Qui non si parla di politica. Le parole di Ed Sheeran sono lo specchio della relazione complessa tra arte e realtà 

Il cantautore britannico si è dovuto scusare pubblicamente dopo aver escluso dal proprio concerto il rapper Macklemore per le proprie posizioni su Gaza. Ma quello che apparentemente è solo un episodio (che ha comunque generato un caso che ha scosso le coscienze) rivela in realtà molto di più sulla relazione tra arte e politica

Mentre in Europa avanza a grandi passi la minaccia dei neonazisti (i neonazisti!), alimentata anche, va detto, da politiche miopi e irresponsabili a livello nazionale e continentale; mentre un giorno sì e l’altro pure qualche funzionario delle mega-aziende AI spiattella ai media globali che entro qualche anno la suddetta intelligenza artificiale si dedicherà molto probabilmente a far fuori l’umanità intera, principalmente perché le suddette mega-aziende dedicano consapevolmente pochissima attenzione e risorse al controllo e alla sicurezza di intelligenze aliene che secondo dopo secondo apprendono tutto ciò che c’è da apprendere; mentre accade tutto questo e molto altro (al punto che ormai la gran parte delle persone, e non solo gli appassionati di fantascienza, ha sviluppato la netta sensazione di vivere in una distopia realizzata di qualche tipo), il cantautore Ed Sheeran si è dovuto scusare pubblicamente.

Il caso Ed Sheeran e Gaza

I fatti, ampiamente noti dato che hanno rimbalzato per settimane su piattaforme e giornali, sono utili principalmente per ciò che ci dicono riguardo ai rapporti correnti tra arte/cultura e politica/potere. In sintesi: durante due concerti del cantante britannico, il rapper Macklemore nello spazio a lui dedicato inserisce un accorato discorso pro-Palestina; Robert Kraft, miliardario pro-Israele proprietario di stadi importanti in cui Sheeran avrebbe dovuto esibirsi, gli dice chiaramente che o esclude Macklemore o si può scordare il tour, avendo egli convinto nel frattempo altri ricconi proprietari amici suoi a portare avanti questa opera di ‘persuasione’; Sheeran (il quale, va detto, non ha mai particolarmente brillato per la propria coscienza politica…) prova a smarcarsi dicendo e scrivendo sostanzialmente ‘non è colpa mia, non lo sto escludendo io ma il promoter dei concerti’ (“La decisione di escludere Macklemore dal tour è stata presa dal promoter, non da me. Il contratto di Macklemore per il tour era con il promoter, non con me”); come risposta e diretta conseguenza, gli artisti di apertura e la band di supporto (Finneas, Lukas Graham, Aaron Rowe, Beoga) abbandonano il tour, lasciando con il cerino in mano Sheeran che a questo punto viene costantemente impallinato sui social del pianeta e gratificato con un bel ‘prick’ dall’implacabile Roger Waters.

Arte, musica, cultura e politica

Premesso che se tutto ciò non fosse tragico sarebbe decisamente comico, vale la pena analizzare un pochino più a fondo certe dichiarazioni, in particolare la giustificazione del cantautore. Vediamo. Intanto, la motivazione economica, per cui la soddisfazione del cliente e la salvaguardia dei posti di lavoro vengono prima di ogni altra considerazione, anche di ordine etico e morale: “non potevo deludere i fan che avevano fatto dei programmi, né avrei abbandonato chi lavora al tour e gli altri artisti e musicisti di supporto che dipendono da me per lavorare e guadagnarsi da vivere”.

Ma la motivazione più speciosa è questa qui, perché la ritroviamo – specialmente negli ultimi anni – variamente declinata anche nel mondo dell’arte, molto meno sotto i riflettori: “ho sempre usato la mia posizione e la mia musica per unire persone di ogni provenienza e cultura e questo non cambierà mai. Chiunque sia stato a uno dei miei concerti sa che sono uno spazio di unità, gioia, evasione, amore, un luogo in cui tutti devono sentirsi i benvenuti. Non sono complice. Ho le mie opinioni su questo conflitto devastante. Il fatto che scelga di non esprimermi pubblicamente non significa che non ne abbia, e non significa che non mi importi. E non significa nemmeno che non sostenga delle cause a modo mio, nel privato”.

Il silenzio è complicità?

E qui intanto spicca una sovrapposizione di livelli veramente notevole; notare poi quel ‘non sono complice’ buttato lì (quando è evidente che silenzio, pavidità e connivenza sono la quintessenza, in un caso del genere, della complicità); ma, soprattutto, l’argomento-principe è quello del ruolo dell’arte come ‘spazio di evasione’, ‘in cui tutti devono sentirsi i benvenuti’: dunque, da questo luogo vanno espunti ed esclusi tutti i messaggi e i contenuti che non fanno sentire tutti ugualmente i benvenuti, le idee scomode o problematiche, la critica: tutto ciò che, fondamentalmente, non è innocuo e inutile, non è ammesso. E il motivo è questo: “il mio pubblico comprende giovani e spesso bambini, di ogni provenienza. Chi viene ai miei concerti non si aspetta di trovarsi di fronte a una discussione politica. Rispetto la determinazione di Macklemore nel prendere posizione e gridare ciò in cui crede. Ma per arrivare allo stesso obiettivo, la pace, ci sono approcci diversi. Io scelgo di usare la mia notorietà e la mia piattaforma per creare uno spazio sicuro e accogliente, per mantenere aperti il dialogo e la diplomazia, non per chiuderli. Se ci concentriamo soltanto su chi urla più forte, nulla cambierà mai. Ci sono vari modi di battersi per il cambiamento”.

È lecito escludere la politica dal discorso culturale?

Quindi: i giovani e i giovanissimi, dotati come si sa di menti troppo fragili, non vanno esposti alla “discussione politica” (un po’ come avveniva nelle osterie e nelle cantine durante il Ventennio fascista: QUI NON SI PARLA DI POLITICA), perché evidentemente la “discussione politica” è troppo complessa e difficile e traumatica, e invece durante il concerto (o la mostra, o la lettura, o la visione del film, se è per questo) bisogna divertirsi e distrarsi e non pensare a niente. Ed Sheeran, invece di essere condannato, andrebbe ringraziato per questa sintesi perfetta e luminosa, perché in poche frasi è riuscito a spiegare in modo chiarissimo come la maggioranza degli autori considera la propria posizione creativa nella situazione attuale – e anche come amerebbe che fossero prese all’esterno, senza troppe scocciature.

Christian Caliandro

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Christian Caliandro

Christian Caliandro

Christian Caliandro (1979), storico dell’arte contemporanea, studioso di storia culturale ed esperto di politiche culturali, insegna storia dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. Ha pubblicato “La…

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