Vivienne Westwood aprirà una caffetteria a Milano ispirata al suo brand

Atmosfere tradizionali inglesi e trasgressione punk: il Vivienne Westwood Café è solo l’ultimo di una lunga serie di luoghi che decidono di unire la ristorazione a arte, cinema e moda

Vivienne Westwood Cafe, via Flickr
Vivienne Westwood Cafe, via Flickr

La notizia è ufficiale: Vivienne Westwood, l’iconica stilista che ha lanciato il punk nella moda haute couture, aprirà una caffetteria ispirata allo stile delle sue collezioni a Milano. Una decisione in linea con i recenti cambiamenti di una città sempre più europea, che dimostra impegno e apertura nei confronti delle più disparate iniziative legate alla creatività, all’arte e al design, oltre che alla moda. Lo dimostra il fitto calendario di appuntamenti del circuito Art Week e l’ingente affluenza di pubblico accorso quest’anno alla Design Week, oltre ai numerosi spazi culturali e artistici nati recentemente. Tutti questi fattori non mancano di attirare l’attenzione di investitori esteri (come l’esclusivo club di CORE: Milano, proveniente da New York), che proprio nel capoluogo lombardo scelgono di aprire nuove succursali.

Vivienne Westwood, Life Ball, 2011 via Wikimedia Commons
Vivienne Westwood, Life Ball, 2011 via Wikimedia Commons

IL VIVIENNE WESTWOOD CAFÉ

Caratterizzato da un’atmosfera tradizionale all’inglese ma con un tocco di irriverenza – in pieno stile Westwood – il locale trarrà ispirazione dalla sede, aperta quattro anni fa, a Shanghai, all’interno del K11 Art Mall, a cui è seguita qualche tempo dopo quella di Hong Kong, in corrispondenza del flagship store di Vivienne Westwood in Causeway Bay. Locali diventati presto famosi per la loro diretta connessione all’iconografia del marchio, con torte a forma di cuore, cappuccini decorati con Union Jack (la bandiera britannica) e corone regali e scatole del tè avvolte in stoffa tartan. A Milano la sede sorgerà in prossimità del Quadrilatero della Moda, dove già si trova lo storico punto vendita di Corso Venezia 25. Della data, per il momento, non ci sono informazioni ufficiali, anche se indiscrezioni suggeriscono che l’attesa non sarà poi così lunga. La contaminazione tra moda e gastronomia non è più una novità, come dimostra il Bar Luce, progettato dal regista Wes Anderson per Fondazione Prada, la pasticceria Marchesi dell’Osservatorio Prada e l’Emporio Armani Café.

Vivienne Westwood Cafe, via Wikimedia Commons
Vivienne Westwood Cafe, via Wikimedia Commons

VIVIENNE WESTWOOD, FASHION DESIGNER PUNK E ATTIVISTA

Nonostante siano passati quasi quarant’anni dai suoi esordi, il marchio Westwood continua ancora ad ispirare la moda e a riscuotere l’attenzione generale. Questo si deve soprattutto al carisma della sua creatrice, Vivienne Isabel Swire (coniugata Westwood), nata nel 1941 nel Regno Unito. Trasferitasi da giovane a Londra, ha cominciato a esporre le sue creazioni ai mercatini di Portobello Road, fino al suo primo negozio di abbigliamento Let it Rock, al 430 di King’s Road, aperto grazie all’aiuto di Malcolm McLaren, (futuro manager dei Sex Pistols e al tempo suo compagno), un punto di riferimento per tutti gli amanti del rock della città. Da lì, la Westwood inizia ad accostarsi ai nuovi movimenti underground, come il Punk inglese, di cui inserisce numerosi elementi nelle proprie collezioni. Dalla boutique alle passerelle, realizza la sua prima sfilata nel 1981 con la collezione Pirate e debutta alla settimana della moda di Parigi l’anno seguente. Negli ultimi anni, si è servita della risonanza della sua voce per denunciare le più urgenti problematiche mondiali: quelle ecologiste, come il sostegno alla campagna Save The Arctic per fermare le trivellazioni e la pesca industriale nell’Artico, e quelle umanitarie, entrando a fare parte del National Council for Civil Liberties per la difesa dei diritti umani nel Regno Unito. Grande sostenitrice dell’alimentazione vegetariana, i suoi capi sono realizzati con procedure cruelty-free. Alla sua storia è stato dedicato un documentario, uscito nelle sale lo scorso febbraio.

– Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.