Al via The Armory Show 2019 a New York. Prime impressioni della fiera

Si alza il sipario sull’Armory Show e, di conseguenza, sulla New York Artweek. Tra conferme, colpi di scena dell’ultimo minuto e defezioni che pesano, la storica fiera newyorchese è pronta a festeggiare il suo venticinquesimo anniversario…

The Armory Show
The Armory Show

A dispetto del freddo polare che sta colpendo New York in questi giorni, c’è tanta gente in coda per la preview di The Armory Show, la storica fiera dedicata all’arte moderna e contemporanea, che quest’anno festeggia il suo venticinquesimo anniversario. Un dato tutt’altro che scontato considerando i tanti colpi di scena che hanno funestato la vigilia della fiera e che hanno modificato di fatto l’assetto dell’intera Artweek con la cancellazione di due storici appuntamenti. Inaugurazione sottotono, dunque? Niente affatto.

LE NOVITÀ

La prima grande novità di questa edizione riguarda la collocazione della fiera. Per via dei problemi strutturali degli spazi di Pier 92 che, insieme a quelli di Pier 94, accolgono di solito le gallerie che partecipano ad Armory, gli espositori sono stati trasferiti a Pier 90, luogo in cui fino all’anno scorso era ospitata la fiera Volta, annullata, dunque, per lasciare spazio alla sorella maggiore. La nuova disposizione ha generato notevoli malumori sia tra i galleristi di Armory per via della distanza tra il Pier 90 e Pier 94, non agevolissima da percorrere dato il clima tutt’altro che mite della città, sia tra quelli di Volta, che si sono trovati all’improvviso “senza fiera”. Defezione che conta soprattutto perché arriva dopo un’altra cancellazione eccellente: quella di NADA, rassegna fondata nel 2012 dall’omonima associazione non profit di gallerie – la New Art Dealers Alliance – che solitamente si svolge tutti gli anni a New York a marzo sostituita da New York Gallery Open, iniziativa nata per la promozione delle attività delle gallerie della città. Poco felice, inoltre, la scelta di collocare la sala stampa e la Vip Lounge nei pochi ambienti accessibili di Pier 92, quindi, di fatto lontano dai due padiglioni con le gallerie. 

ARMORY SHOW 2019 IN GENERALE

Ma entriamo nel dettaglio della fiera. L’Armory Show 2019 presenta 194 gallerie provenienti da 33 paesi, 59 delle quali alla loro prima volta in fiera, dato in leggero calo rispetto alle 198 dello scorso anno. Poco importa. Quello che conta è che la fiera tagli il traguardo dei 25 anni in maniera convincente. Bella la scelta di omaggiare il proprio passato attraverso la presenza di un gruppo di gallerie – 303 Gallery, Zeno X, Tanya Bonakdar Gallery e Galerie Krinzinger – che avevano preso parte alla edizione inaugurale svoltasi nel 1994 al Gramercy Park Hotel. Il sapore vagamente nostalgico si riscontra anche tra i corridoi della fiera che sancisce da un lato un deciso ritorno alla pittura seguendo una tendenza ormai acclarata negli ultimi anni e dall’altro nella scelta, operata da alcune gallerie di puntare su nomi ormai acclarati della storia dell’arte dell’ultimo secolo come Robert Morris, straordinario artista recentemente scomparso, protagonista da Castelli Gallery, Tracey Emin, Rachel Whiteread e Kiki Smith alla Lorcan O’Neill, Dorothea Tanning alla Alison Jacques Gallery e un decisamente poco convincente Ai WeiWei protagonista di un solo show da Jeffrey Deitch.

LE 5 SEZIONI DI ARMORY SHOW

Il settore centrale, Galleries, fa ovviamente la parte del leone. Qui si concentrano il numero maggiore di gallerie con uno spettro ampissimo di collocazioni geografiche. Dagli Stati Uniti all’Europa, dall’America Latina all’Asia, attraversando i corridoi della fiera sembra davvero di compiere una veloce incursione nell’arte contemporanea dei vari paesi. Insights, invece, comprende 32 gallerie storiche che espongono opere di artisti realizzate dal secondo Novecento all’anno 2000; Presents è la sezione dedicata alle gallerie più giovani con alle spalle al massimo dieci anni d’attività, mentre Focus, quest’anno curata da Lauren Haynes, con le sue 29 gallerie che presentano al massimo due artisti dagli anni Settanta ad oggi con opere che ruotano intorno dell’identità. La sezione Platform, giunta alla sua terza edizione e quest’anno curata da Sally Sant, accoglie opere su larga scala e site specific di Andreas Angelidakis, Siah Armajani, Tania Candiani, Ryan Garder, Iris Haussler, Xaviera Simmons, Jessica Stockholder, Super Taus, Pascale Marthine Tayou.

LE GALLERIE ITALIANE ALL’ARMORY

Tante le gallerie italiane presenti, segno che l’Armory suscita ancora un forte richiamo al di là dell’oceano, nonostante la competizione con la più “fresca” ed europea Frieze che inaugura a soli due mesi di distanza. La maggior parte delle gallerie sono collocate nel settore centrale della fiera. Qui troviamo: Lia Rumma, Lorcan O’Neill, Galleria Continua, kaufmann repetto, Galleria d’Arte Maggiore, Francesca Minini, Massimo Minini, Mazzoleni, P420, Vistamare|Vistamarestudio. Nella sezione Insights ci sono A arte Invernizzi, Lorenzelli Arte, Montrasio Arte\Km0; Apalazzogallery in Present; Luce Gallery, Officine dell’immagine in Focus.

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.