In occasione dell’uscita del volume “Failed It!”, per i tipi di Phaidon, abbiamo intervistato il suo autore, Erik Kessels. Collezionista di fotografie, curatore e co-fondatore dell’agenzia di comunicazione internazionale KesselsKramer, ha scelto di puntare lo sguardo su un tema delicato come quello dell’errore.

Perché hai deciso, in questo particolare momento storico, di fare un libro sugli errori, attraverso le immagini, ritrovando il concetto di errore nei lavori di alcuni artisti, più o meno noti, ma anche negli scatti che lei colleziona e in quelli dei fotoamatori?
Il dibattito sulla perfezione e il suo contrario, l’imperfezione, è oggi più che mai vivo. Viviamo in un tempo in cui il lavoro creativo si serve di strumenti sempre più perfezionati. I nostri computer, le nostre fotocamere, le nostre stampanti 3D e altre applicazioni non sono più soggetti a errori. La perfezione non è un buon punto di partenza per tutti gli ambiti creativi. A volte durante i processi creativi è meglio utilizzare l’errore ed eventualmente rintracciare una nuova idea del suo significato.

Il tuo è un elogio nei confronti della non perfezione.
Nella nostra quotidianità cerchiamo la perfezione in tutto quello che ci circonda. Questa ricerca e l’impatto dei social media ci dà un senso di omologazione. I profili Facebook delle teenager sono tutti uguali. Chi non vuole essere riconosciuto si fotografa di fronte a uno specchio con il flash. Tutti si copiano. Non esiste un senso critico. Tutte queste immagini, simili tra loro, tendono alla perfezione, così come nei profili Instagram. Penso che la perfezione non possa essere un punto di partenza, ma piuttosto un punto di arrivo. Si può utilizzare in tal senso la metafora del giardinetto di fronte a casa, pulito, perfetto perché si mostra agli altri. Dietro di esso c’è un incredibile disordine. Ma è in quel caos che ci sentiamo liberi di andare in giro sbracati ed è lì che si crea, anche facendo errori. Così iniziamo a guardare le cose in modo differente e abbiamo nuove idee. Oggi molte persone non vanno più nel retro del loro giardino perché attraverso la tecnologia possono fare tutto davanti alla casa.

Erik Kessels, Che sbaglio! (Phaidon 2017). Copertina
Erik Kessels, Che sbaglio! (Phaidon 2017). Copertina

Nella società dello spettacolo si vive di apparenze. Hai preso in esame la ricerca di Joachim Schmidt, Gli scarti altrui saranno il vostro capolavoro. Il tema del rifiuto è quanto mai legato alla nostra contemporaneità.
Per molti anni mi sono interessato agli scarti delle persone, collezionando le loro immagini e riappropriandomene. Nel nostro momento storico molte foto sono già state fatte, ma forse non tutte le storie che sono dietro a queste immagini sono già state raccontate. Joachim Schmidt è una persona con cui dialogo, con lui condivido la fascinazione nei confronti della “vernacular photography” , che ha per soggetto la vita quotidiana.

Leggendo e guardando il tuo libro ho riscontrato molta ironia: “Se un paesaggio è perfetto, rovinatelo”. Così gli insetti o gli uccelli di Kurt Caviezel: riprese di telecamere nel momento dell’imperfezione, dell’introduzione dell’elemento di fastidio.
L’esempio del lavoro di Kurt Caviezel, che ho utilizzato nel mio libro, è uno dei miei favoriti. In un tempo in cui si pensa che tutto possa essere controllato dalla tecnologia, talvolta ci troviamo di fronte al fenomeno opposto. Alcune volte è proprio l’occhio dell’artista a metterlo in rilievo. Caviezel colleziona gli screen shot delle web cam, è colpito dai disturbi che si creano di fronte alla lente dello strumento, per esempio la presenza della coda di un uccello poggiata sulla webcam. È un’osservazione poetica sul tempo.

Erik Kessels, Che sbaglio! (Phaidon 2017)
Erik Kessels, Che sbaglio! (Phaidon 2017)

L’errore significa anche andare contro la logica dell’audience?
Gli errori sono sempre visti come qualcosa di negativo, da evitare. La società ci impone di non fare errori per essere vincenti, per ottenere successo. Così che si deve essere coraggiosi per fare errori e per imparare che è positivo non essere sicuri nei processi creativi.

Possiamo considerare il suo libro una sorta di manuale per vivere meglio? In fondo dall’errore si impara.
Il libro non va bene per tutti (forse un autista di taxi non dovrebbero fare così tanti errori) e non significa che in questo modo si possa migliorare la propria vita. Il libro è importante per persone che lavorano con la creatività e che hanno un blocco nei confronti della perfezione. Questo libro vuole essere una guida per imparare ad abbracciare gli errori e attraverso di essi creare qualcosa di nuovo.

Angela Madesani

Erik Kessels ‒ Che sbaglio!
Phaidon, Londra 2017
Pagg. 168, € 9, 95
ISBN 9780714875040
http://it.phaidon.com

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Angela Madesani
Storica dell’arte e curatrice indipendente, è autrice, fra le altre cose, del volume “Le icone fluttuanti. Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia”, di “Storia della fotografia” per i tipi di Bruno Mondadori e di “Le intelligenze dell’arte” (Nomos edizioni). Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere. È autrice di numerosi volumi di prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Elisabeth Scherffig, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Ha recentemente curato un volume sugli scritti d’arte di Giuseppe Ungaretti. Insegna all’Accademia di Brera e all’Istituto Europeo del Design di Milano.