Arte comunitaria e arte sfrangiata: di cosa parliamo?

Christian Caliandro prosegue la sua ricognizione sull’arte comunitaria a partire dai dialoghi con gli studenti del suo corso all’Accademia di Belle Arti di Foggia

Antonin Artaud, La maladresse sexuelle de dieu, 1946, disegno, 63x49 cm. Centre Pompidou Musée national d'art moderne Centre de création industrielle, Parigi
Antonin Artaud, La maladresse sexuelle de dieu, 1946, disegno, 63x49 cm. Centre Pompidou Musée national d'art moderne Centre de création industrielle, Parigi

19 gennaio 2022. Marta: io mi interrogo più che altro sul contesto attuale. Questo modo di concepire l’arte può dare una risposta a quello che è poi di fatto l’utilità dell’arte stessa. Le finalità possono essere diverse, l’arte è indefinibile perché ne esistono diverse forme, ma indubbiamente l’arte relazionale dà molte risposte. In un contesto sociale in cui siamo bombardati da immagini o siamo ossessionati dal guadagno e dal fatto di dover essere a tutti i costi prestanti, un’arte che auspica una relazione riflette la crisi sociale attuale proponendo delle alternative.
L’arte comunitaria coincide con l’arte sfrangiata? Forse, a volte, in determinate condizioni. L’arte comunitaria coincide con la forma aperta? Forse, a volte, in determinate condizioni.
3 febbraio 2022. La forma aperta è una frattura, un’intercapedine, un interstizio. Apre ad altre, nuove forme. Apre verso un altro mondo e un altro modo (dell’arte). Cioè una differente percezione, descrizione/definizione, interpretazione del mondo-modo dell’arte.
L’arte sfrangiata apre una porta, una finestra, un passaggio verso la Realtà, la Realtà come essa è, riflessa nello specchio della mente senza filtri né infingimenti.

Antonin Artaud, Autoritratto, dicembre 1948
Antonin Artaud, Autoritratto, dicembre 1948

LE CARATTERISTICHE DELL’ARTE SFRANGIATA

14 febbraio 2022. L’arte sfrangiata ti sembra, è la risposta proprio perché e in quanto non risponde a nulla, non corrisponde a nulla…
Né oggetto né soggetto, né schermo né proiettile, il soggettile può diventare tutto ciò, stabilizzarsi in una forma o muoversi in un’altra. (…) Tra i due verbi, l’intransitività dell’essere gettato e la transitività del gettare, la differenza appare dunque tanto decisiva quanto passeggera, vale a dire transitoria” (Jacques Derrida, Antonin Artaud. Forsennare il soggettile, Abscondita, Milano 2014, p. 29).
È il riflesso della mente aperta, completamente e perdutamente disfatta… di una mente che insegue se stessa, e non smette mai, e si avvolge e continua a correre, a tessere fili e collegamenti sottilissimi – precari – del tutto instabili… e la signora impazzita, folle, lucida sul retro della stazione dei pullman, che urla a squarciagola contro e verso i poliziotti indifferenti, e lancia coperte e tavole di legno oltre la balaustra di ferro, lancia le sue sopravvivenze, il dolore e la disperazione la mancanza di controllo la perdita del controllo il rifiuto del controllo di quell’urlo, la bellezza atroce e indifesa di quell’urlo, di quella ribellione senza esito possibile, insensata, fuori dal senso, e totalmente fuori luogo (ovvio) contro una società che si è arrogata il diritto di regolare e normare tutto, ogni posizione ogni passo ogni ora ogni scelta… alla fine l’arte e l’opera d’arte non dovrebbero essere questo, questa mancanza perdita rifiuto del controllo, questa bellezza atroce, questa intelligenza crudele e disperata e fuori dal senso?…
Almeno, queste sono le caratteristiche di un’arte sfrangiata, il tentativo di sfuggire, di fuoriuscire, e la frustrazione perenne, già compresa, di questo tentativo.

ARTE SFRANGIATA E AUTENTICITÀ

(L’autenticità viene ridicolizzata – si dice che non esiste, che non si trova, che non si può trovare, che cercarla è affare di dilettanti e provinciali non aggiornati e creduloni – e invece esiste, esiste eccome, e trovarla e difenderla è il compito – l’unico compito – della critica.)
Alla fine, è questo che io non tollero: la fiducia incrollabile, untuosa nell’ordine, nel controllo, nel linguaggio che decide.
L’arte sfrangiata non regola, non norma, non ordina.
L’arte sfrangiata è sotterranea.
L’arte sfrangiata è instabile e reversibile.

Christian Caliandro

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AutoreAntonin Artaud
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Christian Caliandro
Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83” (Mondadori Electa 2008), “Italia Reloaded. Ripartire con la cultura” (Il Mulino 2011, con Pier Luigi Sacco) e “Italia Revolution. Rinascere con la cultura” (Bompiani 2013). Cura su “Artribune” le rubriche inpratica e cinema; collabora inoltre regolarmente con “La Gazzetta del Mezzogiorno”, “minimaetmoralia”, “che-Fare”. Ha curato mostre personali e collettive, tra cui: “The Idea of Realism // L’idea del realismo” (2013, con Carl D’Alvia), “Concrete Ghost // Fantasma concreto” (2014), entrambe parte del progetto “Cinque Mostre” presso l’American Academy in Rome; “Amalassunta Collaudi. Dieci artisti e Licini” presso la Galleria d’Arte Contemporanea “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno (2014); “Sironi-Burri: un dialogo italiano (1940-1958)” presso lo spazio CUBO (Centro Unipol Bologna, 2015); “RIFTS_Abate, Angelini, Veres” (Artcore, Bari 2015); “Opera Viva Barriera di Milano” (Torino 2016); “La prima notte di quiete” (i7-ArtVerona, 2016).