Come hanno reagito gli artisti durante i lockdown? Una mostra a Roma prova a rispondere

“Fragile” è il titolo della mostra curata da Christian Caliandro alla Monitor Gallery di Roma. Otto artisti approfondiscono le diverse sfaccettature della fragilità, creando una dimensione tanto intima quanto condivisibile attraverso la pura esperienza.

Esperire l’opera, entrare in contatto con essa e con l’artista: questa è la relazione che si crea quando si attraversano gli spazi di Monitor Gallery di Roma. Otto artisti, diversi per indagine, linguaggio e formazione, approfondiscono e svelano i tanti volti della fragilità, ritrovando quella forza capace di rimarginare le crepe profonde attraverso il gesto e il rapporto con l’altro. “Si tratta dunque di (ri)abbracciare il vuoto, il momento”, scrive il curatore Christian Caliandro nel suo testo critico, “ricercando forme inedite di sincerità, di precarietà e di spontaneità”. A susseguirsi in questa vasta, instabile e sospesa condizione ci sono Thomas Braida, Anna Capolupo, Emanuela Barilozzi Caruso, Laura Cionci, Serena Fineschi, Oscar Giaconia, Marta Roberti e Serena Semeraro.

EMOZIONE E RICORDO: UNA MOSTRA CORAGGIOSAMENTE FRAGILE

I sogni si mostrano alla luce del sole, tra sagome poco riconoscibili e ambientazioni surreali. L’onirico si manifesta libero, rispondendo solo alle pulsioni del mondo esterno. Comodini caotici e in penombra calcano una sensazione di claustrofobia confinante, disarmante. Le fragilità parlano all’uomo con la lingua dell’emozione e lo incitano con la forza del ricordo, dell’azione, che diventa segno e resta traccia, come quella impressa su una tovaglia e in un susseguirsi di scatti fotografici, ricordando scampoli di una vita che vorremmo rivivere presto. Altresì, un susseguirsi di morsi su carta rimandano “all’accanimento brutale sul materiale”, sottolinea Serena Fineschi, riflettendo la paura di poter perdere quel saldo controllo sul proprio lavoro, fra “attrazione, dominio e relazione”.

Marta Roberti, Fare fiori in malasana, 2020. Courtesy l’artista & Monitor, Roma Lisbona Pereto

Marta Roberti, Fare fiori in malasana, 2020. Courtesy l’artista & Monitor, Roma Lisbona Pereto

FRAGILE: UNA MOSTRA RELAZIONE PER DAVVERO

Come abbiamo già detto, il tratto distintivo della mostra è l’approccio relazionale, dove il pubblico – svincolato dal ruolo di spettatore – entra come parte attiva del lavoro, tanto nelle opere visibili quanto in quelle performative. Il gesto si esprime in tutta la sua potenza, come quella di un semplice abbraccio e di una stretta di mano; rituali comuni dal sapore passato, di un tempo in cui mai avremo immaginato di dover fare i conti con una pandemia. Ci si apre verso l’altro, verso lo sconosciuto, verso l’imprevisto – come sottolinea il curatore – riassaporando quella bellezza che rimane sospesa nel ricordo, lasciando un’impronta tangibile nel tempo. Se è vero che con la parola “fragile” si tende a indicare qualcosa che potrebbe facilmente rompersi, è altrettanto vero che in quella potenziale debolezza alberga sopita la forza e il coraggio che ci salverà, “se non letteralmente, almeno sarà un tratto distintivo, come la debolezza, l’inefficienza, la lentezza, l’incertezza, come dichiara Serena Semeraro.

– Valentina Muzi 

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Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

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