A 10 anni dalla morte l’artista Emilio Prini vede pubblicata la sua prima monografia (che non avrebbe mai voluto) 

Prodotta in occasione della mostra realizzata dal Macro nel 2023, viene presentata per la prima volta nel 2026 al museo romano dal curatore ed ex direttore Luca Lo Pinto. Qui pubblichiamo la testimonianza del collega artista e amico H.H.Lim

“Se Prini fosse stato ancora vivo non avrebbe mai permesso l’esistenza di entrambi i progetti”. Luca Lo Pinto ne è convinto e lo scrive all’inizio del suo testo nel catalogo dedicato alla mostra che lo stesso Lo Pinto mise in scena al Macro di Roma tra l’ottobre del 2023 e l’aprile del 2024. Ma con Emilio Prini (Stresa, 1943 – Roma, 2016) vivo appunto non ci sarebbe stata né questa ampia, complea, complessa e intensa “antologica” né il volune appena uscito per Sternberg che ne rende testimonianza.  

Emilio Prini a Edicola Notte
Emilio Prini a Edicola Notte

Chi era Emilio Prini 

E questo non per narcisistica presunzione dell’artista sul tipo “mi si nota di più se sono presente o se sono assente”, ma per un’interna impossibilità di chiudersi in un perimetro che caratterizza le infinite potenzialità del suo lavoro. Dunque, ecco anche il titolo “…. E Prini” mantiene la stessa dicitura che appariva sul citofono con quei puntini di sospensione che rendono incerta l’identità del padrone di casa, persino a sé stesso. 

E se la mostra al Macro di Roma è stata tra le più illuminanti ricognizioni su un percorso formale e mentale tanto articolato e complesso, il libro con quella cover che ha il sapore di un vecchio numero della rivista “Marcatre”, in ognuna delle sue 425 pagine ne è un onesto interprete. Costruito come “un almanacco visivo in cui sono le immagini a guidarci rispetto alla parola” (Lo Pinto dixit) questo volume scorre come una partitura dove le foto delle opere e gli allestimenti si rincorrono inseguite da materiale grigio d’archivio, testimonianze, pensieri di critici, curatori, artisti, amici che spettinano il percorso (da Andrea Viliani a Anri Sala, da Stefano Chiodi a John Knight), alternandosi a riproduzioni di inviti, appunti, lettere. 

Un album interrotto a volte dalla voce di Prini quando risponde alle interviste funamboliche di Hans Ulrich Obrist (“Quali sono i progetti non realizzati?” “Tutti. Come Godard che fa il cinema senza fare il cinema”) o quando ci parla dagli statement delle mostre (Mostro- esposizione di oggetti non fatti, non scelti, non presentati da Emilio PriniVetrina. Galleria Toselli Milano 1975) dai telegrammi a Achille Occhetto e Massimo D’Alema invitati a chiudere Berlusconi nell’intercapedine di un armadio che nei rispetti fedelmente le misure del corpo o negli elenchi matematici, nelle elaborate geometrie, nei paradossi, nell’ironia… 

Emilio Prini a Edicola Notte
Emilio Prini a Edicola Notte

Il libro dedicato a Prini 

Per questo a presentare il catalogo la sera dello scorso 11 marzo, Luca lo Pinto ha invitato al Macro persone che lo conoscevano bene per presentare il libro con una piccola maratona di ricordi. Non tanto per raccontare gli infiniti aneddoti che circondano il bizzoso e imprevedibile carattere di un artista singolare ma non solitario, amato per la sua intelligenza che regalava con generosità ma per dar storica testimonianza di mostre o eventi che lo avevano visto protagonista della scena dell’arte.

Ma parlare delle sue mostre senza raccontare l’uomo che le mostre aveva messo in discussione è praticamente impossibile. Ed ecco che tra tutti i ricordi a restituirci Emilio Prini nella sua realtà arriva un racconto di H.H. Lim, amico e artista, e di un intervento per “Edicola Notte”, la vetrina in quel di Trastevere che Lim chiedeva di illuminare ogni volta ad artisti diversi. Ma la luce che riuscì ad accendere Emilio Prini, fu davvero un’avventura unica…

Alessandra Mammì 

Emilio Prini e H.H. Lim, Edicola Notte, Roma
Emilio Prini e H.H. Lim, Edicola Notte, Roma

Emilio Prini: il racconto dell’artista H.H.Lim 

Vorrei raccontare una breve esperienza con Emilio Prini a Edicola Notte nel 1999.  

Edicola Notte e una vetrina visitabile solo all’estremo, e uno minuscolo spazio si trovava a Vicolo del cinque in Trastevere, Roma. 

All’inizio Emilio mi chiese di fare un progetto a Edicola Notte. Ero molto emozionato e incuriosito, ma anche molto preoccupato, conoscendo Emilio e il suo carattere imprevedibile. Ero molto attratto dalla sua arte e gli risposi: proviamoci. 

Cominciai a intuire di che progetto si trattasse quando, per iniziare, mi consegnò una scritta, simile un manifesto. Aveva scritto: 

Art & Language, Kienzle & Cimeiner, Compagnia Edicola Notte, Emilio Prini, Tremezza von Brentano: 
Noi vogliamo essere dilettanti installati nello stile del Jackson Pollock Bar”. 

