Il nostro itinerario alla scoperta della scena culturale africana fa tappa in Ruanda per ascoltare le parole del direttore del Rwanda Museum of Art di Kigali

A quasi trent’anni dall’orrendo genocidio dei Tutsi che ha a lungo tenuto il Ruanda in uno stato di continue tensioni politiche, il Paese sta lavorando alacremente per ritrovare l’unità nazionale. Anche se la sfida al terrorismo occupa gran parte dell’agenda del governo, la cultura non è stata dimenticata. E il Rwanda Museum of Art di Kigali è un baluardo di arte e impegno civile. Il direttore Vivaldi Ngenzi descrive l’entusiasmo e le speranze di un intero popolo.

Vivaldi Ngenzi, direttore del Rwanda Museum of Art di Kigali. Courtesy Rwanda Museum of Art
Vivaldi Ngenzi, direttore del Rwanda Museum of Art di Kigali. Courtesy Rwanda Museum of Art

Perché è stato creato il museo e come viene finanziato?
Il Rwanda Museum of Art è stato istituito nel 2018 nell’ex Museo del Palazzo Presidenziale, che era sotto la gestione dell’ex Institute of National Museums of Rwanda, ora denominato Academy of Cultural Heritage of Rwanda. Il museo è stato creato con l’obiettivo di fornire ai nostri visitatori uno spaccato dell’originalità della creatività ruandese, dello sviluppo delle arti a partire dai secoli passati fino a oggi, senza trascurare né l’immaginario tradizionale né quello moderno. Inoltre, il Rwanda Art Museum è stato creato per diventare uno spazio di lavoro per gli artisti ruandesi, dove possono tenere le loro mostre, ma anche ricevere una formazione e trovare ispirazione. Per quanto riguarda l’aspetto economico, il Rwanda Art Museum è un museo pubblico ed è quindi direttamente finanziato dal governo.

Come descriveresti la scena artistica contemporanea ruandese?
La scena artistica contemporanea ruandese è fiorente ed è caratterizzata dall’emergere di artisti visivi e performativi appartenenti a due categorie: artisti autodidatti e artisti diplomatisi nelle accademie, principalmente alla Nyundo Art School e alla Nyundo Music School. Sebbene il Rwanda Art Museum sia l’unico museo d’arte contemporanea, alcune gallerie e spazi d’arte aprono giorno dopo giorno a Kigali, come Inema Art Center, Kwetu Film Institute, L’espace, eccetera. C’è poi molto fermento anche nel campo delle arti dello spettacolo, come la creazione di nuovi gruppi musicali, corpi di balletto nazionale e altri gruppi di danza tradizionale. Alcuni gruppi partecipano anche a concorsi regionali; un corpo di danza tradizionale composto da bambini ha ottenuto il secondo premio nel concorso East Africa Got Talent 2019. Inoltre, ci sono alcune iniziative di istituzioni pubbliche e altre organizzazioni. Art Rwanda-Ubuhanzi è una di queste, nata per scoprire i giovani talenti, sostenerli e permettere loro di affinarsi. Questa iniziativa ha permesso a molti nuovi nomi della scena dell’arte contemporanea di affermarsi, e appartengono a diverse categorie artistiche: pittori, scultori, poeti, scrittori, musicisti, danzatori, attori, stilisti…

Cosa sta facendo il governo ruandese per sostenere la cultura e le arti nel Paese?
Attraverso il Ministero della Gioventù e della Cultura e l’Accademia Ruandese dei Beni Culturali, il governo del Ruanda stanzia un budget annuale per l’attuazione della prima fase del programma National Strategic Transformation 2017-2024, in cui le arti creative sono tra i primi importanti elementi chiave che dovrebbero essere sostenuti e sviluppati. In poche parole, c’è la volontà di sviluppare il settore su larga scala attraverso diversi programmi che sono implementati da differenti agenzie governative. Ad esempio, nel luglio 2020, il governo ha lanciato il Cultural and Creative Industry Recovery per sostenere il settore creativo e culturale con 300 milioni di RWF (circa 313mila dollari). La Imbuto Foundation ha diretto e coordinato il progetto e ha erogato i fondi ad artisti selezionati e divisi in sette gruppi artistico-culturali nei settori della musica, del cinema, delle arti visive, della scrittura, della moda, della danza tradizionale e delle arti dello spettacolo. Le sovvenzioni servivano a sostenere le imprese culturali e gli artisti ‒ fornendo risorse condivise, strutture e opportunità di formazione che gli artisti possono utilizzare a titolo gratuito ‒ oltre che a lanciare la campagna artistica Made in Rwanda per promuovere l’arte ruandese locale. Infine, la Rwanda Academy of Cultural Heritage è stata incaricata di promuovere l’arte e la cultura e ha una divisione che si occupa specificatamente dell’industria culturale creativa. Ci sono anche piani per istituire un fondo che raccoglierà opere d’arte e sosterrà gli artisti emergenti in termini di rafforzamento delle loro capacità tecniche e della visibilità.

