Alla ricerca della salvezza perduta: novità, sorprese e riflessioni dal Salone del Libro 2026

Esplicitamente rivolta alla responsabilità che noi tutti abbiamo verso l’educazione dei più giovani, la 38esima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino chiude i battenti confermando nuovamente la presenza di validissime realtà editoriali e registrando un’affluenza da record

Fra i vari eventi culturali che continuano a mantenere vivo il nostro Paese, il Salone del Libro è sicuramente uno dei più sentiti. E soprattutto in un momento storico particolarmente proibitivo e deumanizzato come questo bisogna ammettere che, superato lo shock iniziale, vedere orde di visitatori di ogni età farsi largo tra eventi e labirinti di espositori è una cosa che fa bene allo spirito.
Così come è altrettanto rincuorante notare che, nonostante tutto, l’oggetto fisico del libro – fatto di carta, sudore e inchiostro – sia ancora in grado di rappresentare un qualcosa di prezioso da conoscere, scoprire, e possedere.

A confermare ciò è stato l’impressionante flusso di pubblico che già dalla prima giornata di giovedì 14 ha superato le 40mila presenze: una fiumana inarrestabile complessivamente composta da 25mila e 400 persone che per cinque giorni consecutivi hanno letteralmente invaso gli spazi del Lingotto di Torino. Nel bene e nel male.

L’ultima edizione del Salone del Libro di Torino

Intitolata Il mondo salvato dai ragazzini, la 38esima edizione di SalTo attinge dall’eredità letteraria di Elsa Morante per provare a descrivere in qualche modo quell’energia dirompente e inclassificabile che contraddistingue l’universo infantile/adolescenziale. Una risorsa inestimabile da riconoscere, preservare e coltivare per il bene dello stesso genere umano. “Il mondo salvato dai ragazzini è un titolo in movimento ed è, prima di tutto, un messaggio di speranza”, dichiara la direttrice uscente Annalena Bernini. “È il mondo che il Salone del Libro si prefigge, auspica, prova a costruire ogni giorno con inventiva e dedizione”.
Nell’ottica di accogliere il più possibile tutto questo vigore, per la prima volta nella storia del Salone sono state aperte nell’Auditorium, galleria, coro, platea e palchi pronti a dare a circa 2mila partecipanti la possibilità di assistere alla presentazione di un libro. Un’iniziativa che ha visto gremiti, se non addirittura sold-out, eventi con ospiti illustri del calibro di Alberto Angela, Alessandro Barbero ed Emmanuel Carrère.

Salone Internazionale del Libro di Torino
Salone Internazionale del Libro di Torino ©Riccardo Musacchio

Gli incontri e le presentazioni al Salone del Libro 2026

Vero punto di forza di tutta la manifestazione è stata infatti l’alta qualità degli incontri che, seppur dedicati alle tematiche più disparate, sembravano in qualche modo tutti legati dal filo rosso del senso di responsabilità nei confronti delle generazioni presenti nonché di quelle che verranno.

Fra le presentazioni più toccanti menzioniamo quella dell’ultimo libro di Stefano Mancuso, Il cantico della terra (Laterza) – durante la quale il professore ha fornito una personalissima e più che attuale rilettura del celebre Cantico delle creature di San Francesco D’Assisi –, e Battiato svelato. Edito da Rai Libri, e curato da Giorgio Calcara, quest’ultimo scandaglia la figura del Maestro siculo attraverso le testimonianze di numerosi amici e colleghi. Tra questi, il polistrumentista Vincenzo Zitello che, presente sul palco dello Spazio Rai con la sua arpa, ha alternato l’esecuzione di alcuni brani a considerazioni sull’eredità di Franco Battiato e a ricordi del loro rapporto professionale e amicale, dall’esperienza negli embrionali Telaio Magnetico in poi.

