Solo parole e niente immagini. Il nuovo numero della rivista Le Dictateur

Sta per essere presentato a Roma e a Venezia il sesto numero di “Le Dictateur”, la rivista ideata da Federico Pepe e Pierpaolo Ferrari. E non mancano le sorprese

Le Dictateur n. 6
Le Dictateur n. 6

È il 2006 e Federico Pepe, artista, grafico e designer, dà vita, insieme a Pierpaolo Ferrari, a Le Dictateur. “Una rivista dall’anima estrema”, la definiscono i suoi fondatori. Una pubblicazione, giunta alla sua sesta uscita, che si ripete nella differenza, che mantiene l’identità cambiando continuamente volto. Un museo di carta dove le opere degli artisti hanno trovato un albergo in cui conformarsi, un luogo elettivo da cui attingere vita e scopo. Ma anche altro: come il genio che esce dai confini della lampada, lo spirito di Le Dictateur ha avuto modo di trasmigrare e prendere corpo nello spazio fisico. Abitualmente a Milano, prima in via Nino Bixio, poi in via Paisiello e in futuro, chissà, nei seminterrati di Le Dictateur Studio, aperto più recentemente in via Melzo. E poi pellegrinaggi occasionali nei santuari dell’arte internazionale: Tate Modern, Palais de Tokyo, MoMA Library. Tra i compagni di viaggio: Cattelan, Vascellari, Tuttofuoco, Gabellone, Pivi, Cuoghi e moltissimi altri.
Ecco dunque che fa la sua apparizione il sesto numero, che sarà presentato il 13 maggio nella Archive Wall del MAXXI di Roma e il 19 maggio nel Teatrino di Palazzo Grassi a Venezia. L’usuale formato è stravolto, ci troviamo tra le mani un volume di oltre quattrocento pagine, rilegato in tela nera, certo la prova più impegnativa affrontata fino a ora, come ammette Federico Pepe.

Le Dictateur n. 6
Le Dictateur n. 6

IL SESTO NUMERO DI LE DICTATEUR

Se nei precedenti cinque numeri le parole sono inesistenti e il gioco è condotto dalle sole immagini, qui si rovescia il discorso e si ribalta il tavolo, solo parole e niente immagini.
Poco meno di una trentina di curatori sono invitati a fantasticare sulla “mostra perfetta”, una mostra che esista solo nello spazio della mente, “per spostare il confine del pensiero curatoriale, riducendo la mostra al suo puro noumeno. Al logos che era in principio”. Un’esortazione a riassorbire nell’immaterialità del verbo la sostanza dell’arte, a disincarnare a ritroso la corporeità delle opere. Come sarà stata interpretata questa sfida? Per saperlo non resta che aprire il libro e guardare le parole.
Tuttavia non sarebbe esatto dire che le immagini siano completamente assenti, in realtà c’è spazio anche per loro: attraverso una sorta di coup de théâtre grafico, viene loro pur concesso un ritaglio di presenza, ma negativa e fantasmatica: riassorbite nell’oscurità, rimane solo la loro traccia carbonizzata in riquadri completamente anneriti. Lo status di libro illustrato non viene così del tutto smarrito: ma la chiarezza e lo splendore contenuti nell’etimologia di questo termine sono qui il risultato di una luce nera che respinge la visione a ritroso nei sentieri della fantasia o nei ripostigli della memoria.

Alberto Mugnaini

https://www.ledictateur.com/

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Alberto Mugnaini
Alberto Mugnaini, storico dell’arte e artista, si è laureato e ha conseguito il Dottorato di Ricerca all’Università di Pisa. Dal 1994 al 1999 ha vissuto a New York, dove è stato tra i fondatori del laboratorio di design “New York Works”. Nel 2006 ha dato vita al progetto “AlbertoAperto”, che prevede progetti di mostre e di interventi culturali all’interno del suo studio di Milano. È stato collaboratore di “La Nazione”, “Abitare”, “Flash Art”. Le sue pubblicazioni, oltre che l’arte contemporanea, hanno avuto per oggetto il Manierismo e i rapporti tra arte e scienza. I suoi lavori di design e scultura sono stati esposti nei principali musei milanesi quali il Bagatti Valsecchi, il Poldi Pezzoli e il Design Museum della Triennale.