A Venezia torna il Padiglione della Siria dopo il crollo del regime. L’intervista

Fino al 22 novembre gli spazi degli ex magazzini frigoriferi a Santa Marta ospiteranno l'opera dell'artista siriana Sara Shamma. Un progetto che affronta i temi della memoria, della perdita e dell'identità

Riportare l’attenzione sulla perdita e la memoria dell’identità culturale attraverso la distruzione del patrimonio storico artistico. Questo è il concetto su cui pone le basi il Padiglione della Siria che, dopo l’assenza dal 2024, segna la prima partecipazione del Paese alla Biennale Arte di Venezia dopo il crollo del regime. Un nuovo capitolo per raccontare la Siria attraverso la voce di Sara Shamma (Damasco, 1975), animando gli spazi degli ex magazzini frigoriferi a Santa Marta dell’Università Iuav fino al 22 novembre. Volevamo saperne di più e abbiamo fatto qualche domanda al rettore Albrecht Benno.

Intervista ad Albrecht Benno, rettore dell’Università Iuav di Venezia

Che cosa significa, oggi, presentare un padiglione nazionale siriano alla Biennale di Venezia dopo “decenni” di assenza?
Si tratta di un momento molto importante. La Siria, a causa delle vicende degli ultimi anni, è rimasta a lungo ai margini delle grandi manifestazioni internazionali, come la Biennale di Venezia. Questo ritorno rappresenta quindi un segnale forte di apertura e la possibilità di riattivare relazioni tra Siria e Italia, tra Siria e Venezia, ma anche tra Venezia e città come Damasco e Tartus.
Prima della guerra, l’Italia era il principale partner commerciale della Siria, e ci sono le condizioni perché questo rapporto possa essere rilanciato. È proprio su queste prospettive che l’Università Iuav di Venezia sta investendo, valorizzando relazioni storiche che l’Ateneo ha da sempre con il Medio Oriente. In questo contesto si aprono oggi opportunità molto significative.

Che ruolo ha l’Università Iuav nella realizzazione del padiglione?
L’Università Iuav di Venezia ha avuto un ruolo centrale nella realizzazione del padiglione: ha messo a disposizione l’area e ha sostenuto l’intero processo. Ma l’aspetto più rilevante riguarda le relazioni istituzionali con la Siria.
Questo progetto si inserisce infatti in un accordo più ampio tra Università Iuav di Venezia e il governo siriano, in particolare con il Ministero della Cultura, che prevede diverse attività anche sul territorio siriano. Si tratta quindi di una collaborazione bidirezionale.
L’Università è già coinvolta, ad esempio, nello sviluppo del piano regolatore di Damasco e in altri interventi che riguardano il centro storico, oltre a ulteriori ambiti di cooperazione con università e ministeri siriani.

  Padiglione Nazionale della Siria. Immagini Università Iuav di Venezia
Padiglione Nazionale della Siria. Immagini Università Iuav di Venezia

Il recupero degli ex magazzini frigoriferi di Santa Marta a Venezia

Perché sono stati scelti gli ex magazzini frigoriferi di Santa Marta come sede espositiva?
La scelta è legata principalmente alle caratteristiche del progetto espositivo. L’idea era quella di ricostruire una torre funeraria ispirata a quelle di Palmira, un elemento architettonico molto sviluppato in altezza, che raggiunge circa 15 metri.
L’area degli ex magazzini frigoriferi di Santa Marta, di proprietà dell’Università Iuav di Venezia e destinata a futuri sviluppi, offriva lo spazio adeguato per accogliere un intervento di queste dimensioni. L’occasione ha inoltre permesso di valorizzare e riqualificare ulteriormente questo ambito.

The National Pavilion of Syria at Biennale Arte 2026. Courtesy of Sara Shamma. Andrea Ferro Photography
The National Pavilion of Syria at Biennale Arte 2026. Courtesy of Sara Shamma. Andrea Ferro Photography

Il patrimonio culturale siriano a Venezia

Attraverso un linguaggio che combina pittura, architettura, luce, suono e dimensione olfattiva, la mostra del Padiglione della Siria indaga il patrimonio culturale e le stratificazioni storiche di Palmira, promuovendo al contempo la restituzione delle antichità trafugate durante il conflitto. Il progetto prende forma come un’installazione ispirata alle antiche torri funerarie della città, un tempo simbolo di un crocevia di culture greco-romane, aramaiche e arabe, dove convivevano comunità diverse per religione e origine.
Edificate tra il I e il III Secolo d.C., queste torri erano imponenti mausolei familiari che si stagliavano nel paesaggio desertico. Distrutte nel corso della guerra, queste diventano un simbolo della perdita culturale: centinaia di ritratti funerari sono stati saccheggiati e dispersi nel mercato internazionale.

The National Pavilion of Syria at Biennale Arte 2026. Courtesy of Sara Shamma. Andrea Ferro Photography
The National Pavilion of Syria at Biennale Arte 2026. Courtesy of Sara Shamma. Andrea Ferro Photography

Un omaggio al patrimonio culturale della Siria e alla resilienza del suo popolo

“Con La Torre funeraria di Palmira intendo rendere omaggio al patrimonio culturale della Siria e alla resilienza del suo popolo”, spiega l’artista Sara Shamma. “Sebbene distrutte, le torri continuano a testimoniare la forza e la diversità della nostra storia. Questa mostra non è solo una riflessione sulla perdita, ma anche un messaggio di speranza, unità e sull’importanza di proteggere e restaurare il nostro patrimonio condiviso”.

Valentina Muzi


Dal 9 maggio al 22 novembre 2026
Padiglione Siria
Ex Magazzini frigoriferi a Santa Marta
Venezia, Sestiere Dorsoduro, 2196

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Valentina Muzi

Valentina Muzi

Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla…

Scopri di più