Correva l’anno 2018 quando gli artisti Sergio Scalet e Nadia Squarci si facevano strada nel mondo della Crypto Art e degli NFT, ben prima che questi fenomeni esplodessero. Ci siamo fatti raccontare la loro esperienza

Hackatao, duo composto da Sergio Scalet (Transacqua, 1973) e Nadia Squarci (Udine, 1977), partecipa al mondo della Crypto Art e degli NFT dal 2018, ben prima del recente boom di questa tecnologia. È stato di recente annunciato il suo videogioco Hack the Tao, collaborazione con la piattaforma The Sandbox di Animoca Brands, un metaverso regolamentato proprio tramite NFT, cioè tramite registrazione della proprietà di ogni cosa che esiste nel suo mondo virtuale (i suoi lotti di terra, la sua valuta, i suoi oggetti) su uno di quei registri digitali condivisi detti blockchain.
Per saperne di più, ne abbiamo parlato su Google Meet con Sergio Scalet e Serena Tabacchi, head of publishing per Sandbox in Italia.

Intanto, cos’è Sandbox?
Serena Tabacchi: The Sandbox dà ad artisti e creativi la possibilità di creare esperienze di gioco, oggetti e panorami multimediali in questo metaverso realizzato in voxel, a cubetti come Minecraft, senza necessità di usare codice. Lo fa usando due sistemi: il VoxEdit, che permette di creare oggetti virtuali che diventano poi NFT, e il Game Maker, che permette di creare gli spazi che poi raccolgono questi oggetti. Gli oggetti possono essere messi sul marketplace e venduti nel mercato primario e secondario poi su OpenSea.

Quindi ora posso acquistare come NFT, all’interno di The Sandbox, delle opere di Hackatao?
Hackatao: Sì. Sono collezionabili ma anche giocabili. Diventano dei tool creativi: potete acquistare degli oggetti digitali creati da artisti e usarli per creare un gioco personale. Il nostro interesse per Sandbox è nato dalla nostra passione per i videogiochi: volevamo far vivere la nostra arte all’interno di un videogioco e coinvolgere la nostra comunità.

Hackatao, Hack the Tao. Cthulhu
Hackatao, Hack the Tao. Cthulhu

NFT, ARTISTI E MERCATO

Però ci sono molte piattaforme che permettono di fare cose simili. Penso che il vostro interesse specifico verso Sandbox sia dovuto all’implementazione degli NFT.
Hackatao: Sin da subito è diventato chiaro che questa tecnologia avrebbe cambiato anche il mondo dei videogiochi, oltre a quello dell’arte, perché permette di creare un’economia reale. Acquisire gli oggetti non serve solo a far progredire il personaggio del gioco: il tempo che impiego per sconfiggere un nemico e conquistare l’arma leggendaria è un lavoro che mi dà qualcosa che posso rivendere.

È il concetto di play-to-earn, giocare per guadagnare. Ma già altre piattaforme permettono il commercio di asset dei giochi, come i loro modelli 3D.
Tabacchi: Nella comunità blockchain la proprietà crea uno status. Per esempio, quando VISA ha acquistato un CryptoPunks lo ha messo come avatar del profilo di Twitter.
Hackatao: C’è anche un riconoscimento per il creatore. Se io artista creo un asset per il gioco e viene venduto, acquisisco delle royalties.

Anche questa è una cosa che esiste già: agli artisti può essere riconosciuta una percentuale sulla vendita delle opere da loro realizzate per un videogioco.
Hackatao: Non avremmo accettato una collaborazione con un gioco costruito con un sistema tradizionale di royalties. Con la blockchain c’è un sistema automatico, non devo fidarmi di chi fa i calcoli, non devo fare i controlli. La blockchain risolve il problema della fiducia e non hai bisogno di strutture centralizzate.

Hackatao, Kim Jong Un
Hackatao, Kim Jong Un

BLOCKCHAIN E ARTE DIGITALE

La blockchain ha dato all’arte digitale quello che le mancava, cioè un’economia e un mercato?
Hackatao: L’arte digitale prima doveva piegarsi alle regole dell’arte tradizionale. Ora il mercato è più veloce, più liquido, più in linea con i nostri parametri. Poi hai questa comunità bellissima, globale, con cui interagisci, crei insieme e costruisci.

Quindi le edizioni esistevano già nell’arte digitale, ma il problema è che non ci si fidava della certificazione di autenticità di quelle edizioni?
Tabacchi: Sì, perché un tempo dovevi magari fidarti di un pezzo di carta. Ora hai un certificato immutabile su blockchain.

Ci vuole ancora una certa fiducia però, perché sono un mercato e un concetto di proprietà ancora scarsamente regolamentati.
Hackatao: Noi che viviamo questo mondo dall’interno ci troviamo spaesati quando ci confrontiamo con un mondo reale che vuole farti rientrare in certe dinamiche burocratiche che la tecnologia ha già risolto. A un certo punto la blockchain inizierà a dar fastidio: agli Stati, a un certo tipo di economia… Perché è una tecnologia sovranazionale che ci fa vivere in un mondo senza confini. Mentre poi abbiamo bisogno di un pass per valicare una frontiera o andare in un ristorante. Chi è entrato in questo mondo abbraccia un po’ anche il motivo per cui è nato pure il Bitcoin: se ci fosse andata bene l’economia tradizionale non saremmo qua.

Matteo Lupetti

https://hackatao.com/
www.sandbox.game

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #63
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Matteo Lupetti
Diplomato in Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze nel 2010, gestisce il collettivo di fumettisti indipendenti Gravure e scrive di videogiochi per varie testate italiane ed estere. È diplomato in sommelerie all’interno dell’associazione FISAR ed è direttore artistico del festival di narrazioni di realtà CreteCon.