Prosegue la nostra ricognizione sullo stato dell’arte contemporanea nei Paesi africani. Stavolta abbiamo intervistato Tewfik Ali Chaouche, fondatore e presidente della Biennale d’Arte Contemporanea del Mediterraneo di Orano, in Algeria

A due anni dall’estromissione del presidente-dittatore Bouteflika, in seguito alle proteste del Movimento Hirak, l’Algeria sta lentamente ricostruendo la democrazia. E il mondo della cultura è ben deciso a dare il suo contributo. Tewfik Ali Chaouche, fondatore e presidente della Biennale d’Arte Contemporanea del Mediterraneo di Orano, descrive le peculiarità della scena artistica algerina, fra impegno civile e apertura al mondo esterno.

Perché è nata la Biennale di Orano?
È necessario spiegare che, prima di pensare alla creazione di una Biennale, la nostra associazione che porta il nome arabo di “Hadarett-el-ain” (“Civ.Oeil”, cioè “civiltà dell’occhio”) ha maturato una lunga esperienza nell’organizzazione di numerosi eventi culturali e artistici dalla sua creazione nel giugno 1997, con quattro mostre nazionali di arti plastiche e altrettante a livello di regione mediterranea; nel corso della mostra mediterranea del 2008, Arte contemporanea in tutte le sue forme, avevo notato l’entusiasmo dei giovani artisti per le nuove pratiche (video-installazione e altri processi multimediali, nonché il grande ritorno della fotografia); anche grazie al mio assistente curatore Sadek Rahim ‒ che aveva appena terminato gli studi artistici all’estero e che mi ha sfidato ad andare nella direzione dell’attualità e dei cambiamenti che sono essenziali nell’arte e nella cultura della globalizzazione, senza dimenticare la nostra eredità e la nostra appartenenza all’Africa e al Mediterraneo che ci connette con altre culture ‒ è su questa dinamica di continuità che abbiamo avuto l’idea di creare una biennale d’arte contemporanea al posto dell’annuale fiera mediterranea.

Quali benefici ne sono derivati?
Questo ci ha dato il tempo di organizzarci al meglio ogni due anni con nuove tematiche, e la Biennale di Orano è nata nel 2010 per promuovere l’attività degli artisti contemporanei del Mediterraneo attraverso una mostra di ampio respiro, ma anche per avvicinare di più il pubblico all’arte contemporanea in tutta la sua diversità. La Biennale d’Arte Contemporanea del Mediterraneo di Orano è un’iniziativa civica e culturale in una città in rapida espansione con un patrimonio culturale e architettonico ricco e diversificato, ed è nata all’interno del vivace clima culturale che pone l’Algeria fra i territori di maggior interesse nel panorama dell’arte contemporanea sia nel Maghreb sia nel mondo. La Biennale costituisce un’ottima piattaforma per l’ideazione e l’impegno critico della produzione artistica algerina, oltre che un forum d’interazione con la scena artistica mediterranea contemporanea. L’obiettivo è creare una vera rete di lavoro tra i diversi attori che operano nel campo delle arti visive e plastiche fra Algeria e Mediterraneo, con gallerie d’arte, associazioni culturali, musei e altre istituzioni culturali.

Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran 2017. Courtesy Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran
Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran 2017. Courtesy Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran

LA BIENNALE DI ORANO: PROGETTI E PROSPETTIVE

Come viene finanziata la Biennale?
La Biennale è finanziata da diversi partner: in primis la città di Orano, con sovvenzioni della prefettura e del municipio, nonché dal Ministero della Cultura e da altre istituzioni private sotto forma di sponsor, senza dimenticare il sostegno delle rappresentanze culturali straniere in Algeria che spesso sostengono la mobilità di artisti invitati dall’estero.

Qual è il programma della prossima edizione della Biennale? Hai già progetti?
Per rispondere alla domanda, dobbiamo premettere che la pandemia da Covid-19 ci ha costretto ad adottare un’altra strategia di programmazione: abbiamo prima creato un collettivo curatoriale (Nadira Laggoune, Zineb Sedira, Marie de Paris, Sadek Rahim) con cui abbiamo riflettuto sul tema ART-MEDITERRANEE.ES diversità e interculturalità, infine abbiamo delegato al gruppo la selezione di opere e artisti senza passare attraverso un bando, dando priorità nella scelta ai giovani artisti. Creazione contemporanea giovane e sui progetti legati al tema principale. Fra le sedi che ospiteranno le varie mostre, il MAMO/Musée des arts modernes et contemporains d’Oran, l’Oran Media Library, Les Bains Turc, Le Palais du Bey e la galleria d’arte contemporanea Civ.Oeil. Il programma dettagliato sarà reso noto sul nostro sito a febbraio. Ricordo inoltre che la Biennale è anche un momento in cui vengono organizzati diversi spettacoli e performance di danza e musica per il piacere della condivisione fra artisti e pubblico della città di Orano e i turisti che vengono a visitare la Biennale da tutta l’Algeria.

