I Daft Punk si sono sciolti: 5 videoclip indimenticabili per ripercorrere il loro successo

Dopo 28 anni di attività, i Daft Punk annunciano il proprio scioglimento attraverso un video di addio sul loro canale YouTube. Per ripercorrere l’incredibile carriera del duo elettronico francese abbiamo selezionato 5 videoclip iconici entrati a pieno titolo nel nostro immaginario collettivo.

Daft Punk pop profiles
Daft Punk pop profiles

In un momento storico così particolare, dominato cioè da una tendenza accelerazionista che ci sta facendo prendere sempre più confidenza con le intelligenze artificiali, fa quasi uno strano effetto venire a conoscenza dello scioglimento di un gruppo che – riprendendo un discorso cominciato sul finire degli Anni Settanta dagli storici Kraftwerk – ha fatto della condizione dell’automa il leitmotiv di un’intera carriera musicale. E così, come un fulmine a ciel sereno, nella giornata dello scorso 22 febbraio sul canale ufficiale dei Daft Punk è stato pubblicato Epilogue: un video che sancisce esplicitamente la fine del progetto concepito quasi 30 anni fa dai dj Thomas Bangalter (Parigi, 1975) e Guy-Manuel de Homem-Christo (Parigi, 1974). Accompagnata da una versione a cappella del singolo Touch (contenuto nel loro ultimo album, Random Access Memory, del 2013) scorre una sequenza alquanto loquace tratta da Electroma, il film/statement dei Daft Punk che lo stesso Bangalter ha diretto nel 2006. Il loro inconfondibile immaginario tanto futuristico quanto malinconico, costruito nel corso del tempo grazie anche a fitte collaborazioni con artisti e cineasti di culto, ha contribuito a renderli delle vere e proprie icone della cultura pop contemporanea. Senza dimenticare il prezioso zampino di Thomas Bangalter all’interno delle colonne sonore di tre film del regista franco argentino Gaspar Noé (quali Irréversible, del 2002, Enter the Void, del 2009, e Climax, del 2018), la settima arte è infatti sempre stata centrale nell’intero percorso portato avanti dai due musicisti francofoni; dai loro primissimi video musicali fino alla realizzazione di colonne sonore per film quali Interstella 5555, del 2003, e TRON: Legacy, del 2010, i Daft Punk sono riusciti a evocare delle narrazioni visive ben precise fino a diventare loro stessi i soggetti principali di alcune pellicole cinematogafiche (oltre al già citato Electroma, vanno ricordati anche il lungometraggio biografico Eden, diretto da Mia Hansen-Løve nel 2014, e il documentario Daft Punk Unchained, diretto da Hervé-Martin Delpierre nel 2015). Vale la pena, a questo punto, ricostruire il successo dei Daft Punk attraverso cinque opere che hanno sia fatto la storia dei videoclip che incarnato il vero e proprio spirito della loro continua ricerca sul concetto di identità.

Valerio Veneruso

AROUND THE WORLD

Era il 1997 quando l’etichetta discografica Virgin pubblicò Homework, opera prima dei giovani dj parigini Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter che, all’epoca, avevano rispettivamente ventitre e ventidue anni. Caratterizzato da suoni tanto essenziali e ossessivi quanto fluidi e stratificati, il disco contribuì ad impreziosire quegli anni estremamente fecondi per la sperimentazione elettronica diventando una vera e propria pietra miliare che, mediante la sapiente commistione tra sonorità figlie della tekno dei rave party e groove facilmente ballabili anche in club e discoteche, ha confermato la validità di un filone musicale meglio conosciuto come french touch (sotto il quale si possono ritrovare, tra gli altri, musicisti quali Laurent Garnier, David Guetta, gli Air e i Cassius). Homework è però rimasto nella storia non solo per i brani che lo compongono ma anche per i video che lo rappresentano: dalle tristi vicende di Charles (il cane antropomorfo protagonista del video girato da Spike Jonze per il singolo Da Funk) all’incredibile storia di un piatto di spaghetti al pomodoro – raccontata in Revolution 909, di Roman Coppola – si arriva a quello che diventerà uno dei video più famosi di tutti i tempi: Around the world. Firmato nientepopodimeno che dal pluripremiato Michel Gondry, il video presenta una coreografia impressionante, portata avanti da personaggi a dir poco bizzarri quali robot, scheletri, mummie e nuotatrici in costume e cuffietta. Nonostante la staticità della scena rappresentata (che vede come protagonista una struttura fatta semplicemente di pedane e gradini), il video risulta estremamente ipnotico e misterioso, grazie sia alla certosina direzione della fotografia che alla sincronia perfetta tra i movimenti di danza e il ritmo della canzone stessa.

