Il fenomeno social Alvar Aaltissimo ha riunito in un libro una serie di piante di appartamenti immaginari in affitto a Milano. Portando alla ribalta un argomento di grande attualità

Nato e cresciuto sui social, Alvar Aaltissimo debutta in libreria per Corraini con una raccolta di piante di appartamenti immaginari, ipoteticamente disponibili in affitto in un luogo preciso: Milano. Accanto alla satira, il libro sollecita una riflessione sulla città e sui troppi “–issimi” a essa associati. Lo abbiamo intervistato.

Cino Zucchi, nel saggio incluso nel tuo libro, cita un lavoro dell’antropologo Marc Augé, che analizza una serie di annunci immobiliari relativi a case di campagna come specchio dei valori sociali ed esistenziali dei francesi. Anche se non si tratta di annunci reali, che cosa dicono le tue Case Milanesissime di Milano e dei milanesi di oggi?
Penso che come premessa sia importante cercare di capire chi sono i “milanesi di oggi” e cosa si intende per “milanesità”, aggettivo molto utilizzato e talvolta anche estremizzato nel “Milanesissimo” di cui mi sono appropriato per il titolo del libro. La scelta di incentrarne il tema sull’abitare milanese del panorama contemporaneo è ricaduta sul mercato degli affitti e non su quello delle vendite per un motivo preciso. Milano è la città accentratrice nel nostro Paese e, in certi ambiti e a certi livelli, si deve necessariamente passare di lì almeno per un periodo della propria vita: la volatilità del mercato degli affitti è quindi una condizione di milanesità. Di sicuro c’è chi a Milano ci sta bene e chi investe per restare lì tutta la vita e farci una famiglia, ma non possiamo dimenticare chi, suo malgrado, accetta il compromesso di stare a Milano perché è l’ultima spiaggia se si vuole restare a vivere (o sopravvivere) nel nostro Paese.

E che cosa ci dicono, invece, degli architetti e dei loro tic?
Con il disegno nero su bianco in planimetria di appartamenti che vengono organizzati senza un criterio (a onor del vero spessissimo da non architetti, ma da virtuosi proprietari di casa), ho cercato di richiamare alcuni architetti che spesso sembrano vivere fuori dal mondo, disinteressati alle problematiche, ad affrontare le urgenze della contemporaneità. Non sono dell’idea che l’architettura possa essere salvifica, ma mi interrogo sul ruolo che riveste la professione oggi. Il libro nasce da una considerazione a proposito di un bellissimo volume di qualche anno fa, intitolato Case Milanesi, che ci propone una mappa della città di Milano e i disegni delle migliori architetture residenziali meneghine del Novecento, progettate da grandi nomi come Portaluppi, Muzio, Caccia Dominioni o Magistretti. Mi sono chiesto: “Quali sono oggi le case che descrivono meglio la contemporaneità e la condizione di milanesità?” Di sicuro non le costosissime ville o le torri sempre più alte. L’operazione è stata disegnare con canoni grafici precisi e rigorosi, estendendo il concetto di architettura a ciò che architettura non ci sembra affatto.

Alvar Altissimo – Case Milanesissime (Corraini, Mantova 2021)
Alvar Altissimo – Case Milanesissime (Corraini, Mantova 2021)

IL LIBRO DI ALVAR AALTISSIMO

Tra le questioni che appaiono sullo sfondo ci sono la gentrificazione e l’idea di una “Milano che non si ferma” ma che, nella sua corsa, rischia di lasciare indietro una parte dei suoi cittadini. Che cosa ne pensi?
Penso che sia esattamente così. Ogni tanto è importante fermarsi e chiedersi: dove sta andando Milano? Ma soprattutto, dove sta andando l’Italia? E l’Europa? E il mondo? E i marò?

Un aspetto che distingue il libro dalla maggior parte dei tuoi contenuti social è la scelta di puntare su basiche rappresentazioni planimetriche, “a fil di ferro”. Nessun render, nessun montaggio fotografico, come quelli ai quali ci hai abituati fin qui; pochi colori e retini. Una modalità per tenere distinti e separati i due canali di comunicazione? Oppure c’è anche la volontà di incoraggiare a un ritorno alla lettura dello spazio nella sua forma più autentica e pura, senza quella “sovrabbondanza di immagini” tipica del mercato immobiliare?
Il motivo per cui tendo a sovrabbondare nei render e a sovrapporre informazioni, testi e riferimenti visuali nei progetti condivisi sui social, (che, nel caso non si fosse capito, sono progetti REALI), è dovuto a quello che chiamerei un “adeguamento di stile” rispetto a un certo tipo di contenuti diffusi su internet. Per quanto riguarda la grafica del libro, penso che non ci fosse necessità di sovrabbondanza grafica: sia perché è un’evasione dal mondo del web, sia perché la descrizione di queste Case doveva essere precisa e oggettiva. Un corridoio troppo stretto per il passaggio di una persona, in un render può essere camuffato con un punto di vista alterato a tal punto da farlo sembrare di misura adeguata: nella rappresentazione planimetrica questo non è possibile e non si lascia spazio all’interpretazione (e neanche al passaggio della persona).