In che modo la Biennale ha cambiato il panorama artistico della città di Orano?
Credo di poter affermare che la Biennale ha contribuito ai cambiamenti della scena artistica in città ma anche nel resto dell’Algeria, perché prima di noi gli artisti usciti dalla scuola di belle arti si limitavano al linguaggio modernista (corrente di realismo, espressionismo figurativo oppure astrattismo… più raramente il Surrealismo a volte), oppure si rifacevano alla tradizionale pittura calligrafica molto apprezzata nel mondo arabo. Ma con la Biennale c’è stato un forte stimolo a scoprire nuovi linguaggi artistici, e ricordo ancora il primo contatto del pubblico con la performance dell’artista spagnolo Jorge Cabezas Moreno sul tema dell’ambiente (proiezione di un video e insieme l’intervento fisico dell’artista); fu un momento storico, per la prima volta il pubblico partecipava attivamente a un’opera d’arte. Dopo, certamente, si sono sviluppati nuovi metodi di espressione (multimedialità, serigrafia, fotomontaggio e arte urbana) che hanno trovato posto negli spazi espositivi, sulla scorta di una nuova generazione di artisti nata anche grazie agli sviluppi in campo digitale. Quindi, era ovvio che la Biennale di Oran fosse uno spazio aperto e democratico per nuovi metodi di espressione, in piena libertà e senza censure! Ad esempio, nella seconda edizione furono proiettati video sulla “primavera tunisina”, e furono esposti i dipinti dell’artista tunisina Lamia Guemarra (una serie di ritratti che denuncia la censura dell’ex presidente Benali). Ma poiché l’arte è prima di tutto una questione culturale, la Biennale lavora per creare occasioni d’incontro per gli artisti algerini e dell’area mediterranea, e sviluppare attraverso di loro la scena contemporanea.

Tewfik Ali Chaouche, presidente della Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran. Courtesy Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran
Tewfik Ali Chaouche, presidente della Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran. Courtesy Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran

CULTURA E ARTE CONTEMPORANEA IN ALGERIA

Qual è il ruolo del governo nel sostenere la cultura e le arti in Algeria?
Il governo ha sempre sostenuto la cultura e le arti in generale in Algeria, basta guardare sul sito ufficiale del Ministero della Cultura il numero di festival culturali e artistici in tutta l’Algeria, siano essi organizzati direttamente dallo Stato o dalla società civile (organizzazioni, aziende, associazioni). E il sostegno dello Stato è necessario perché l’Algeria è piena di artisti, anche di talento, che spesso per mancanza di risorse sono costretti a lasciare il Paese. Il nostro ruolo come soggetto culturale è quello di dare visibilità agli artisti e aiutarli a realizzare il loro progetto per poter sviluppare la cultura algerina.

Qual è l’impegno degli artisti algerini sui temi del nostro tempo, come l’emigrazione, la tutela della natura, i diritti umani?
Arte per l’arte o arte impegnata: un confronto sempre attuale nei dibattiti sulla creatività contemporanea e così anche in Algeria, come nel resto del mondo, gli artisti sono da sempre impegnati verso la realtà civile; dopo gli artisti che hanno raccontato la rivoluzione e la guerra di liberazione, diverse generazioni si sono succedute dopo l’indipendenza del 1962, alla ricerca di uno stile di un movimento che più o meno rivendicasse l’autonomia della pittura algerina dallo stile orientalista e dallo stile delle scuole moderne francesi.

Ci fai qualche esempio?
Citerei il movimento Aouchems per l’autenticità e l’impegno per l’identità e la cultura algerina e, naturalmente, c’è un’intera generazione di giovani artisti impegnati sui problemi del nostro tempo, cito ad esempio l’artista di Orano, Sadek Rahim, che con la sua ultima mostra Gravity³, nell’estate 2019, in piena “rivoluzione del sorriso” (o Movimento Hirak), fu in grado di inviare messaggi molto forti sull’esodo dei giovani verso l’Europa; cito anche l’artista Yasser Ameur soprannominato “l’uomo giallo” (in relazione ai personaggi che appaiono nei suoi dipinti), molto attivo su temi di stretta attualità: nella sua ultima residenza artistica, DESORIENTAL-IS-ME, ci parla del confinamento e dello stato d’animo dei giovani (ad esempio nel dipinto Gli uomini di Algeri). Un altro artista attento all’attualità e alla vita vissuta è Mérine Hadj-Abderrahmane, conosciuto come “la mano del popolo”, che si esprime attraverso la video arte e l’urban art.

Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran 2017. Courtesy Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran
Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran 2017. Courtesy Biennale Méditerranéenne d’Art Contemporain d’Oran

IL RUOLO DELLE DONNE E IL DIALOGO CON ALTRI PAESI

Qual è la partecipazione delle donne alla scena artistica algerina?
Direi che la donna è sempre più presente nella scena artistica algerina: appena dopo l’indipendenza, le donne in questo campo si potevano contare sulle dita della mano ‒ BAYA (la più nota per i suoi incontri con Picasso) e altre pioniere quali Aicha Haddad, Souhila Belbahar, Leila Ferhat. Sono poi nate generazioni di artiste formatesi nelle scuole d’arte di tutto il Paese, e dagli Anni Ottanta sono presenti in tutte le manifestazioni dedicate alle arti visive e plastiche. Direi che quella femminile è una buona presenza per numero e qualità delle opere. Fra le più attive di questi ultimi anni, anche in fatto di organizzazione di mostre e di opera critica, cito la critica d’arte Nadira Laggoune, che attualmente sta lavorando al suo saggio L’arte al femminile: approcci contemporanei. E, ancora, la pittrice e critica Myriam Kendsi, che ha appena pubblicato il saggio Pittura di protesta in Algeria. Le artiste algerine sono tante, impossibile citarle tutte, ma concludo con Souad Douibi, che ha appena realizzato il cortometraggio MKAWDA.

Come si rapporta la Biennale con le altre istituzioni culturali del Nord Africa? Abbiamo visto che i rapporti fra Marocco e Algeria non sono particolarmente buoni, ma forse la cultura potrebbe aprire le porte e mantenere il dialogo tra i popoli…
Direi che abbiamo sempre avuto ottimi rapporti con gli artisti della società civile, sia con i nostri vicini del grande Maghreb (Marocco – Tunisia – Libia ed Egitto) sia con quelli dell’altra sponda del Mediterraneo, bacino di pace e cultura millenaria. Abbiamo imparato a comunicare con gli altri attori culturali in una logica di scambio e condivisione amichevole e fraterna. La cultura è uno dei mezzi per mantenere il dialogo, in particolare fra popoli che condividono le medesime radici, anche in fatto di religione, lingua e tradizioni.

Come è cambiata la scena culturale algerina dal 2011?
È cambiata più volte nel corso di diverse generazioni e, come diceva lo scrittore Mourad Bourboune, “una cultura muore solo quando non trova più il modo di esprimersi!“. Il nostro Paese festeggia nel 2022 il sessantesimo anniversario dell’indipendenza e va ricordato che ci sono state grandi conquiste nel campo dell’arte e della cultura e, nonostante le problematiche interne, l’Algeria è una delle realtà più presenti a livello di espressioni artistiche e culturali in Africa, grazie alle sue organizzazioni e ai suoi grandi eventi culturali (realizzati dal governo e anche dalla società civile). Fra i tanti, cito il Festival Culturel International de ABALESSA – TIN HINAN pour les Arts de l’AHAGGAR, vari festival teatrali, le Giornate della Fotografia di Orano, il festival del cortometraggio di Bejaia. Dal numero e dalla qualità di questi eventi si capisce l’evoluzione della scena culturale algerina nel tempo. Con l’affermarsi della cultura digitale e gli effetti della globalizzazione, i linguaggi si sono adattati a un nuovo stile contemporaneo universale, uniti a una miscela di valori fondamentali delle nostre radici, dove spicca l’arte popolare.

Intende avviare collaborazioni con biennali estere?
Perché no? La partnership e gli scambi con le altre biennali del mondo è una prospettiva che arricchisce in fatto di condivisione di esperienze nel campo dell’organizzazione e della formazione di giovani curatori. La nostra Biennale è ancora giovane (appena quattro edizioni), ed è prima di tutto cittadina; al momento stiamo lavorando allo sviluppo di una collaborazione con diverse associazioni culturali di Orano per migliorare il livello della nostra organizzazione.

Niccolò Lucarelli

https://oranbiennale.org/

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Niccolò Lucarelli
Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.