La grande fiera dell’antiquariato di Assisi ha mezzo secolo di storia. L’intervista
AMAB – Assisi Mostra Arte Antiquariato Bastia Umbra giunge alla 51. edizione, con 48 anni di storia, un cambio sede e una vicenda di famiglia a guidarla. Intervista a Emo Antinori Petrini, direttore dal 2023
Nata nel 1973 ad Assisi, spostatasi successivamente, nel 1989 negli spazi del Polo fieristico Umbria Fiere, AMAB – Assisi Mostra Arte Antiquariato Bastia Umbra ha festeggiato nel 2025 la sua cinquantesima edizione, apprestandosi a riaprire quest’anno dal 24 aprile al 3 maggio 2026. Dieci giorni di manifestazione, 90 espositori, 48 anni di storia e un collegamento intenso con l’intero territorio che celebra 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi (con mostre a Palazzo Collicola a Spoleto e alla GNU di Perugia) e 100 anni dalla nascita di Giorgio Ascani in arte Nuvolo, con un’esposizione a cura di Bruno Corà; inoltre un progetto sulla nota costumista Tita Tegano con i costumi della collezione Renato Bruson, scomparsa nel 2022, nel segno di una valorizzazione culturale interdisciplinare. Abbiamo parlato di tutto questo con Emo Antinori Petrini, direttore dal 2023 della manifestazione e figlio del fondatore Mario.

Intervista a Emo Antinori Petrini
Nel 2023 la fiera ha festeggiato 48 anni dalla prima edizione e lo scorso anno la 50. edizione. Nel mezzo del cammin di nostra vita che bilancio si sente di tirare della manifestazione e quali sono gli obiettivi per i prossimi cinquant’anni, le sue ambizioni per questa fiera?
Arrivati a questo punto del percorso, il bilancio non può che essere profondamente positivo. AMAB ha saputo attraversare quasi mezzo secolo di storia evolvendosi insieme al mercato, ai gusti e alle esigenze di collezionisti ed operatori, senza mai perdere la propria identità. Dal 2023 ad oggi, la manifestazione è cresciuta in qualità, selezione e autorevolezza, diventando un punto di riferimento nel Centro Italia per l’arte antica, moderna e contemporanea.
Quale il risultato più importante?
La fiducia costruita nel tempo: quella degli espositori, dei visitatori e delle istituzioni che continuano a credere in questo progetto nonostante gli eventi contingenti negativi. Guardando ai prossimi cinquant’anni, l’obiettivo è chiaro: continuare a innovare, restando fedeli alla nostra tradizione. Vogliamo rendere AMAB sempre più un luogo di incontro internazionale, capace di attrarre nuovi collezionisti, dialogare con le nuove generazioni e integrare linguaggi diversi, dall’antico al contemporaneo, fino al design e alle arti applicate. L’ambizione è quella di consolidare ulteriormente il ruolo della fiera come piattaforma culturale oltre che commerciale, valorizzando il territorio di Assisi e Bastia Umbra e creando ogni anno un’esperienza sempre più ricca, esclusiva e coinvolgente.
Su quali highlights tra gli stand punterebbe per questa edizione?
Oltre alla presenza di opere di altissimo profilo, presentate da gallerie di grande rilievo, il vero elemento distintivo di questa edizione è rappresentato da una novità assoluta: un percorso di installazioni e performance, pensato sia all’interno che all’esterno degli spazi espositivi, capace di arricchire e ampliare l’esperienza del visitatore.

Recente è l’apertura all’arte contemporanea: perché la scelta di guardare anche alle ricerche del presente?
Perché anche l’arte più antica a suo tempo è stata contemporanea e abbiamo il dovere di offrire le stesse opportunità alle espressioni artistiche odierne.
L’apertura all’arte contemporanea nasce da un’esigenza naturale di evoluzione e di dialogo con il presente. L’antiquariato non è qualcosa di statico, ma vive e si rinnova proprio nel confronto con le ricerche artistiche di oggi.
Lei spesso parla di “dialogo tra le epoche”.
Intendo la possibilità di mettere in relazione linguaggi, sensibilità e visioni diverse: un’opera antica può acquisire nuove chiavi di lettura accanto a un lavoro contemporaneo, e viceversa. È in questo confronto che si crea valore, si stimola la curiosità dei collezionisti e si avvicinano anche le nuove generazioni.
La scelta, quindi, non è solo strategica ma culturale: costruire un percorso espositivo capace di raccontare la continuità dell’arte nel tempo, superando le barriere tra passato e presente e rendendo la fiera un luogo vivo, dinamico e sempre attuale.
Lei è cresciuto in una famiglia di antiquari di Spoleto, suo padre Mario, fu uno dei fondatori della storica mostra di Antiquariato di Assisi da cui AMAB ha raccolto il testimone. Che mondo ha portato all’interno della fiera di cui è direttore dal 2023 nel raccogliere il testimone?
Cercando un’evoluzione del settore antiquario. Il mio percorso nasce da una tradizione familiare molto radicata, fatta di passione, studio e rispetto per l’opera d’arte. Crescere in una famiglia di antiquari mi ha insegnato il valore della qualità, dell’autenticità e del rapporto diretto con gli oggetti e con i collezionisti.
Nel raccogliere questo testimone ho voluto portare all’interno della fiera proprio questo patrimonio, unito però a una visione più contemporanea e aperta. Ho cercato di coniugare la solidità della tradizione con un approccio nuovo, capace di dialogare con il presente, ampliando i linguaggi e introducendo nuove forme espressive.
L’obiettivo è stato quello di mantenere l’autorevolezza e il prestigio della manifestazione, ma al tempo stesso darle un respiro più attuale, dinamico e riconoscibile, in grado di parlare sia agli appassionati storici sia a un pubblico più ampio e trasversale.