La vicenda di Edicola Notte 

Mi chiese se fosse possibile pubblicarlo sul “Trova Roma” (l’inserto settimanale di Repubblica con gli appuntamenti culturali). Gli dissi che, scritto così com’era, senza nessun’ altra indicazione sarebbe stato difficile pubblicarlo. Gli suggerii di provare a chiedere Mario De Candia, il responsabile dell’inserto. Chiamai Mario per sapere se potessi dare a Prini il suo numero. Mi disse “va bene”, e così gli lasciai il numero.  

Un paio di giorni dopo Emilio mi propose un progetto molto impegnativo per Edicola Notte: un’opera proveniente dalla Documenta di Kassel. Ero molto preoccupato. Gli dissi che Edicola Notte era troppo piccola per sostenere un progetto così impegnativo. Ma lui mi rispose con tranquillità: “Non c’è problema, ci pensa Franco Toselli da Milano”. 

Accettai con entusiasmo. 

L’opera arrivò prima a Milano e poi a Roma. Non mi sembrava vero. Eravamo stupiti della professionalità di Toselli. 

Il progetto di Emilio Prini 

Si trattava di una teca di plexiglas con tre tubi di cartone e una base con un motore che faceva girare i tubi all’interno della teca. 

Cominciammo l’installazione dell’opera a Edicola Notte con grande energia. Sembrava tutto fantastico. Passarono giorni, poi settimane. Emilio era sempre concentratissimo. A un certo punto però tutto si fermò. 

Andammo a pranzo vicino all’Edicola e lui, con serenità, mi confessò che durante il trasporto da Kassel a Milano si era rotto il cappello di plexiglas, cioè la teca di plexiglas. Toselli lo aveva rifatto, ma invece dei due millimetri originali lo aveva fatto di quattro millimetri. Emilio provò per settimane a risolvere quel problema. Tentava di coprire quei due millimetri in più, ma non c’era niente da fare. 

Mi disse con molta calma:

“Lim, Edicola Notte è come il Guggenheim”. 

Decise allora di costruire una parete dell’Edicola come il muro del Guggenheim. Nel suo studio aveva 8 grandi pannelli di polistirolo, alto tre metri per uno di larghezza. Con la macchina, insieme a lui, caricai quattro pannelli sul portabagagli. Il destino volle che, passando sul Lungotevere, alla prima curva si spezzassero tutti e quattro i pannelli. 

In quell’istante ci fu un silenzio totale. Pensai che Emilio si sarebbe infuriato. Invece era felice. 

“Vedi, Lim,” mi disse, “l’arte è imprevedibile”. 

Portammo comunque quei pannelli spezzati a Edicola Notte. Emilio cercava soluzioni improvvisate: spostando sopra, sotto, a destra, a sinistra, per giorni, ma sempre con grandissima concentrazione. Niente da fare, non lo convinceva. 

Mi disse: non sempre l’imprevedibilità funziona. 

Così tornammo allo studio a prendere altri pannelli, questa volta portandoli a piedi con gli assistenti. Con questi nuovi quattro pannelli di polistirolo tentammo di costruire il muro del Guggenheim, spostandoli avanti e indietro, fuori e dentro, a destra e a sinistra, per ore e giorni. 

Poi Emilio si fermò e disse semplicemente: 

“Non va bene”. Via tutto. 

Mi disse: 

“Sai Lim, Trastevere è un quartiere molto popolare, molto folkloristico. Penso che vada benissimo con quelle due litografie che ho. Non le ho mai esposte: sono inedite e bellissime”. 

Io non ero dispiaciuto. Anzi, mi divertivo. Perché per me Emilio viveva nella quarta dimensione. 

Però anche con le due litografie il processo continuava:

destra, sinistra, sopra, sotto, davanti, dietro. Per ore e ore. 

Poi, per miracolo, uscì “Trova Roma”. Finalmente c’era quella piccola scritta. 

Vidi che Emilio aveva quasi le lacrime agli occhi. Sentivo la sua immensa felicità. 

In quel momento ho capito: è fatta. Finalmente ho capito cosa significa la quarta dimensione. 

Con grande cura ritagliò quella piccola scritta e, sorridendo, la appoggiò sulla porta di vetro dell’Edicola.  

Continuava a spostarla: destra, sinistra, sopra, sotto. Per ore. 

Finalmente, per istinto, arrivò un punto fermo. Così decidemmo di inaugurare la mostra. 

La mattina Emilio era già a Trastevere e chiamava tutti per invitarli alla mostra che in inaugura di sera. 

Io telefonai a Mario De Candia per ringraziarlo. 

Lui mi rispose: “Lim, cosa posso dirti… Emilio mi ha bombardato di telefonate tutti i giorni per mesi perché pubblicassi quella scritta. Alla fine, ho fatto l’impossibile”. 

Ecco cos’è l’opera di Emilio Prini: l’opera è Emilio Prini in persona. 

H.H.Lim 

Libri consigliati:
(Grazie all'affiliazione Amazon riconosce una piccola percentuale ad Artribune sui vostri acquisti)


Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati