La Razza Umana di Oliviero Toscani in un ospedale di Pescara

1432

Mariantonietta Firmani racconta come e perché ha portato le fotografie di Oliviero Toscani in giro per Pescara e poi, in maniera permanente, nel locale Ospedale Civile

Quando l’opera d’arte è capace di racchiudere e trasmettere valori universali, non può stare nei musei, relegata “all’ora di educazione artistica”, ma deve stare nella vita quotidiana di ogni singolo individuo, fruibile tutti i giorni, in ogni istante, da quello più felice a quello più triste. Questo il principio generatore degli allestimenti di Razza Umana a Pescara, pensando alle parole di Cristian Norberg-Schulz in Genius Loci del 1979: “L’individuo non può raggiungere la presa esistenziale tramite solo la conoscenza scientifica; per far questo egli ha bisogno di simboli, opere d’arte che rispecchino situazioni esistenziali, opere che conservano e trasmettono significati”. Perciò, il luogo ideale per Razza Umana di Oliviero Toscani è lo spazio collettivo della piazza, nel senso della greca agorà. L’arte esce dal museo e ritorna con forza nel suo vero spazio vitale, in luoghi centrali per la vita dei cittadini, in spazi pubblici da condividere, per vincere insieme le sfide continue della società. Infatti, dopo contesti eccellenti come Piazza della Rinascita, Università G. D’Annunzio, Aeroporto d’Abruzzo, Razza Umana di Oliviero Toscani è approdata in forma permanente all’Ospedale Civile di Pescara.

OLIVIERO TOSCANI ALL’OSPEDALE DI PESCARA

Questa mostra, ideata e realizzata da chi scrive, grazie a Toscani che ha accettato di donarla per una causa collettiva, vuol essere un sorriso di conforto per tutti coloro che si trovano temporaneamente imprigionati nella malattia, e un messaggio di gratitudine a tutti coloro che hanno scelto di occuparsi del benessere fisico della società. L’ospedale è luogo di sofferenza ma anche e soprattutto di speranza, per tutti gli esseri umani che trovano una via di guarigione nella ricerca scientifica e medica, in continua evoluzione, accessibile ai cittadini proprio nel servizio pubblico così prezioso.
Troppo spesso pochissime risorse sono impegnate per rendere gli spazi ospedalieri piacevoli, coinvolgenti e avvolgenti, capaci di proiettare pazienti, parenti e personale in ambiti di pensiero che superino il contingente negativo legato alla malattia. Del resto, è opinione diffusa tra medici e scienziati che un pensiero positivo aiuta, accelera, a volte addirittura determina, la guarigione. Per questo, e altri motivi confluenti, le architetture degli ospedali andrebbero pensate come luoghi confortevoli e stimolanti, sotto il profilo emotivo e relazionale, quasi luoghi di vacanza, pur salvaguardando la funzionalità di strutture tecniche e servizi, come del resto accade in prestigiose cliniche private.
Un’intera mostra d’autore presente in un ospedale è cosa rara e rivela la lungimiranza dell’Amministrazione ospedaliera che l’ha resa possibile. A partire dal D.G. D’Amario che ha creduto nel valore proiettivo del progetto, fino ai dirigenti dell’AUSL che hanno curato i molteplici adempimenti burocratici, risolvendo ogni problema contingente. Infatti, oltre all’altissima affidabilità del servizio sanitario, particolarmente rinomato per alcuni reparti di eccellenza, l’AUSL di Pescara mira al benessere olistico dei propri pazienti e del proprio personale medico e paramedico, impegnandosi a innovare e rendere sempre più accoglienti e confortevoli i propri spazi.

Oliviero Toscani
Oliviero Toscani

LO SPECCHIO IN ARTE E ARCHITETTURA

Nel progetto di allestimento l’obiettivo era di trasformare la hall d’ingresso di un ospedale nella hall d’ingresso di un museo o di un teatro, ovvero in un luogo di cura del pensiero e dell’anima, oltre che del corpo. Dato prioritario era anche quello di rispettare la massima funzionalità degli spazi costantemente soggetti a potenziale emergenza, per questo era necessario lasciare liberi i percorsi. Così, Razza Umana Pescara, nata come allestimento tridimensionale, è stata allestita a filo parete sulle ampie superfici vuote e amorfe, con l’idea di aprire finestre sul mondo, nuovi punti di vista su culture e pensieri altri. Elementi strutturali, superfici interstiziali e volumi aggettanti sono invece stati rivestiti con superfici specchianti, rigorosamente anti-infortunistica, che diventano strumenti per restituire la profondità tridimensionale del progetto originario di Razza Umana, e creare un dialogo costante con i cittadini.
Lo spaesamento dimensionale creato dalle gigantografie di Toscani è rafforzato dallo straniamento sensoriale dello specchio che, moltiplicando i punti di vista, annulla la percezione della struttura fisica dello spazio rendendolo fluido e personale, costruito ex novo da ogni singolo individuo, da ogni singolo sguardo. La scelta dello specchio come finitura dello spazio, ammicca all’impulso irrefrenabile di guardare il nostro riflesso, che dal mito di Narciso non si è affatto spento ai giorni nostri, semmai moltiplicato dal culto dell’apparenza.
Lo specchio in arte e architettura, tuttavia, non è una finitura ma un pensiero altro dello spazio. È il preciso desiderio di contenere l’intorno, la natura, la società e la storia nel proprio progetto. Un intervento leggero che si mimetizza e si limita a raddoppiare la bellezza già esistente. Nella hall dell’Ospedale Civile di Pescara tutte le pareti rivestite di pannelli altamente specchianti, riflettono e moltiplicano la bellezza dei giganti di Razza Umana, riflettono e moltiplicano la bellezza delle persone che ci vivono, lavorano, transitano, ricercano speranze e nuove possibilità di vita. Gli esseri umani si ammalano quando perdono il contatto con se stessi, con la profondità del proprio cuore. La dimensione straniata e fuori-scala crea l’emozione e lo spostamento del pensiero verso dimensioni altre e lo specchio richiama ciascuno a guardarsi dentro. Naturalmente di specchi in arte e architettura sono stati scritti fiumi di parole su opere di grandi autori, da Jan Van Eyck a Joseph Paxton, da Jeff Koons a Norman Foster, e Michelangelo Pistoletto, Alfredo Pirri, Anish Kapoor e molti altri.

Oliviero Toscani. Più di 50 anni di magnifici fallimenti. Exhibition view at MAR, Ravenna 2019
Oliviero Toscani. Più di 50 anni di magnifici fallimenti. Exhibition view at MAR, Ravenna 2019

IL RAPPORTO FRA ARTE E SOCIETÀ

Produrre una reale interazione tra arte e società implica il coraggio dell’ascolto che è l’esatto contrario dell’astuzia della manipolazione. Per ascoltare davvero è necessario non essere fedeli a preconcetti e ideologie di alcun genere, e così diventa impossibile appartenere a questo o quell’ambito di relazioni scegliendo di restare al centro, ad una distanza dalla quale si riesce ad avere, almeno intuire, una visione libera e potenzialmente obiettiva. Dopo anni di lavoro sul campo, e di ascolto delle molte diverse esigenze, sempre con l’intento della reciproca contaminazione tra linguaggi e territori, mi pare che i molteplici ambiti della società – politica, cultura e formazione, impresa – spesso lavorano separatamente, con disvalore per tutti. Infatti in Razza Umana Pescara ho coinvolto enti, formazione e imprese, grazie al sostegno dell’imprenditore Marramiero che ha coinvolto amici e colleghi. Altresì, un progetto di arte nella società non può stare solo dalla parte dell’artista che è “un errore biologico rispetto all’opera” come sostiene Achille Bonito Oliva, ma deve compenetrare le esigenze dei luoghi e delle collettività che incontra.
C’è da dire che i grandi veri artisti hanno sempre avuto questa sensibilità. Un progetto di arte nella società non può scendere a compromessi con desideri più o meno palesi dei committenti che a volte hanno a cuore la divulgazione culturale, a volte perseguono contorti giri di azioni per raggiungere vari ambiti di potere e manipolazione collettiva dietro la maschera della cultura che in questi casi è sempre a buon mercato, lusinga presenze locali con strascichi numerici e rifugge situazioni di vero stimolo intellettivo, diffondendo proclami puntualmente disattesi.

Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 2018 © olivierotoscani
Oliviero Toscani, United Colors of Benetton, 2018 © olivierotoscani

LA RAZZA UMANA DI OLIVIERO TOSCANI

Un ospedale è il luogo della collettività dove, più che in ogni altro, è presente la complessità umana, tra forza e debolezza: la forza della cura e la debolezza della malattia. Razza Umana racconta con geniale semplicità le molteplicità di pensiero e di sentimento della vita stessa, presente nelle diverse parti del mondo, essa rimanda immediatamente all’idea del viaggio come attitudine a sperimentare nuove possibilità, prima di tutto con il proprio pensiero aperto e positivo. Razza Umana all’ospedale di Pescara è un invito a intraprendere un viaggio alla ricerca della parte migliore di ciascuno di noi, quel viaggio che ci auguriamo possa portare tutti a vincere nel più breve tempo possibile la sfida contro la malattia, l’imprevisto che ci mette alla prova.
Inoltre, in un luogo tanto cruciale e complesso per la società come un Ospedale, luogo democratico per eccellenza perché fruito indistintamente da tutti i cittadini delle più disparate estrazioni sociali, la scelta del prodotto artistico doveva essere il più possibile vicino alla percezione empatica, doveva essere accessibile a tutti come la fotografia. Per Achille Bonito Olivala fotografia è uno strappo della pelle, sulla realtà, è ciò che l’occhio meccanico e fisiologico del fotografo riesce a portare in superficie, è la celebrazione di una superficie che viene da lontano”. Tutti i grandi fotografi, come i grandi artisti, hanno un tema caro nel loro racconto della vita.
A differenza di altri fotografi, il lavoro di Toscani è scevro da ridondanti elucubrazioni storiche e filologiche, ricerche edonistiche e stilistiche. Questo forse proprio perché il suo lavoro nasce con la generativa funzione della comunicazione, subito tradotta in profonda ricerca personale. Nel sodalizio con Benetton, Toscani porta avanti la sua straordinaria ricerca sociale contribuendo a sdoganare storici tabù come: il razzismo, l’omosessualità, la sessualità naturale negata dalla chiesa, la pena di morte come oltraggio stesso alla civiltà, l’anoressia come malattia del consumismo e dell’apparenza, e molti altri. Attraversando molti temi differenti, Toscani racconta della Razza Umana sin dagli esordi del proprio lavoro, dai bambini colorati di United Colors of Benetton negli Anni Ottanta.
Quei bambini sono ora adulti e fanno mestieri, vivono religioni e tradizioni, imbracciano fucili o sfoggiano monili e tatuaggi. Lo stesso Toscani racconta: “Io non fotografo paesaggi a meno che il paesaggio mi serva a spiegare la condizione umana. L’unico e vero scopo dell’arte è la condizione umana. Dall’inizio mi sono sempre interessato alla imperfezione umana. Perché all’interno dell’imperfezione umana c’è tutta la creatività possibile.”. Per questo, la straordinaria ricerca di Oliviero Toscani, intorno all’essere umano, è parsa perfetta per il contesto ospedaliero individuato. E ci auguriamo che questo lavoro possa avere un seguito e aprire la strada a una progettualità condivisa tra funzioni diverse, come quella sanitaria e quella culturale.

– Mariantonietta Firmani

https://www.parallelo42.it/razza-umana-oliviero-toscani/
http://www.olivierotoscani.com/

Dati correlati
AutoreOliviero Toscani
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Fondatrice e direttrice di Parallelo42 contemporary art.