La facciata principale del Rwanda Museum of Art. Photo Vivaldi Ngenzi
La facciata principale del Rwanda Museum of Art. Photo Vivaldi Ngenzi

STORIA E CULTURA IN RUANDA

Il governo ruandese ha sviluppato interessanti programmi per aiutare i rifugiati a trovare condizioni di vita migliori. Ci sono artisti rifugiati in Ruanda che hanno avuto l’opportunità di lavorare qui? E il museo collabora con il governo in questo senso?
Il museo da sempre organizza mostre temporanee e residenze e invita tutti gli artisti a partecipare. I criteri sono sempre stati aperti a tutti gli artisti, indipendentemente dal loro status giuridico. Offriamo le stesse opportunità a tutti gli artisti che lavorano in Ruanda e organizziamo mostre che a volte includono artisti regionali e internazionali. Finora non abbiamo avuto un particolare programma museale per i rifugiati, ma siamo consapevoli della loro presenza nella scena artistica del Ruanda, soprattutto nel settore delle arti performative.

Cosa possono fare l’arte e la cultura per contribuire alla riconciliazione nazionale fra Hutu e Tutsi? Il museo ha lavorato a qualche progetto specifico?
La politica di Unità Nazionale e Riconciliazione in Ruanda è volta a promuovere l’identità ruandese in quanto tale, insistendo sul fatto che Hutu e Tutsi, che condividono la stessa identità, la stessa nazione, la stessa lingua, la stessa cultura…, sono in primo luogo ruandesi e non due diversi gruppi etnici, come fu teorizzato e stabilito dai colonizzatori. Anche l’arte e la cultura vanno in questa direzione. Poiché i pianificatori del genocidio dei Tutsi, nel 1994, utilizzarono anche la cultura e l’arte come strumento per diffondere la loro propaganda di odio interetnico, oggi, a quasi trent’anni di distanza, gli artisti usano l’arte per contribuire a questo percorso di unità e riconciliazione dei ruandesi. A titolo d’esempio, le collezioni del Rwanda Museum of Art sono costituite da opere d’arte che trattano il tema della pace, dell’unità e della riconciliazione. Nel 2019, in occasione del 25esimo anniversario del genocidio dei Tutsi, abbiamo organizzato Kwibuka Through Art, una mostra che è stata inaugurata il 12 aprile ed è rimasta aperta 100 giorni. È stata organizzata dal museo in collaborazione con artisti già noti insieme ai vincitori del concorso National Unity and Reconciliation, organizzato dal governo per riflettere sul percorso degli ultimi venticinque anni verso l’unità e la riconciliazione.

Qual è il ruolo delle donne nell’arte ruandese?
Le donne artiste contribuiscono molto all’arte ruandese, anche se sono sottorappresentate rispetto agli uomini. Le loro opere esprimono messaggi potenti che affrontano le loro difficoltà quotidiane nella nostra società, e attraverso di esse contribuiscono all’educazione e alla consapevolezza verso queste problematiche.
Il Rwanda Museum of Art ha organizzato la prima mostra di artiste, Messages from Rwandan Women Artists: #EACHFOREQUAL con il supporto del Goethe-Institut e in collaborazione con quelle artiste che hanno risposto all’invito a partecipare. L’obiettivo della mostra era offrire alle artiste una piattaforma per condividere con il pubblico i loro messaggi artistici su questioni afferenti le donne oggi in Ruanda. La mostra ha messo in evidenza il lavoro di artiste ruandesi, sia viventi sia decedute, nonché di artiste internazionali che vivono e lavorano in Ruanda. In questa mostra sono state presentate 69 opere d’arte di 36 donne. La mostra ha attirato l’attenzione dei media con oltre 10 articoli di stampa estera che ne hanno parlato, inclusi i canali mediatici delle agenzie delle Nazioni Unite come UNWOMEN e UNESCO, il Goethe-Institut e altre organizzazioni e istituzioni culturali.