Questa fiera si può dire che sia anche una storia di famiglia dal momento che ad affiancarla nella Presidenza c’è suo figlio Leonardo…
Chi meglio delle nuove generazioni può mettere a fuoco le criticità di un format che ha più di 50 anni? La presenza di mio figlio Leonardo è motivo di orgoglio, ma soprattutto un segnale di continuità e di futuro. Il passaggio generazionale non è solo simbolico: significa portare energie nuove, uno sguardo diverso, più attento ai linguaggi contemporanei e alle nuove dinamiche del mercato, senza perdere il legame con la tradizione da cui tutto è nato.
Credo che questa combinazione tra esperienza e visione giovane sia una delle chiavi per far crescere ulteriormente la fiera, rendendola sempre più solida ma anche capace di rinnovarsi e parlare alle nuove generazioni di collezionisti.
Oltre che antiquario lei è anche interior designer: si sente più conservatore o innovatore?
Mi sento entrambe le cose, e credo che oggi sia proprio questa la chiave. La formazione da antiquario mi porta naturalmente a essere conservatore, nel senso più alto del termine: custodire, conoscere e rispettare l’opera e la sua storia. Allo stesso tempo, il lavoro di interior designer mi spinge verso l’innovazione, verso la ricerca di nuovi equilibri, accostamenti e linguaggi capaci di rendere l’arte viva negli spazi contemporanei. Più che una contrapposizione, per me è un equilibrio: innovare partendo dalla conoscenza profonda del passato. È lì che nasce un’estetica autentica, capace di dialogare con il presente senza perdere identità.
In questa edizione si parla anche di Intelligenza Artificiale: la tecnologia è alleata o nemico degli antiquari?
La tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, è uno strumento: come tale, dipende dall’uso che se ne fa. Non la considero un nemico, ma un alleato, se utilizzata con competenza e senso critico. Può essere molto utile per la ricerca, l’archiviazione, la catalogazione e persino per approfondire studi attributivi, rendendo più accessibili informazioni che un tempo richiedevano anni di lavoro. Tuttavia, non potrà mai sostituire l’occhio, l’esperienza e la sensibilità dell’antiquario, che restano insostituibili nel riconoscere la qualità e l’autenticità di un’opera. La vera sfida è integrare queste tecnologie senza perdere il valore umano del mestiere: usare l’innovazione per rafforzare la conoscenza, non per appiattirla.

La fiera è estremamente legata al territorio che la ospita, celebrando quest’anno due importanti anniversari: il primo è legato agli 800 anni dalla morte di San Francesco il secondo è il centenario dalla nascita di Nuvolo. In che modo queste due celebrazioni entreranno all’interno del programma?
San Francesco dialogò con tutte le creature e noi cerchiamo di dialogare con ogni forma di arte, mentre Nuvolo è l’ennesima dimostrazione che un territorio fortemente legato all’antico possa dare i natali ad artisti contemporanei di prima grandezza. La mostra ha da sempre un legame profondo con il territorio e con la sua identità culturale, e queste due importanti ricorrenze rappresentano un’occasione preziosa per rafforzarlo ulteriormente.
Come procederete?
Gli 800 anni dalla morte di San Francesco saranno celebrati attraverso momenti di grande valore simbolico e culturale, con iniziative che richiamano i temi a lui più cari, come la spiritualità, la natura e il rapporto tra arte e fede, in dialogo con il contesto unico di Assisi.
Il centenario dalla nascita di Nuvolo, invece, offrirà lo spunto per valorizzare una importante figura dell’arte contemporanea italiana, con un focus dedicato che metterà in luce la sua ricerca sperimentale e il suo linguaggio innovativo.
In entrambi i casi, l’obiettivo è quello di creare connessioni tra passato e presente, inserendo queste celebrazioni all’interno del percorso della fiera in modo coerente e coinvolgente.
La valorizzazione integrata del territorio passerà anche attraverso la prima edizione del circuito OFF di Amab…Si tratta di una sorta di Fuorisalone dell’antico?
No, AMAB OFF è un’opportunità per giovani artisti ad aprire un percorso artistico sul territorio, Si può dire che il circuito OFF di AMAB ne richiami in parte lo spirito, ma con una sua identità precisa e ben radicata nel contesto in cui nasce.
L’idea è quella di estendere la fiera oltre i padiglioni espositivi, creando una rete di luoghi, spazi e iniziative diffuse sul territorio che dialoghino con la manifestazione principale. In questo senso, sì, c’è un parallelismo con il modello del Fuorisalone, ma declinato sul mondo dell’antiquariato, dell’arte e delle contaminazioni con il contemporaneo.
L’obiettivo è valorizzare in modo integrato il territorio, coinvolgendo Assisi e i suoi luoghi simbolici, ampliando l’esperienza del visitatore e trasformando la fiera in un vero e proprio sistema culturale diffuso, dove l’arte non è concentrata ma vive nello spazio urbano e lo attraversa.
Santa Nastro
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