Sono trascorsi ormai trent’anni da quando Akira, il lungometraggio del geniale illustratore e regista giapponese Katsuhiro Otomo (1954), è entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo sdoganando definitivamente sia l’animazione nipponica che la sottocultura cyberpunk. Per celebrare questo anniversario, la casa di produzione e distribuzione cinematografica Nexo Digital, in collaborazione con la società specializzata in editoria del Sol Levante Dynit, porterà nelle sale cinematografiche italiane, solo per il 18 aprile, questo capolavoro distopico, accompagnato da una direzione del doppiaggio tutta nuova.

UNA PELLICOLA DI CULTO

Ambientato in un 2019 apocalittico, dove le conseguenze di un’esplosione atomica hanno dato il via alla terza guerra mondiale causando la completa distruzione di Tokyo e la successiva costruzione della megalopoli Neo-Tokyo3, il film segue le vicende di Tetsuo e del leader Kaneda, due amici appartenenti alla stessa gang di motociclisti fatalmente legati alla misteriosa e potente entità Akira, segretamente custodita dall’esercito giapponese. In seguito a un incidente durante uno scontro tra bande, Tetsuo rimarrà ferito e verrà prelevato dalle forze militari che lo sottoporranno a una serie di esperimenti, trasformandolo in una sorta di demiurgo deviato intenzionato a distruggere tutto ciò che lo circonda pur di espandere il proprio potere, ormai fuori controllo. Un duello decisivo con Kaneda, verso cui Tetsuo prova allo stesso tempo sia profonda ammirazione che invidia, ridefinirà le sorti di tutti.

LO SPETTRO DELLA GUERRA ATOMICA

Costato circa un miliardo di yen e realizzato mettendo insieme dieci compagnie di produzione cinematografica al fine di costituire l’apposita società Akira Committee, Akira è diventato un cult movie non solo per le avanguardistiche tecniche di animazione utilizzate, la particolare estetica fantascientifica e la solenne colonna sonora a cura di Shoji Yamashiro (pseudonimo del compositore e scienziato Tsutomu Ohashi), ma anche e soprattutto per gli argomenti trattati. Questa pietra miliare della cinematografia contemporanea nasce infatti dal terrore di un nuovo conflitto atomico, un fantasma che aleggia nella cultura giapponese dai tempi degli attacchi di Hiroshima e Nagasaki e che, attraverso la rappresentazione di deformazioni e mutazioni genetiche, ha influenzato numerosissimi autori e artisti tra cui Shinya Tsukamoto (regista del celebre Tetsuo: the iron man del 1989), Takashi Murakami e il mangaka Shintaro Kago.

– Valerio Veneruso

 

www.nexodigital.it/akira-30-anniversario

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM – Per tutti e per nessuno (Metodo Milano, Milano, a cura di Maurizio Bongiovanni, 2020) e le collettive, Existance Resistence (mostra virtuale su Instagram a cura di Giovanna Maroccolo e Patrick Lopez Jaimes, 2022), The Struggle is Real (Green Cube Gallery e Fondazione Spara, a cura di Clusterduck, 2021), Rifting (a cura di Federico Poni e Federica Mirabella per la quinta edizione di The Wrong Biennale, 2021), ISIT.exhi#001 (Spazio In Situ, Roma, a cura di ISIT Magazine, 2021), e Art Layers (progetto espositivo su Instagram curato da Valentina Tanni per il decennale di Artribune). Tra le principali esperienze curatoriali: lo screening video Melting Bo(un)d(ar)ies (Cappella di Santa Maria dei Carcerati, Palazzo Re Enzo, Bologna, 2022), il progetto di newsletter mensile IMMAGINARIA – Un altro mondo (per l’arte è possibile (commissionato dall’Associazione culturale di arte contemporanea TRA – Treviso Ricerca Arte, 2020/2021), le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019), e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018) e il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Ha collaborato con diverse realtà editoriali come Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.