La presentazione del catalogo ragionato di Fabio Mauri sulla Pista 500

Nella sterminata rosa di eventi proposti dal Salone non potevano mancare gli appuntamenti curati dal Castello di Rivoli che, oltra ai laboratori artistici collocati nello spazio Bookstock, hanno previsto anche una serie di talk sulla Pista 500.
Data la monumentalità dell’impresa, non si può non menzionare la presentazione del catalogo ragionato di Fabio Mauri: un lavoro pantagruelico pubblicato da Alemandi, a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e coordinato da Sara Codutti, che raccoglie più di 3mila e seicento opere dell’emblematico artista romano (attualmente celebrato pure in una ricca retrospettiva presso la galleria Michela Rizzo di Venezia).

Consultabile anche online, la pubblicazione ha richiesto più di un decennio di sforzi e di ragionamenti prima di raggiungere le forme attuali, una fisica e l’altra digitale. “La dimensione del libro è stata veramente una battaglia veramente con i committenti, con gli editori, con la famiglia, con tutti”, ha raccontato Christov-Bakargiev. “Ma io non sono antidemocratica, cioè chiunque voglia accedere ai saperi di questo libro, it’s here, you know, 30 secondi e gratuitamente puoi leggere tutti i saggi e cercare un’opera precisa. Non è una chiusura del sapere, ma è un’estremizzazione: ci sono l’estrema apertura, che è l’online, e l’estremo sentimento fenomenologico di essere davanti a un oggetto e davanti al fatto che i pensieri pesano. Cioè, se tiri addosso una certa idea a una persona la puoi anche uccidere. Si può uccidere o si può essere uccisi. L’ideologia per Mauri non era insostanziale, immateriale, leggera, ehm angelica, ma era agentica, cioè dal verbo agire. Le idee sono mattoni e possono portare a realizzazioni personali, felicità, educazione, eccetera, o possono portare a cose mortifere. Tutto questo è rappresentato dal peso di questo libro”.

La pratica dell’archivio al Salone del Libro


Ma il Salone del Libro non è fatto solo di talk e presentazioni ma anche delle tantissime realtà editoriali che con amore e dedizione portano avanti imponenti operazioni divulgative. Tra queste, a proposito di imponenti ricerche d’archivio, vi è la casa editrice torinese Miraggi (specializzata in cultura ceca) che ha da poco dato alle stampe Kundera without Kundera: una monografia collettiva a cura di Alessandro Catalano e Alessandro Metlica che, grazie al supporto di saggi, bozzetti, produzioni giovanili, foto inedite, e di una prima cronologia ragionata della vita e dell’opera di Kundera, restituisce un ritratto a tutto tondo del grande scrittore.

Le ricerche sull’archivio sono anche alla base di Archivorum, progetto fondato da Mia Rigo Saitta nel 2019 con l’intento di guardare agli archivi contemporanei non come dei depositi fissi, ma come qualcosa di dinamico che possa coinvolgere il più possibile artisti e case editrici indipendenti dedicate all’arte.

Sorprese e debutti a SalTo 2026

Ovviamente, anche quest’anno non è mancata la scoperta di stand sorprendenti che si posizionano in maniera particolare sul mercato offrendo punti di vista precisi e trasversali. Fra questi menzioniamo Wom Edizioni – coraggiosa e raffinata casa editrice, artefice di un gran bel volume su Aubrey Beardsley –, e due debutti, l’irriverente Manifesti abbastanza ostili, e La fine del mondo: l’incisiva rivista di fumetti fondata da Maicol&Mirco, in collaborazione con Il Manifesto, che tramite l’arte di diversi mostri sacri del settore (da Bruno Bozzetto a Shintaro Kago, passando per Robert Crumb, Altan e Gipi) offre sguardi diversi, distopici e al contempo speranzosi, nei confronti del nostro tempo.

Ed è proprio nel segno della speranza che si chiude questa edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, quella che le nuovissime generazioni possano trovare terreno fertile per trasmettere empatia e rispetto per ogni forma di vita attraverso i propri talenti.
Lunga vita al Salone del Libro allora, il prossimo appuntamento è per il 13 maggio 2027.

Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso

Valerio Veneruso

Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo. Tra le mostre recenti: la personale RUBEDODOOM –…

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