Bruno Bozzetto non è solo la storia ma anche il futuro dell’animazione italiana
A 88 anni il celebre animatore ha ricevuto il David Speciale alla 71° edizione dei nostri “Oscar per il cinema”; perché, con il suo lavoro paziente e creativo, il maestro continua a stupire, rappresentando la resistenza e disegnando il futuro del cinema d’animazione italiano
È di un premio alla carriera quello di cui parliamo, quando citiamo il David Speciale che ogni anno viene assegnato ad un personaggio che nella vita si è distinto per le sue qualità cinematografiche. I David, gli Oscar italiani per il cinema, quest’anno omaggiano la carriera di un grande artista e animatore, che odia essere chiamato “maestro” e che ha sempre fatto dell’ironia la sua cifra stilistica. Carosello, cinema, cortometraggi, pubblicità: il variegato mondo di Bruno Bozzetto (Milano, 1938), che dalla sua Bergamo continua a realizzare vignette e cartoon, non smette di stupire. Le recenti vignette di Beelen e Doggy escono dalla stessa voglia di comunicare con leggerezza temi importanti e spesso ostici per noi “umani”. Non un maestro quindi, Bozzetto, ma una persona curiosa e sempre alla ricerca di qualcosa da raccontare con segni semplici e (poche) parole graffianti. Una carriera, la sua, costellata di premi importanti che non frenano però la sua curiosità, vera guida di un artista che continua a guardare verso il futuro. Dall’artigianale al digitale, nulla lo spaventa. Anzi, i limiti della tecnologia e degli strumenti a disposizione sono uno stimolo a inventare, andare oltre, superare il limite. Dall’asse da stiro della mamma fino alla tavoletta grafica e ai software di animazione paperless tutto gli è utile per creare. Ecco come lo stesso Bozzetto sintetizza la propria arte: “L’idea è fondamentale, nasce tutto dall’idea (…) La frase più bella che ricordo nella mia vita l’ha detta un bambino quando parlava di un disegno: ‘Che cos’è un disegno? È un’idea con intorno una linea’. È bellissimo, questa è tutta la mia vita“.
Il David Speciale quest’anno guarda al futuro
Il cinema d’animazione, dice Guillermo del Toro, non è “per bambini” e non è il “figlio minore” del Cinema con la C maiuscola. “Animation is film” diceva del Toro in occasione del Premio Oscar al suo Pinocchio, e proprio in queste dichiarazioni possiamo inserire il lavoro di Bozzetto, dal suo famoso cortometraggio Cavallette, candidato ai Premi Oscar nel 1991 fino ai suoi lungometraggi Allegro non Troppo (quest’anno compie cinquant’anni), Vip, mio fratello superuomo del 1968 fino al corto Sapiens? del 2024. Film e cortometraggi per un pubblico ampio e adulto, capace di cogliere ironie e giochi meta-cinematografici in un contesto stilistico volutamente essenziale.
Bozzetto è considerato a ragione uno dei più importanti protagonisti dell’animazione italiana, che ha faticato ad essere riconosciuta in un panorama occidentale dominato dagli Stati Uniti prima, e dall’animazione asiatica poi. Complice anche il preconcetto dell’animazione come “genere” per bambini, in Italia si è sempre faticato a riconoscere alla tecnica un ruolo a sé, come linguaggio in grado di affrontare diversi generi e tematiche. Ma il futuro dell’animazione è proprio questo: guardare ad un potenziale infinito di storie, di tecniche e di stili, per raggiungere un potenziale infinito di pubblici. E Bruno Bozzetto questo lo aveva capito bene e prima di tanti altri, offrendo disegni semplici ma storie mai semplicistiche, ingannando l’adulto con una grafica infantile per poi farlo cadere sui suoi stessi passi, invitando sempre a ragionare, e metterci del proprio in ciò che si guarda. Più l’immagine è sintetica più il cervello dello spettatore è obbligato a completarla, darle un senso, intervenire in prima persona per chiudere un cerchio. Interazione, coinvolgimento plurisensoriale, pluralità di letture: ecco in poche parole il contemporaneo e il futuro dell’animazione. Ecco, in essenza, il cinema di Bruno Bozzetto. “Il David Speciale a Bruno Bozzetto non è solo un omaggio a una carriera leggendaria, ma è il riconoscimento a un artigiano del disegno che ha saputo rendere l’animazione un linguaggio universale e colto” ha affermato Lucia Borgonzoni, Sottosegretaria alla Cultura.
