Hic sunt dracones. La mostra di Chiara Camoni e Atelier dell’Errore a Torino

Draghi, riferimenti filosofici, rimandi all’antico: questo e molto nella mostra alla GAM di Torino. Dove si scopre una sintonia inaspettata fra l'opera di un'artista piacentina e un collettivo di outsider art

Descrivere la complessità della mostra di Chiara Camoni e del collettivo Atelier dell’Errore alla GAM di Torino significa accogliere miriadi di interpretazioni, astrusità, attinenze storiche e variazioni possibili e impossibili. Ci si affida subito al titolo, Hic sunt dracones, incipit che prepara il visitatore alle tante meravigliose toccanti storpiature, con una variazione sul tema che trova il suo originale in una usuale indicazione della cartografia antica: nelle legende delle mappe dell’Africa, infatti, si segnalavano le terre ignote con la locuzione ‘hic sunt leones’; la frase è diventata poi d’uso scherzoso, per denotare o un pericolo non determinabile o una lacuna culturale.
Fin dall’inizio, perciò, si impara sia a considerare qualsiasi alito di vento, qualunque spillo apparentemente perduto o abbandonato, indispensabile alla comprensione dell’esposizione – per ogni opera si cercano indizi, segnali nascosti, testimonianze di passaggio o tentativi di elusione ‒, sia, al contrario, ad accettare una sensazione di estatico enigma, come se si fosse capitati all’interno di un rebus vivant colmo di frammenti di flashback, forme riconoscibili, desideri e sogni riassemblati. Le opere formulano tutte, con modalità o totemiche o evanescenti, dissertazioni sul medesimo argomento, ovvero sul pensiero metamorfico.
Il pensiero metamorfico”, scrive la curatrice Elena Volpato, “è una variante diversa e sorella del pensiero della contraddizione. In letteratura è il pensiero che giunge da fuori […] serpentino e ossessivo come quello oracolare delle pizie. Dona la capacità di leggere simbolicamente, in filigrana, ogni aspetto del reale; di guardare ogni forma nella sua continua possibilità di trasformazione e analogia con altre forme. Significa saper guardare una cosa, riconoscerla, e allo stesso tempo vedere in essa anche ciò che solo apparentemente non è”.

Hic sunt dracones, installation view at GAM Torino, 2022. Photo Roberto Marossi

Hic sunt dracones, installation view at GAM Torino, 2022. Photo Roberto Marossi

CAMONI E ATELIER DELL’ERRORE A TORINO

È un pensiero che “genera draghi”; da non sottostimare la lettura medievistica, perfettamente connessa all’idea di Volpato, della creatura mitologica mostruosa e polimorfa. Innanzitutto, il drago è un essere ibrido cui ogni tradizione attribuisce diversi tratti anatomici; se ne deduce che il contrasto e la difformità dei singoli particolari guidano l’interpretazione delle opere installative di Camoni e AdE, che sorprendentemente imbrigliano il caos e lo plasmano in una composizione ipnotica e avvincente di linee, forme, media e tecniche disparate. In secondo luogo, è da ricordare che gli animali dei bestiari sono anche descritti a somiglianza dell’umano, e proprio attraverso la conoscenza di determinate creature l’uomo può meglio capire se stesso; come scrive Alano di Lille nel De Planctu Naturae (XII secolo): “Ogni creatura è un libro in cui leggere un profondo significato, ci rimanda alla nostra immagine, riflessa come in uno specchio”.
Continua così, nel solco di questa lunga tradizione che giunge all’arte contemporanea con sapiente studio filosofico, la riflessione di Volpato: “AdE e Camoni frequentano l’alterità. L’Atelier dell’Errore lo fa per costituzione, raccogliendo sotto la direzione di Luca Santiago Mora la maestria di giovani artisti, con tratti neurologici atipici, con una naturale predisposizione al soffio errante di quella che gli antichi chiamavano follia: forma principe del pensiero metamorfico. Chiara Camoni è invece in naturale connessione con principi altri rispetto a ogni nostra ortodossia culturale […] sa volgere al femminile il mondo e nel farlo riporta alla luce le origini cancellate, i nostri fondamenti: tralascia Apollo perché ricorda le ninfe serpenti che prima di lui vaticinavano a Delfi”.

Hic sunt dracones, installation view at GAM Torino, 2022. Photo Roberto Marossi

Hic sunt dracones, installation view at GAM Torino, 2022. Photo Roberto Marossi

LE OPERE IN MOSTRA ALLA GAM

Nel percorso, dove ogni opera diviene espressione di un accorpamento labirintico di allegorie e concrezioni emotive, una creatura, tra le altre, delimita la prima parte del tragitto: la leonessa o, meglio, Le leonesse di Chiara Camoni. Le due sculture di terracotta e lana di pecora rimandano a radici risalenti: per contrasto, ‘controbattono’ il leone che coincide canonicamente con l’immagine di Cristo (nella Bibbia nominato come ‘leone della tribù di Giuda’) e che viene spesso raffigurato vittorioso nell’atto di atterrire un serpente o altre creature considerate infernali; per affinità, si avvicinano alla narrazione del Fisiologo, testo greco-alessandrino del II secolo d. C. tra i più divulgati nel Medioevo, che attribuisce al leone la capacità di dormire a occhi aperti.
Per questo pare che alle Leonesse sia stata affidata una funzione tutelare, di attente custodi dello spazio espositivo investito di sacralità, collocandole però non all’ingresso, come accade nelle chiese, ma ai lati di una sorta di strettissimo portale metaforico. La forza e la magnanimità del leone si sdoppiano nello sguardo fisso delle due sculture, detentrici di un segreto escatologico che domina su tutta la mostra.
Hic sunt dracones è un percorso intriso di storia, ricordi, simboli e concetti alti. Un’ennesima intensa prova di virtuosismo colmo di significato degli artisti e della curatrice, che arricchisce gli spazi della GAM con una delle mostre di arte contemporanea imperdibili nel 2023.

Federica Maria Giallombardo

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Federica Maria Giallombardo

Federica Maria Giallombardo

Federica Maria Giallombardo nasce nel 1993. Consegue il diploma presso il Liceo Scientifico Tradizionale “A. Avogadro” (2012) e partecipa agli stage presso l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Biella (2009-2012). Frequenta la Facoltà di Lettere Moderne presso l’Università degli Studi…

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