Una riflessione su Cézanne: il pittore che ha ebbe il coraggio di rappresentare la realtà 

A conclusione della mostra con cui la Fondazione Beyeler di Basilea ha omaggiato Cézanne a 120 anni dalla scomparsa, emerge come tra i suoi tanti meriti ci sia quello di aver avuto il coraggio di affrontare il presente senza eluderlo proiettandosi nel futuro o rifugiandosi nel passato

“Come un cane Cézanne restava seduto là davanti e semplicemente guardava”.
Rainer Maria Rilke

Si è chiusa la mostra Cezanne alla Fondazione Beyeler, che ha riunito circa 80 opere, 58 dipinti a olio e 21 acquerelli, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private di Svizzera, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Danimarca e Stati Uniti. “Le père de nous tous”, così Pablo Picasso definiva Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 1839 – 1906), non è solo un omaggio, ma una chiave di lettura. In Cézanne si condensa una tensione che attraversa tutta la modernità artistica, il tentativo ostinato di restituire il reale nella sua evidenza, senza scorciatoie simboliche né fughe temporali. Ma, alla luce delle riflessioni raccolte attorno alla mostra della Fondazione Beyeler, appare oggi ancora più chiaro che la sua pittura non “rappresenta” semplicemente il mondo ma tenta di coglierne la nascita stessa.

La rappresentazione del mondo nell’arte di Cézanne

Cézanne ricostruisce il mondo come un sistema di relazioni solide, quasi testarde. Non lo dissolve, non lo oltrepassa, lo rifonda. La sua pittura non è un’illusione né una visione, ma un esercizio continuo di presenza. Il “qui e ora” diventa il luogo stesso della verità pittorica. Cézanne non separa “le cose fisse che appaiono sotto il nostro sguardo e la loro maniera di apparire”, ma tenta di dipingere “la materia che si sta dando una forma, l’ordine nascente”.
Merleau-Ponty, facendo emergere il nucleo radicale della sua ricerca, ci dice che si tratta dell’artista che è capace di mostrare “la nascita stessa del paesaggio”. Non, quindi, la rappresentazione del reale, ma il momento originario in cui il reale appare alla coscienza. La pittura diventa allora fenomenologia incarnata.

La concretezza nella pittura di Cézanne

Non un pensiero astratto sul mondo, ma il tentativo di restituire quell’esperienza pre-oggettiva in cui soggetto e oggetto non sono ancora separati, una esperienza che è “sforzo e grazia”, testardaggine e ascetismo. Devozione “al mondo visibile” e silenzio capace di ascolto. In Cézanne non c’è volontà di dominare l’oggetto, nessuna classificazione rassicurante, resta davanti alle cose come se apparissero per la prima volta. In questo senso la sua pittura è l’opposto della modernità come accelerazione: non conquista, ma attesa, non volontà di potenza, ma disponibilità percettiva.
Siamo lontani dall’arte italiana del Novecento, ben esemplificata dal doppio asse Futurismo–Metafisica. Le avanguardie europee, dal Cubismo al Dadaismo, dall’Espressionismo al Surrealismo, smontano, deformano o trasfigurano il reale, mettendo in scena la crisi del soggetto e della rappresentazione.

Futurismo e Metafisica, due Avanguardie accomunate dal rifiuto del presente

In Italia questa crisi assume una forma peculiare. Le due principali AvanguardieFuturismo e Pittura Metafisica – non si limitano a trasformare il reale, ne sospendono la centralità temporale. Entrambe condividono una difficoltà strutturale ad abitare il presente. A prima vista Futurismo e Metafisica sembrano opposti. Il primo esalta la velocità, la macchina, l’avvenire; il secondo si immerge in un tempo immobile, fatto di enigmi, di piazze vuote, di memorie classiche. Ma questa opposizione è solo superficiale. In entrambi i casi il presente viene svuotato, per i futuristi è un trampolino verso il futuro, per i metafisici una soglia verso un’origine perduta. Non è mai il luogo pieno del senso. Ecco perché la mostra di Basilea è particolarmente significativa per la cultura nostrana; dal cuore dell’Europa viene la lezione della possibilità di non rifuggire il confronto con il presente. Cézanne rimane, e questa permanenza è la sua rivoluzione. Egli non cerca il mito dell’avvenire né il rifugio dell’origine. Non fugge dal presente, ma vi si espone radicalmente. La sua ricerca consiste nel tentativo quasi impossibile di cogliere il mondo mentre prende forma. Per questo i suoi contorni sfumano, gli oggetti si incurvano, la prospettiva si incrina: non perché il reale venga negato, ma perché viene restituito nella sua densità vissuta. Il tavolo non è l’oggetto geometrico della prospettiva classica, ma qualcosa che emerge dentro una trama di colori, odori, luce, memoria corporea.

L’attualità del messaggio di Cézanne nell’invitarci ad abitare il presente

Viviamo infatti dentro una civiltà che fatica sempre più ad abitare il presente. La tecnologia digitale, l’accelerazione permanente, la proiezione algoritmica verso il futuro e insieme la nostalgia continua del passato producono una temporalità instabile. Anche oggi il presente sembra insufficiente, deve essere continuamente anticipato, simulato, archiviato o superato. Da questo punto di vista Futurismo e Metafisica appaiono sorprendentemente contemporanei, entrambi sintomi di una incapacità di sostare nell’esperienza immediata.

La lezione di Cézanne, al contrario, resta radicale. Egli ci ricorda che il mondo non è soltanto una costruzione teorica o una proiezione tecnologica, ma qualcosa che accade davanti a noi prima ancora di essere interpretato. “Il paesaggio si pensa in me e io ne sono la coscienza”. In questa frase si condensa tutta la distanza tra Cézanne e le Avanguardie della fuga temporale, da una parte il desiderio di attraversare il reale, dall’altra la necessità di sostituirlo. Forse è proprio qui che si gioca la distanza decisiva tra due modi di pensare il tempo: uno che lo elude, e uno che lo affronta.
Cézanne, fermo nella sua ricerca, continua ancora oggi a indicarci la possibilità di fare i conti con il reale, soprattutto quando come oggi si presenta angosciante e la fuga nel fantasy appare come la cifra artistica dominante.

Domenico Ioppolo

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Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo

Domenico Ioppolo è Amministratore Delegato di Campus e direttore del Milano Marketing Festival. È stato Managing Director Emea di Nielsen Media, Ad di WMC, Initiave Media e Classpi. Ha insegnato in Università italiane e straniere, pubblicando diversi contributi su media e marketing,…

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