Bruno Bozzetto: dall’asse da stiro al Walt Disney Museum
Nato dalla stretta collaborazione di Bozzetto con i suoi figli, lo Studio Bozzetto ha oggi un grande raggio d’azione tra pubblicità animate e serie tv, ma tutto è nato tanto tempo fa, quando un giovanissimo ragazzo realizzò a vent’anni Tapum! La storia delle armi (passato al Festival di Cannes nel 1958) grazie ad un asse da stiro prestato dalla mamma e una camera verticale costruita dal papà. Nel 1960 nacque la Bruno Bozzetto Film, nota per la produzione di tanti Caroselli, dei cortometraggi del Signor Rossi e sigle televisive grazie alla collaborazione di Guido Manuli. Famose quelle per Portobello, Scacciapensieri, Scommettiamo? Ma anche i Caroselli entrati a far parte dell’immaginario popolare quali Unca Dunca, Stock, Pildo, Poldo e barbablù e tanti altri.
Proprio grazie alle pubblicità animate Bozzetto riesce a finanziare i suoi lungometraggi, tra cui spicca per originalità e raffinatezza proprio Allegro non troppo, che presenta una storia di personaggi in cerca d’autore che fanno partire con l’orchestra dei cortometraggi animati a sé stanti. Erroneamente accostato a Fantasia di Disney, il film di Bozzetto è un susseguirsi di gag in live-action e invenzioni animate. Con il film West and Soda Bozzetto letteralmente inventa lo spaghetti western prima di Sergio Leone nel 1965, mettendo in scena le classiche scene del western ma in chiave comica ed esagerata. Numerosi e fortunatissimi i cortometraggi del Signor Rossi, e il lungometraggio Vip, mio fratello superuomo per cui viene associato, anni dopo, a Gli incredibili della Pixar Animation Studios che, assieme a Disney, gli dedica una mostra al Walt Disney Museum nel 2013. Così John Lasseter commenta la mostra: “I film di Bruno Bozzetto sono stati una delle mie maggiori ispirazioni come animatore e narratore. Ha creato alcuni dei film d’animazione più divertenti mai realizzati ed è uno dei narratori più brillanti in circolazione. I disegni di Bruno sono così accattivanti e il suo tempismo comico è davvero insuperabile”. La Bruno Bozzetto film realizza poi Mistertao, della durata di soli due minuti e mezzo, che vale a Bozzetto l’ Orso d’oro al Festival di Berlino nel 1990 ed il cortometraggio Cavallette a cui è stata attribuita la Nomination all’Oscar nel 1991.

Una carriera verso l’infinito e oltre
Nel 1995 realizza per Hanna Barbera Cartoon un cortometraggio in animazione di 7 minuti dal titolo Help? In Italia è anche famoso nel campo della divulgazione scientifica, grazie alle famose pillole che realizza in collaborazione con Piero Angela per la sua rubrica televisiva Quark. La curiosità di Bozzetto non si ferma e alle soglie del 2000 realizza diversi corti con il software Macromedia Flash, che gli consente di mantenere e anzi portare alle estreme conseguenze il suo stile asciutto ed essenziale. Europe&Italy, così come la serie Tony e Maria, si affacciano all’era di internet proponendo un mondo visto sempre dall’alto, quasi fossimo caduti in Flatlandia di Edwin A. Abbott. Marco Bonfanti gli dedica il documentario Bozzetto non troppo, mentre il MIC di Milano ha proposto una originale mostra-immersione nei lavori di Bruno Bozzetto con le installazioni de “La pop art animata di Bruno Bozzetto” conclusasi qualche mese fa. Bozzetto ha ricevuto più di 150 prestigiosi premi internazionali, ma ancora non si ferma: ha nel cassetto più di un lungometraggio animato, oltre a tantissime vignette.
Disegnare per un futuro di pace, le parole di Bruno Bozzetto alla premiazione
Animalista, ecologista e fermamente legato alle cause per la salvaguardia del nostro pianeta, ecco come Bruno Bozzetto ha salutato il David Speciale alla carriera 2026: Desidero ringraziare di cuore tutti quelli che mi hanno espresso il loro entusiasmo per il premio alla carriera, assegnatomi ai David di Donatello. E li ringrazio anche nome dei collaboratori dello studio, perché se ho fatto carriera l’ho fatta grazie e soprattutto a loro. A tutti loro, dal primo all’ultimo. E a mio padre Umberto, perché è stato il primo a credere in ciò che stavo facendo e che, negli anni 50, sembrava pura follia. E visto che mi piace affidarmi al disegno per esprimere ciò che penso, il premio quest’anno me lo immagino così: un David che impugna una matita anziché la spada, per promuovere l’arte, la poesia e l’umorismo, anziché la guerra”.
Giulietta Fara
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