A Milano c’è una mostra di bambole giapponesi. Un tempo prodotti industriali oggi pezzi da collezione 

Fino al 6 giugno 2026 la galleria N. 51 ospita le creazioni di NAGNAGNAG, il maestro che ha trasformato le bambole di vinile in oggetti d’arte: uniche, irripetibili, dal valore di centinaia di migliaia di euro

Forse non lo sapevate, ma le bambole in vinile sono un’invenzione piuttosto recente. E giapponese, per giunta. Durante gli anni del Secondo Dopoguerra, infatti, l’isola nipponica – almeno dal punto di vista industriale – era vista un po’ come la Cina di oggi: un Paese da cui importare ogni tipo di oggetti, da quelli di uso comune ai giocattoli per bambini. Non facevano eccezione le bambole (quelle tipo Cicciobello, per intenderci), fatte di cellulosa, che venivano prodotte proprio là e diffuse sui mercati europei e americani. A un certo punto, però, la storia è cambiata ed è nato un nuovo materiale: il soft vinyl. Il motivo? Ce lo racconta la nuova interessante mostra visitabile a Milano da N. 51, che porta per la prima volta in Italia il maestro delle bambole in vinile “d’arte”: NAGNAGNAG.

La storia del Sofubi giapponese a Milano

Il Sofubi, termine nipponico che indica il soft vinyl, nasce in Giappone negli Anni ‘50-‘60, in risposta alla crisi produttiva degli oggetti in cellulosa, prima realizzati lì industrialmente ed importati negli Stati Uniti. Se per diversi anni nel Secondo Dopoguerra l’Occidente aveva continuato a importare i prodotti giapponesi, inducendo il Paese orientale a investire in industre e macchinari adeguati, a un certo punto il flusso si era drasticamente interrotto. Il motivo erano gli altissimi rischi di infiammabilità degli articoli di cellulosa, che troppo spesso si incendiavano durante i viaggi per nave, causando danni patrimoniali e ambientali. Le aziende giapponesi sembravano destinate al fallimento, quando venne inventato questo nuovo materiale innovativo – il soft vinyl – dal limitato rischio di prendere fuoco. La produzione riprese a pieno giro, dando vita a una nuova linea di prodotti che prosegue tutt’oggi.

NAGNAGNAG e il Sofubi d’arte in mostra a Milano da N.51

Se con l’invenzione del nuovo materiale era nato il Sofubi industriale, mancava ancora una componente fondamentale: quella artistica. Gli oggetti di vinile erano, infatti, pur sempre prodotti in serie e occorreva dare loro una qualche forma di unicità perché potessero diventare anche esclusivi. L’idea arrivò nel 2008, a un artista giapponese, Shigeru Arai, noto come NAGNAGNAG, che già si era fatto conoscere nel mercato a partire dagli Anni Novanta. Pur rimanendo all’interno della tradizione produttiva del Sofubi, escogitò alcuni passaggi che donavano a ogni manufatto caratteri di unicità e irripetibilità. La mostra da N.51 invita il pubblico a immergersi nella sua tecnica, ricostruendo un piccolo angolo del suo studio in cui si può apprezzare – con il supporto narrativo dei galleristi – l’arte di queste creazioni.

La realizzazione delle bambole di NAGNAGNAG

Intervenendo nel processo dopo l’estrazione della forma plastica dallo stampo, mentre era ancora morbida, la “marchiava” in modo irripetibile mordendola in più punti. Vi aggiungeva, inoltre, particolari nuovi: occhi, vestiti, capelli fluenti, altri accessori curiosi. Poi, al momento della pittura, al posto dei consueti quattro strati di vernice ne applicava almeno una ventina. E c’è un’altra curiosità che non passa inosservata ai cultori delle bambole da collezione: la scritta incisa sotto il piede di ciascun esemplare che ne indica il paese di produzione. “Made in occupied Japan – fuck the USA”, un richiamo diretto a quanto in uso negli Anni ‘60… con un’aggiunta che evidenzia lo spirito punk dell’artista di cui è pregna tutta la sua pratica.

I Sofubi di NAGNAGNAG in mostra a Milano

Una volta acquisita la consapevolezza di cosa è e cosa significa produrre un Sofubi, si entra nel cuore della mostra, allestita negli spazi della galleria che per l’occasione è stata trasformata con graffiti di ogni genere, a sottolineare ancora l’indole irriverente di NAGNAGNAG. La sua strategia promozionale, infatti, si basava principalmente sulla street art, quale forma di comunicazione al di là della legalità e adatta a fare pubblicità alle sue creazioni. I Sofubi esposti, tutti prodotti dal 2008 al 2023, spaziano dagli Uomini primitivi violenti ai Godzilla, i due modelli chiave delle sue collezioni, declinati in una varietà incredibile di soluzioni. Si va dai mostri vestiti come se fossero deliziose bamboline di porcellana, a quello con molteplici occhi mobili. Da quelli con i capelli agli esemplari dipinti con una particolare tecnica puntinata, molto fine e complessa. Per concludere, poi, con una delle ultime creazioni di NAGNAGNAG, realizzata in collaborazione con l’artista Yamamoto Ayano, con la speranza che venisse un giorno esposta in una galleria come vero oggetto d’arte. Se ciò non avvenne quando l’artista era ancora in vita, oggi, con questa mostra a Milano si può dire che il suo sogno sia stato finalmente realizzato.

Emma Sedini

Milano // fino al 6 giugno 2026
Shigeru Arai Tribute Exhibition
N.51 – Via Emilio Caldara, 51
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Emma Sedini

Emma Sedini

Etrusca e milanese d'origine in parti uguali, vive e lavora tra Milano e Perugia. Dopo la Laurea Magistrale in Economica and Management for Arts, Culture, Media and Communication all'università Luigi Bocconi di Milano e un corso professionale in Digital Marketing…

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