Nelson Niyakire, Transfigurations, dalla mostra Déambulations, Rwanda Art Museum, Kigali 2021. Photo Christel Arras
Nelson Niyakire, Transfigurations, dalla mostra Déambulations, Rwanda Art Museum, Kigali 2021. Photo Christel Arras

GLI ARTISTI CONTEMPORANEI IN RUANDA

In che modo gli artisti ruandesi affrontano alcune questioni del nostro tempo, come l’uguaglianza di genere, i diritti umani, la protezione dell’ambiente, la migrazione?
Gli artisti sono molto coinvolti nell’educare e informare il pubblico generico e gli appassionati d’arte su questi problemi. Usano spazi diversi per affrontare le questioni, come gallerie private, spazi pubblici, piattaforme di social media, ma anche questo stesso museo. Messages from Rwandan Women Artists: #EACHFOREQUAL, cui ho accennato prima, puntava a fornire uno spazio alle artiste dove mostrare il proprio lavoro, ma anche e soprattutto a dare loro una piattaforma per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’uguaglianza di genere; e non casualmente abbiamo scelto di inaugurarla in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Fra le 36 artiste, hanno esposto le loro opere anche Christiane Rwagatare, Arlette Vanderheyden, Floride Mukabageni, Vestine Mukakalisa e Natacha Jonkovic, che già erano presenti nella collezione permanente del museo. Nel 2020 abbiamo ospitato Green Architecture Project, un programma di due settimane tra artiste ruandesi e americane per riflettere sull’architettura tradizionale indigena, che utilizza materiali locali e quindi è considerata sostenibile, e sul modo di conservarla e tramandarla; allo stesso tempo, una sfida politica e ambientale.

Quanto è ancora forte il neocolonialismo? Qual è lo sforzo degli artisti per costruire una forte identità ruandese e per un Paese libero?
Penso che il Ruanda abbia sofferto di neocolonialismo, ma oggi è uno Stato libero e tutti cercano di mantenere lo spirito che ci ha portato dove siamo oggi. Una forte identità nazionale è ciò che ha portato alla liberazione del Paese, perché i ruandesi costretti all’esilio hanno mantenuto questa identità per più di quattro decenni. Hanno mantenuto la stessa cultura, la stessa danza, la stessa arte culinaria e altre pratiche che li hanno tenuti insieme fino al loro ritorno a casa. Gli artisti hanno avuto un ruolo importante e continuano a giocarlo con pari intensità. Gli artisti hanno contribuito molto all’identità ruandese. La lingua Kinyarwanda è diventata, in un certo senso, la lingua ufficiale del mondo dello spettacolo, e la danza e la musica tradizionali ruandesi ci garantiscono un’identità unica nella regione dell’Africa centrale. Parallelamente, il sistema museale nazionale sta sviluppando un progetto per decolonizzare i nostri musei, che vede uniti il Museo Etnografico, fondato negli Anni Ottanta e finanziato dal Re Baldovino del Belgio, e il Royal Museum for Central Africa. I due musei stanno collaborando sul come cambiare le narrazioni della prospettiva coloniale e l’esposizione delle collezioni museali, al fine di riflettere le conoscenze, i valori e le priorità dei Paesi e delle comunità africane da cui quei manufatti sono stati pensati e creati.

L’inaugurazione dei murales all’ingresso del Rwanda Museum of Art. Photo Vivaldi Ngenzi
L’inaugurazione dei murales all’ingresso del Rwanda Museum of Art. Photo Vivaldi Ngenzi

LE ATTIVITÀ DEL RWANDA MUSEUM OF ART

Il museo ha avviato collaborazioni con istituzioni culturali straniere?
Sì, abbiamo avviato una serie di relazioni internazionali, e al momento collaboriamo con il Goethe-Institut e l’Institut Français. Stiamo inoltre sondando le possibilità di collaborazione con l’Institut du Monde Arabe di Parigi, il Musée d’Aquitaine e il MECA di Bordeaux, con l’aiuto dell’Institut Français (Ufficio di Kigali) che ci ha supportato nel collegamento con le istituzioni di cui sopra. Ma siamo aperti anche a ulteriori opportunità di collaborazione.

Qual è il programma del museo per il 2022? Ci sono particolari questioni che vorrai affrontare, attraverso specifici progetti?
A oggi, in collaborazione con la University of Global Health Equity nell’ambito della seconda edizione dell’Hamwe/Stigma Power and Hopes Festival, stiamo lavorando all’organizzazione di un programma di residenza sul tema The Journey of Aging Rwandans, che durerà cinque mesi. Il programma è concepito per riflettere sulla salute mentale delle persone anziane e sul legame intergenerazionale in una società in continua trasformazione. Per il nostro anno operativo, che inizia a luglio, stiamo pensando a nuovi progetti che si concentreranno sul miglioramento dello standard del museo, sulla politica di acquisizione delle collezioni e sul sostegno finanziario. Inoltre, vogliamo ridiscutere l’equilibrio di genere nella scena artistica ruandese documentando le artiste ruandesi che da pioniere si sono affacciate al professionismo artistico, per capire le sfide che hanno dovuto affrontare.

Niccolò Lucarelli

https://museum.gov.rw/index.php?id=74

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.