ONE MORE TIME

A quattro anni di distanza da Homework arriva, nel 2001, Discovery un album che si discosta particolarmente dal precedente offrendo dei brani molto più morbidi e melodici che prendono le distanze dalle casse dritte tipiche della tekno per avvicinarsi di più a generi come la disco e l’house music. Discovery rappresenta forse il primo vero passo verso un sound più commerciale che, gradualmente, porterà i Daft Punk a una deriva sfacciatamente pop. Quest’album sancisce anche un’importante collaborazione tra i due musicisti e un mostro sacro dell’animazione giapponese, ovvero, Leiji Matsumoto (papà di Capitan Harlock e Galaxy Express 999). Tutti i brani presenti in Discovery costituiranno, per l’appunto, la narrazione stessa di Interstella 5555 –The 5tory of the 5ecret 5tar 5ystem, film di animazione (diretto nel 2003 da Daisuke NishioHirotoshi RissenKazuhisa Takenōchi Leiji Matsumoto) che ha come protagonisti i componenti di una band musicale aliena in fuga dalle insidie dell’industria discografica spaziale. One More Time è il primo singolo tratto da Discovery nonché incipit della storia raccontata dal film.

TECHNOLOGIC

Human after all è il terzo lavoro discografico firmato dal duo parigino: pubblicato nel 2005 dalla Virgin, è un album che sferza verso direzioni ancora una volta abbastanza differenti dagli altri due dischi registrati in studio. L’originalità degli esordi sembra essersi esaurita ma, ciononostante, questo “nuovo” sound presenta delle sonorità sorprendenti che attingono tanto dalla frivolezza del funky quanto a un noise martellante e decisamente meno spensierato. La stessa identità visiva dei Daft Punk comincia ad acquisire dei toni sempre più nostalgici e inquietanti culminando anche in un forte interesse – dal sapore esoterico – nei confronti di un solido geometrico come la piramide (elemento che caratterizzerà anche le loro esibizioni dal vivo). L’orrorifico fantoccio animatronico, protagonista di Technologic (diretto dagli stessi De Homem-Christo e Bangalter) rappresenta a pieno questa estetica fatta di colori saturi e atmosfere vintage che riportano alla mente la particolare qualità delle immagini televisive dei primi Anni Ottanta.

STRONGER

Da un punto di vista tecnico, Stronger non appartiene ai nostri eroi bensì al rapper Kanye West (la canzone è stata infatti rilasciata nel 2007 come singolo dell’album Graduation) ma, a conti fatti, l’intera traccia si regge su di un campione estrapolato da HarderBetterFasterStronger, brano già contenuto in Discovery. Sottolineare questa inequivocabile paternità è compito degli stessi Daft Punk che, divenuti oramai degli automi a tutti gli effetti, appaiono anche all’interno del video sotto le vesti di tecnici/smanettoni non meglio identificati. Il videoclip in questione è completamente permeato da atmosfere giappo/cyberpunk risultando, di fatto, un grande omaggio al capolavoro distopico di Katsuhiro Otomo, Akira. L’interesse da parte di Kanye West verso il Sol Levante contraddistingue l’intero disco la cui copertina è stata disegnata dal celebre Takashi Murakami, autore anche del video realizzato per l’altro singolo, Good Morning.

LOSE YOURSELF TO DANCE

Uscito nel 2013, per la Columbia Records, Random Access Memories rappresenta l’ultimo lavoro discografico in studio dei Daft Punk nonché il disco che li ha consacrati definitivamente come autori pop. La presenza, all’interno dell’album, di musicisti del calibro di Pharrell Williams, del produttore e polistrumentista Nile Rodgers, del frontman degli StrokesJulian Casablancas, e di Giorgio Moroder sancisce questo passaggio irreversibile verso una dimensione mainstream che, per ovvie ragioni, crea una differenza abissale con le produzioni degli esordi. Il video di Lose yourself to dance è un invito a una danza continua e scanzonata fatta di good vibes ed abiti sbrilluccicosi, di immagini qualitativamente perfette e di un suono impeccabile: la dichiarazione visiva della fine di un’epoca.

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.