Biennale di Venezia 2019, la Nuova Zelanda presenta il progetto “Post Hoc” di Dane Mitchell

Il Padiglione Neozelandese, con l’artista Dane Mitchell, proporrà un archivio di cose, parole, fenomeni, entità, civiltà e città scomparse, udibile per tutta Venezia. Ecco di cosa si tratta…

Dane Mitchell, Post Hoc 2019, Digital Working Drawing © The artist
Dane Mitchell, Post Hoc 2019, Digital Working Drawing © The artist

Si intitola Post Hoc il progetto espositivo che l’artista Dane Mitchell presenterà all’interno del Padiglione della Nuova Zelanda alla 58. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia, in programma dall’11 maggio al 24 novembre 2019. Negli ambienti di Palazzina Canonica, dove sarà allestito il Padiglione Neozelandese, e in sei siti sparsi per tutta Venezia, Mitchell proporrà una mostra diffusa dedicata ai fenomeni, alle parole, alle specie, alle città e alle civiltà scomparse. Tra gli artisti più rappresentativi del suo Paese, Mitchell è presente in numerose collezioni museali in Nuova Zelanda. L’artista inoltre dal 2008 ha tenuto 29 mostre personali e partecipato a più di 50 collettive, e ha presentato mostre in Germania, Brasile, Paesi Bassi, Svizzera, Hong Kong, Australia e Stati Uniti, oltre ad aver partecipato alla Biennale di Sydney nel 2016, alla Biennale di Liverpool nel 2012 e alla Busan Biennale nel 2010.

IL PROGETTO DI DANE MITCHELL PER IL PADIGLIONE NUOVA ZELANDA

Con Post Hoc Dane Mitchell porterà a Venezia un archivio diffuso, che trasmetterà attraverso particolari “torri audio” a forma di alberi disseminate per tutta la città. L’archivio di Post Hoc è formato da parole scordate, città e nazioni fantasma, specie animali estinte, milioni di cose dimenticate che, nel lavoro dell’artista, si trasformano in materiali “udibili”. Per tutta la durata della Biennale, a Venezia sarà possibile udire ogni giorno, grazie alle speciali torri di Post Hoc, oltre 10mila nomi di cose ed entità scomparse, raggruppate per liste. A Palazzina Canonica, dove come già detto è ospitato il Padiglione della Nuova Zelanda, sarà allestita una stanza senza eco da cui verrà generata la trasmissione audio a tutta la città. Inoltre all’interno della Biblioteca della Palazzina sarà possibile consultare le liste complete delle cose dimenticate.

GLI ALTRI PADIGLIONI NAZIONALI ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2019

Il quadro delle partecipazioni nazionali alla prossima Biennale di Venezia si può considerare ormai quasi delineato, e addirittura abbiamo assistito anche alla defezione del Kazakistan, che ha deciso di annullare la propria partecipazione a causa di tagli di budget (ne abbiamo parlato qui). Negli ultimi giorni vi abbiamo inoltre parlato della mostra che il curatore Milovan Farronato ha ideato per il Padiglione Italiano, con gli artisti Liliana Moro, Chiara Fumai ed Enrico David. Giusto per fare una veloce panoramica, di recente vi abbiamo svelato le prime anticipazioni su  Anna K.E. e Shu Lea Cheang, artiste che rappresenteranno, rispettivamente, Georgia e Taiwan; su Carsten Nicolai, che insieme all’artista mongolo E. Jantsankhorol, animerà il Padiglione della Mongolia; sulle caverne psichedeliche che Hrafnhildur Arnardóttir/Shoplifter porterà all’interno del Padiglione dell’Islanda; sul progetto che Bárbara Wagner e Benjamin de Burca porteranno in Laguna in rappresentanza del Brasile. E poi vi abbiamo raccontato della cineasta e poetessa Nujoom Alghanem al Padiglione degli Emirati Arabi Uniti, di Danica Dakić e Roman Stańczak che rappresenteranno rispettivamente la Bosnia-Erzegovina e la Polonia, İnci Eviner la Turchia, Naiza Khan il Pakistan, Itziar Okariz e Sergio Prego la Spagna, Kudzanai Violet Hwami, Neville Starling, Georgina Maxim e Cosmas Shiridzinomwa lo Zimbabwe, Dineo Seshee Bopape, Mawande Ka Zenzile e Tracey Rose il Sudafrica, Leonor Antunes il Portogallo e Nandalal Bose, Atul Dodiya, GR Iranna, Rummana Hussain, Jitish Kallat, Shakuntala Kulkarni e Ashim Purkayastha l’India.

– Desirée Maida

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.