Guerra senza quartiere tra il Ministero della Cultura e la Biennale di Venezia: Giuli fa dimettere la sua consigliera dal CdA della Fondazione
La polemica sulla partecipazione del padiglione russo alla Biennale Arte 2026 si allarga fino alle istituzioni europee. E intanto il Ministero della Cultura ritira la fiducia a Tamara Gregoretti
Non smette di inasprirsi la polemica attorno alla presenza della Russia alla Biennale di Venezia 2026, un caso che, dopo aver avuto eco internazionale, sta prendendo una piega sempre più netta in Italia.
Infatti, nonostante il vicepremier Matteo Salvini abbia dato il suo benestare alle decisioni del presidente Pietrangelo Buttafuoco (o forse proprio per questo), a prenderne subito le distanze è stato il presidenze della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, sottolineando a Repubblica che “non è più una questione culturale ma di geopolitica”. A lui si allinea (come ha fatto già da giorni) il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che passa agli atti concreti chiedendo alla rappresentate del suo ministero nel Consiglio di amministrazione della Biennale, Tamara Gregoretti, di “rimettere il suo mandato essendo venuto meno il rapporto di fiducia”.
La richiesta di dimissioni di Tamara Gregoretti da parte del MiC
L’annuncio arriva con una nota ufficiale del Ministero, secondo il quale Tamara Gregoretti, nominata nel Cda della Fondazione Biennale il 13 marzo 2024, non avrebbe informato preventivamente della possibile presenza della Federazione Russa alla prossima Biennale, né avrebbe segnalato di essersi espressa a favore della partecipazione, pur nella consapevolezza della forte sensibilità internazionale della questione. Un passaggio che aggiunge un ulteriore livello di tensione a una vicenda destinata con ogni probabilità a continuare a far discutere nelle prossime settimane. Quello che si sta consumando è – tra le altre cose – in tutta evidenza uno scontro politico tra Lega e Fratelli d’Italia, tutto interno alla maggioranza di Governo con l’opposizione che sta abbastanza a guardare.
La polemica sulla presenza della Russia alla Biennale di Venezia 2026
Il possibile riutilizzo del padiglione russo ha immediatamente sollevato critiche e prese di posizione, soprattutto da parte di chi considera inopportuno consentire una presenza istituzionale del Paese guidato da Vladimir Putin mentre il conflitto è ancora in corso. Il dibattito, partito in Italia, si è rapidamente esteso all’Ucraina e poi al contesto internazionale, trasformando una decisione curatoriale e organizzativa in un caso diplomatico di ampia portata.
La presa di posizione dell’Unione Europea in merito alla Biennale
A intervenire sono stati anche i vertici delle istituzioni europee. La vicepresidente esecutiva della Commissione Europea Henna Virkkunen, insieme al Commissario Europeo alla Cultura Glenn Micallef, ha condannato apertamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte prevista per il 2026. Una presa di posizione che ha contribuito ad amplificare la portata politica della vicenda, ormai ben oltre i confini del sistema artistico.
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