L’arte può essere ufficialmente una forma di cura. Intervista al Sottosegretario alla Cultura Lucia Borgonzoni madrina del progetto
Firma definitiva tra il Ministero della Cultura e il Ministero della Salute. Approvato il protocollo d'intesa che mette insieme arte, cultura, cura, terapia e salute. "Oltre che un toccasana per la salute può essere un beneficio enorme per le casse dello Stato", dice Borgonzoni
Ne avevamo già parlato tempo fa, ora c’è la firma definitiva tra il Ministro della Cultura (Alessandro Giuli) e il Ministro della Salute (Orazio Schillaci) sul protocollo d’intesa che mette in relazione l’arte come forma di cura e di terapia. “Musei, biblioteche, archivi, istituti e luoghi della cultura sono chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale nella costruzione di percorsi di cura, contribuendo così, attraverso l’arte, al benessere della persona e della comunità”, ha spiegato il Ministro Giuli. Noi invece abbiamo intervistato Lucia Borgonzoni, Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, perché è la persona che ha spinto più di tutti su questo tema facendosi promotrice dell’iniziativa e perché si occupa dell’argomento ormai da quasi dieci anni.

L’arte come cura. All’origine del protocollo d’intesa
Lei è stata la prima promotrice di questo protocollo d’intesa. Quando è nata questa idea di preciso e in che circostanza?
Dobbiamo tornare parecchio indietro, non ero neppure sottosegretario: era il 2018.
Cosa successe?
Venni a conoscenza del progetto portato avanti al Santuario di Vicoforte, dove ad alcuni gruppi di persone è stato misurato il livello di cortisolo prima e dopo la visita agli affreschi della cupola, certificando una notevole riduzione di stress alla fine dell’esperienza.
Da questa ricerca è nato l’interesse?
Sì, da quel momento ho iniziato a interessarmi a questo tipo di progetti e all’impatto che l’arte ha sul benessere delle persone, sia quella creata che quella fruita. Ho scoperto che in diverse nazioni la cultura era già da tempo al servizio della salute, e mi sono chiesta perché in Italia, con tutto il patrimonio che abbiamo, questo non fosse mai stato fatto…
Per quanto riguarda il protocollo di accordo tra i ministeri della Cultura e della Salute c’era già un lavoro in qualche maniera incardinato o siete partiti da zero?
Siamo partiti da zero, per questo ringrazio tantissimo gli uffici che hanno seguito il progetto perché era tutto completamente da impostare. Abbiamo preso ispirazione dalle esperienze già attive negli altri Paesi, e cercato di unire quelle presenti sul territorio italiano.

L’arte come cura in Italia. Gli obiettivi
Riuscite già a snocciolarle?
A febbraio 2026 poi, quando il protocollo d’intesa è passato in Conferenza Stato-Regioni, ci è stato chiesto di fare un mappatura dei diversi progetti esistenti ed è proprio quello che inizieremo a fare a breve. Vi faremo sapere.
Quale è stato il momento più di soddisfazione e quale il passaggio più difficile di tutto questo percorso che ha portato oggi alla firma del protocollo?
Il momento più soddisfacente è stato senza dubbio quando siamo riusciti a inserire all’interno del protocollo un obiettivo chiaro finale: arrivare anche in Italia ad avere le prescrizioni sociali di cultura. Un risultato per niente scontato che abbiamo ottenuto grazie a un dialogo serrato con gli enti coinvolti in questo progetto. Oltre al Ministro Giuli, ringrazio tantissimo per questo anche il Ministro Schillaci che ha mostrato fin da subito una grande sensibilità ed interesse per il tema. Momenti difficili non ne ricordo, anzi, è stato un bellissimo percorso di ricerca e di scoperta, dove passo dopo passo siamo riusciti a coinvolgere e riunire una comunità preesistente fatta di realtà, dal terzo settore agli ospedali, che da tempo operavano per mettere l’arte e il bello al servizio del benessere delle persone.
”Se l’arte è cura e benessere allora non dovete farci la morale se ogni tanto affittiamo le nostre sale a corsi di yoga o sessioni di fitness sponsorizzate”, hanno detto più o meno sottovoce alcuni direttori di museo. Magari hanno anche ragione, ma c’è anche il rischio di strumentalizzare questo riconoscimento?
Si deve fare tutto nel rispetto dei luoghi dove ci si trova. È ovvio che davanti a un affresco o in un qualsiasi altro spazio di cultura, non devo fare nulla che possa danneggiare l’arte che mi circonda, si deve trovare un connubio tra le cose. Ci deve essere buonsenso, come in ogni cosa. Fruire della cultura deve portare in sé l’amore e il rispetto della stessa.
I benefici per il sistema sanitario nazionale
Quali sono i prossimi step dopo la firma?
Il primo step come dicevo prima sarà mettere a sistema tutte le esperienze delle regioni, istituire il Comitato scientifico che si occuperà di monitorare i dati che arriveranno dai diversi progetti, e iniziare la sperimentazione in alcuni Comuni pilota, appoggiandoci anche ai musei del Ministero. Insieme alle università e agli enti di ricerca coinvolti si dovranno acquisire dati campione che potranno dare evidenze scientifiche dei benefici delle attività previste. Una volta dimostrato l’impatto positivo, sulla salute delle persone ma anche sull’economia, si potranno individuare i primi potenziali pazienti che potranno beneficiare di queste prescrizioni.
Considerando quanto spende lo stato per curare i cittadini, ci potranno essere anche dei risparmi sul sistema sanitario, ecco perché forse Schillaci è stato così favorevole!
L’argomento economico non è secondario. Questo protocollo non sarà solo un passo avanti sul fronte del benessere, ma potenzialmente un vero è proprio toccasana per le casse dello Stato, come dimostrano gli studi condotti in Gran Bretagna a riguardo.
Cosa dicono?
Dicono che con questi progetti si conta un -37% di consultazione dei medici di base, -27% di ricoveri ospedalieri e un ritorno economico che può arrivare fino a 11 sterline per ogni sterlina investita.
Massimiliano Tonelli
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