Roma sul Serio. Courtesy Alvar Altissimo
Roma sul Serio. Courtesy Alvar Altissimo

I PROGETTI DI ALVAR ALTISSIMO

Hai progettato il Ponte sullo Strettissimo, il villaggio vacanze pugliese Trullhattan, la Città di Vaccinia e il Museo del Memecento, prendendo così idealmente parte a uno dei concorsi di architettura più importanti dell’anno; ti sei congratulato con Carlo Calenda per essere diventato sindaco di “Roma sul Serio”, ironizzando sullo slogan della sua campagna elettorale. L’attualità sembra essere il punto di partenza privilegiato per molte tue proposte progettuali, spesso dense di riferimenti da cogliere a poco a poco, dopo una prima lettura più “leggera”. Ci racconti il tuo metodo di lavoro?
Sia i fenomeni di costume che l’attualità mi forniscono gli spunti per progettare. Partendo da un argomento non necessariamente di architettura, cerco di tramutarlo in progetto. Segue un’intensa ricerca di tutte le diramazioni possibili che ne costituiscono i “layer” di riferimenti visuali o architettonici. Faccio un paio di esempi specifici: nella “Casa Balcone” o “Casa Lockdown” – le parole chiave sono “balcone” e “lockdown”. Da qui, a partire da “Balcone”, immagino un condominio fatto di grandi terrazzi, da cui si affacciano il meme “Ce la faremo!”, l’Umarell che guarda triste l’orizzonte, Ciro dei the Jackal in versione video “Vrenzole” e la signora che urla “Maledettiiiiiiiiiiiii!” (uno dei miei meme preferiti di sempre). Dalla parola “Lockdown”, invece, lo spazio per lo Smart Working (separato da quello per lo Stupid Working) oppure la colorazione degli edifici in base alla zona Gialla, Arancione o Rossa.

Trullhattan. Courtesy Alvar Altissimo
Trullhattan. Courtesy Alvar Altissimo

E per quanto riguarda Trullhattan?
Nel caso di Trullhattan, invece, partendo da una possibile città di fondazione con grattacieli ispirati alla vera tradizione pugliese, le parole individuate sono state “New York – Manhattan” e “Omologazione”. Da qui una immagine manifesto che ricalca esattamente il disegno di Madelon Vriesendorp per la copertina di Delirious New York: I grattacieli di Manhattan stesi sul letto diventano i Grattatrulli, sotto al letto la mappa di Trullhattan, sul comodino il Trullo di Fabio Novembre e, al di là della grande finestra, tutti i grattacieli della città con facce di tanti Albani che osservano la scena. Direi quindi che la progettazione avviene attraverso la continua elaborazione a partire da alcune specifiche e significative “parole chiave”.

Dai social a un libro con Corraini, fino a Cino Zucchi che, da ex curatore del Padiglione Italia, “auspica” che il prossimo sia co-curato da te, ArchiBoy, ArchiNumi, ArchiTerror e ArchiTrash. Pronto per la Biennale 2023? Cosa non dovrebbe mancare nel “Padiglione Italianissimo”?
Un culturista con problemi di apnea, una violoncellista nuda con le crisi di panico, un puledro magico invischiato nel petrolio, un treno che partirà alla volta dell’isola pedonale, un comitato di artisti che battibeccano su qualsiasi questione” (Caparezza in Saghe Mentali, BUR Rizzoli, 2020) Di questo e altro non ci sarà traccia nel Padiglione. Per scoprire cosa ci sarà, rimanete sintonizzati sulle nostre frequenze.

Giulia Marani e Valentina Silvestrini

Alvar Aaltissimo – Case Milanesissime. Piante dell’abitare del XXI secolo
Corraini Edizioni, Mantova 2021
Pagg. 120, € 13
ISBN 9788875709716
https://corraini.com/

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.