10 grandi mostre che chiudono in Italia a causa dell’ultimo dpcm

Il sistema dell’arte italiano ci ha creduto fino all’ultimo, tentando di far ripartire la stagione autunnale con progetti spesso straordinari. Ma la politica di restrizioni del governo non ha risparmiato nessun ambito della cultura. Ecco le più importanti mostre in Italia costrette a chiudere.

Un anno terribile, pieno di incertezze e minato sotto tutti i fronti da una grave crisi. Il sistema dell’arte, che ne aveva già fatto le spese durante il primo lockdown, non aveva voluto arrendersi, tentando di rialzarsi e ripartire con progetti importanti e mostre di grande caratura. Con coraggio e generosità, sfidando l’imprevedibilità di una pandemia indomabile e la carenza di un pubblico internazionale, pressoché scomparso. La doccia gelata che ha investito prima il settore del cinema e dello spettacolo ha travolto anche il mondo dell’arte con l’ultimo dpcm, obbligandolo a chiudere mostre e musei, in quanto considerati luoghi non di prima necessità, annoverati tra i possibili veicoli del contagio e tra le occasioni di assembramento. Sentenza più che mai immeritata, visto l’impegno profuso nei mesi precedenti per far rispettare ai visitatori tutte le norme anti Covid e non ritornare al punto di partenza. A proposito quindi di grandi mostre, ecco quelle che in Italia chiuderanno prima del previsto. Alcune proprio a pochi giorni dall’inaugurazione. Sempre nella speranza di poter recuperare alla ripresa delle attività.

-Giulia Ronchi

1. LA QUADRIENNALE DI ROMA

Tutte le foto in anteprima sulla Quadriennale di Roma

Era un evento attesissimo tra gli addetti ai lavori e gli appassionati di arte contemporanea. E infatti è riuscito ad aprire le sue porte il 29 ottobre 2020, per durare appena qualche giorno (qui vi avevamo mostrato le prime immagini della mostra). La Quadriennale di Roma, a cura di Sarah Cosulich e Stefano Collicelli Cagol, con il titolo FUORI è stata costruita attraverso tre anni di ricerche diffuse in tutta Italia, con la finalità di produrre una ricognizione dell’arte italiana degli ultimi decenni. Distribuita sull’intera superficie del Palazzo delle Esposizioni di Roma, la mostra ha raccolto le opere di 43 artisti di diverse generazioni, più della metà sotto i 40 anni, con una larga presenza femminile. Una rassegna di pittura, scultura, fotografia, video, disegno, installazioni, non esente da incursioni di teatro, danza, cinema, moda, architettura, musica, design. Uno sforzo curatoriale e organizzativo che si spera possa riaprire presto e venire premiato quantomeno con una lunga proroga.

2. I MARMI TORLONIA A ROMA

Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori. La Mostra a Villa Zucchi di Roma. ph Massimiliano Tonelli

Anche qui ci rassegniamo a perdere una mostra straordinaria, frutto di un progetto ambizioso nato dall’intesa tra la Fondazione Torlonia e il MIBACT: I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori, inaugurata il 14 ottobre negli ambienti di Villa Caffarelli, questi ultimi riaperti al pubblico dopo oltre cinquant’anni e diventati una nuova sede dei Musei Capitolini. La mostra, curata da Salvatore Settis assieme a Carlo Gasparri, raccoglieva 92 opere greco-romane selezionate dalla più prestigiosa collezione privata di sculture antiche al mondo, la Collezione Torlonia, allestite su progetto di David Chipperfield Architects Milano. In occasione della vernice, lo stesso Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini aveva annunciato la prossima apertura di un Museo Torlonia, con tutta probabilità nella sede di Palazzo Rivaldi (e speriamo che la crisi dovuta alla pandemia non ne ostacoli i lavori). Anche in questo caso avevamo pubblicato in anteprima le immagini dell’esposizione e parlato in modo più approfondito della mostra qui.

3. IL MITO DI RAFFAELLO A PALAZZO CARPEGNA DI ROMA

Pietro da Cortona, Trionfo di Galatea, 1624 c. olio su tela Roma, Accademia Nazionale di San Luca

Nell’anno delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte de “L’Urbinate”, l’Accademia di San Luca di Roma aveva reso omaggio a Raffaello Sanzio (1453 – 1520) con 55 opere divise in cinque sezioni all’interno di Palazzo Carpegna. Raffaello, l’Accademia di San Luca e il mito dell’Urbinate, che era in programma fino al 30 gennaio 2021, ruotava attorno al modo in cui un’istituzione come l’Accademia ha contribuito a costruire, custodire e diffondere il mito del grande maestro del rinascimento tra Cinquecento e Novecento. Alcuni esempi? Un’opera di Gustave Moreau in prestito Parigi, le incisioni delle Stanze Vaticane di Giovanni Volpato, la celebre copia della Galatea realizzata da Pietro da Cortona.

4. RAFFAELLO TRA MILANO E BRESCIA

Raffaello, I Custodi del Mito, Brescia

Non da meno erano le celebrazioni organizzate in Lombardia per Raffaello. Vi avevamo parlato di una doppia mostra al Museo di Santa Giulia di Brescia e al Castello Sforzesco di Milano, oltre che a numerosi eventi diffusi su tutta la regione. La prima, Raffaello. L’invenzione del divino pittore, ha aperto all’inizio di ottobre, dedicata alla produzione di incisioni, stampe d’après Raffaello e tutto ciò che aveva contribuito ad alimentare il mito della figura “divina”, che ha attraversato i secoli. L’apertura della mostra milanese, Giuseppe Bossi e Raffaello al Castello Sforzesco di Milano, era in programma invece per il 27 novembre. Resta a questo punto da chiedersi se potrà mai vedere la luce.

