possa considerare “citazione” il download di una foto fake da un sito di vendita immagini. “Per il palio di luglio 2019” si legge sulle caustiche bacheche dei contradaioli indignati “il drappellone lo acquistiamo direttamente con Amazon Prime?“. Al di là di tutto, appare evidente che l’occasione meritava probabilmente un impegno maggiore da parte dell’artista. Se poi Montesano riteneva di non aver tempo per produrre un’opera all’altezza, poteva declinare l’invito come pure hanno fatto altri importanti pittori contattati dalla città per l’occasione. A detta del sindaco il dipinto rappresenta una esaltazione della donna, della libertà e della pace; nella realtà dei fatti passerà alla storia probabilmente come il “palio copiato”.

LE PAROLE DI MONTESANO

Interpellato da Artribune tuttavia Gian Marco Montesano pur preoccupato delle polemiche (“starò a Siena tutta la settimana, se non mi linciano…” dice tra il serio e il faceto) non ci sta a prendersi le accuse di plagio. “Io non ho mai lavorato su nulla che fosse vero, è proprio la mia pratica medialista, non mi interessa mettermi davanti ad un albero e dipingerlo e non mi interessare disegnare dei segni a caso per dire di aver fatto qualcosa di nuovo” risponde facendo richiamo al movimento teorizzato dal critico Gabriele Perretta a metà degli anni Ottanta. “In questo caso” continua il pittore “mi sono riferito ad una cartolina del nemico, che veniva fatta circolare per alzare l’umore delle truppe austriache. E l’ho sovvertita trasformando il soldato in un italiano del Piave, togliendogli il moschetto e l’elmo chiodato e modificando le fattezze della divisa. Questo è un gesto che criticamente deve essere rispettato, un segnale importante altro che clone: è tutto “. Potrebbe essere dunque che la foto visibile sul sito di vendita-immagini non sia altro che la riproduzione, a sua volta, di quella cartolina originale di cui parla Montesano. Dunque Montesano non avrebbe “copiato” una foto, ma quella foto sarebbe a sua volta una copia di un documento d’epoca: “l’ho trovata in qualche rivista, adesso non ricordo, mi pare fosse una pubblicazione di queste che confrontavano la propaganda italiana con quella austriaca, qualcosa che ho trovato nel mio archivio“. Il palio poi viene criticato anche per la grande ‘quantità’ di cielo, anche qui Montesano ha una spiegazione: “il cielo in questo palio rappresenta la madonna, il palio vuole essere proprio un gentile omaggio alla madonna e alla pace. Si tratta di un atto d’amore“. Resta ad onor del vero una pittura lontana dalle migliori prove del maestro, che su questo replica: “indubbiamente ho avuto poco margine più per la parte ideativa che per la parte realizzativa. La commessa mi è arrivata all’improvviso mentre stavo preparando una mostra importante a Latina dedicata alle bonifiche pontine. Non c’è stato molto tempo e il palio è arrivato alla presentazione che era ancora bagnato. Ma quello che mi interessa è difenderlo se non dal punto di vista meramente estetico, quanto meno da quello procedurale. Il processo che c’è dietro è quello corretto e sarebbe importante confrontarsi su questo cercando di alzare il livello della discussione“.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.