5. TIEPOLO ALLE GALLERIE D’ITALIA A MILANO

Giambattista Tiepolo, Trionfo delle arti e delle scienze, 1731 ca., olio su tela, 55,5×72 cm. Lisbona, Museu Nacional de Arte Antiga ©MNAA DGPC ADF, Luísa Oliveira

Anche in questo caso c’è stata un’enorme prova di coraggio – rimasta inappagata – da parte delle Gallerie d’Italia, che il 30 ottobre avevano organizzato un’apertura molto discreta per una super mostra. Tiepolo. Venezia, Milano, l’Europa è stata organizzata nei magnifici spazi museali della collezione Intesa San paolo in Piazza della Scala a Milano, in occasione dei duecentocinquant’anni dalla morte del maestro veneziano. La mostra ripercorreva la sua vicenda artistica e le committenze principali nelle città che lo hanno visto protagonista: Venezia, Milano, Dresda e Madrid. Era la prima grande mostra milanese dedicata a Tiepolo, nata sotto una cattivissima stella.

6. PIRANESI A BRERA A MILANO

Giovan Battista Piranesi Lettere Giustificazione

Il 2020 segna anche la ricorrenza dei 300 anni dalla nascita di Giovan Battista Piranesi, considerato il più grande incisore della storia dell’arte italiana. Per l’occasione, la Biblioteca Braidense di Milano aveva celebrato questa figura della storia dell’arte italiana nella mostra Piranesi a Milanouna rassegna che raccontava il legame con il capoluogo lombardo. In mostra c’erano 97 opere tra cataloghi, disegni, incisioni, libri, quadri, oltre a 66 fotografie di documentazione e due video provenienti da musei, archivi storici e istituzioni milanesi. Nonostante l’ultimo dpcm non abbia chiuso le biblioteche (la mostra è ospitata nella Sala Maria Teresa della biblioteca di Brera) è improbabile che il pubblico avrà ancora l’opportunità di visitarla.

7. ENZO MARI ALLA TRIENNALE DI MILANO

Enzo Mari

Il 19 ottobre di questo 2020 pieno di addii e coincidenze tragiche, abbiamo perso uno dei più grandi designer italiani, Enzo Mari, (peraltro il giorno prima di Lea Vergine, grande curatrice e critica d’arte sua compagna di vita). In quegli stessi giorni, la Triennale di Milano aveva dedicato a Mari una grande mostra, dal titolo Enzo Mari curated by Hans Ulrich Obrist with Francesca Giacomelli. Oltre 60 anni di attività documentati in un percorso che includeva le tematiche centrali nella sua pratica e nella sua poetica, oltre a una serie di importanti contributi di artisti e progettisti internazionali, come Adelita Husni-Bey, Tacita Dean, Dominique Gonzalez-Foerster, Mimmo Jodice, Dozie Kanu, Adrian Paci, Barbara Stauffacher Solomon, Rirkrit Tiravanija, Danh Vō e Nanda Vigo.

8. CHAGALL A PALAZZO ROVERELLA DI ROVIGO

Marc Chagall, Resurrezione in riva al fiume, 1947, particolare. Parigi, collezione privata

Oltre cento opere selezionate dalla curatrice Claudia Zevi, con prestiti d’eccezione provenienti dagli stessi eredi dell’artista, da storiche collezioni private e da grandi eccellenze museali, come la Galleria Tret’jakov di Mosca, il Museo di Stato Russo di S. Pietroburgo, il Pompidou di Parigi, la Thyssen Bornemisza di Madrid e il Kunstmuseum di Zurigo. Questa era la mostra di Marc Chagall – Anche la mia Russia mi ameràallestita a Palazzo Roverella di Rovigo, che indagava lo stile pittorico di Chagall prima e dopo l’esilio, dal realismo degli inizi alla trasfigurazione della sua Russia.

9. VAN GOGH A DI PADOVA

Vincent van Gogh: Il seminatore, 1888, olio su tela, cm 64,2 x 80,3. Collection Kröller-Müller Museum Otterlo, the Netherlands © 2019 Collection Kröller-Müller Museum, Otterlo, the Netherlands; Photography Rik Klein Gotink, Harderwijk

Poteva avere ancora un po’ di visibilità Van Gogh. I colori della vitain programma fino all’11 novembre 2020 e organizzata al Centro San Gaetano di Padova da Marco Goldin, uno dei maggiori esperti internazionali del pittore olandese. La mostra includeva 125 opere, di cui 78 del solo Vincent van Gogh e le altre di artisti che hanno intrecciato il proprio percorso con il suo in disparate occasioni, come Delacroix, Courbet, Millet, Hiroshige, Kunisada, Seurat, Pissarro, Signac, Guillaumin, Bernard e Gauguin. Con piglio un po’ profetico, Marco Goldin aveva programmato per la sera del il 30 ottobre un recital all’interno della mostra assieme al compositore Remo Anzovino: lo spettacolo, tenutosi a porte chiuse, è stato unicamente trasmesso in diretta Facebook.

10. MONET A PALAZZO ALBERGATI DI BOLOGNA

Claude Monet, Ninfee, 1916 1919 circa © Musée Marmottan Monet, Paris Bridgeman Images

Uno stop anche per la mostra bolognese di Palazzo Albergati Monet e gli Impressionisti. Capolavori dal Musée Marmottan Monet, Parigi, con opere di Monet, Manet, Renoir, Degas, Corot, Sisley, Caillebotte, Morisot, Boudin, Pissarro Signac. Un’esposizione sicuramente meno sfortunata delle altre: aperta il 29 agosto, ha avuto due mesi pieni per accogliere il pubblico. Tuttavia, era stata programmata fino al 14 febbraio 2021. Chissà se ci sarà margine di riapertura.

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.