Il 25 settembre 2022 si vota. Ma quanto conta la cultura per i partiti che si presentano alle urne? E che strategie pensano di adottare, per favorirla, se dovessero entrare al Governo?

Il prossimo 25 settembre gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento, che produrrà il prossimo Governo, dopo le dimissioni dell’esecutivo Draghi. Abbiamo raccolto i passaggi sulla cultura e sull’istruzione dei diversi programmi elettorali, che si tratti di coalizioni o di partiti che si presentano singolarmente al voto.

Parco archeologico di Pompei Area archeologica di Pompei. Photo courtesy beniculturali.it
Parco archeologico di Pompei Area archeologica di Pompei. Photo courtesy beniculturali.it

LA CULTURA NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL CENTRODESTRA

Per L’Italia è lo slogan sposato dalla coalizione di centrodestra, che vede insieme Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati. Nell’Accordo quadro di programma per un Governo di centrodestra, il capitolo 10 è dedicato a Made in Italy, cultura, turismo. C’è spazio, in testa, per la valorizzazione della “Bellezza [con la maiuscola, N.d.R.] dell’Italia nella sua immagine riconosciuta del mondo” (il programma di Fratelli d’Italia approfondisce il concetto, con riferimento all’Italia come “Patria del bello” da proteggere, per “proiettare nel futuro il nuovo Rinascimento italiano”). Dunque si procede a elencare le strategie essenziali per sostenere il mercato del made in Italy, “con la promozione delle tipicità delle eccellenze italiane”, anche scommettendo sul ruolo delle comunità italiane all’estero, in funzione di “ambasciatrici dell’Italia e del Made in Italy”. E, senza scendere nel dettaglio, ci si impegna a favorire la costituzione di reti di impresa del comparto turistico, sostenere il settore dello spettacolo e tutelare le imprese balneari e la nautica, valorizzare un’offerta turistica diversificata, supportare la digitalizzazione della filiera culturale.

Luigi Spina. Sing Sing – Il corpo di Pompei. Exhibiton view at Villa dei Papiri, Museo Archeologico Nazionale, Napoli 2022 © Luigi Spina
Luigi Spina. Sing Sing – Il corpo di Pompei. Exhibiton view at Villa dei Papiri, Museo Archeologico Nazionale, Napoli 2022 © Luigi Spina

Piuttosto vago anche il punto che interessa più da vicino il patrimonio culturale tout court, “artistico, archeologico, materiale e immateriale”, a cui si assicura tutela e promozione, insieme alla “valorizzazione delle professionalità culturali che costituiscono il volano economico e identitario italiano”. Di nuovo, più dettagliato il programma di Giorgia Meloni, quando parla di detrazione fiscale dei consumi culturali individuali, ampliamento del patrimonio Unesco, apertura di beni culturali oggi chiusi al pubblico, riqualificazione di periferie attraverso la street art, valorizzazione del patrimonio conservato nei depositi museali. Mentre dal programma di Forza Italia si estrapolano i punti relativi alla semplificazione del mercato dell’arte, con adeguamento della legislazione italiana a quella europea, e del sostegno alle iniziative culturali legate alla integrazione dei disabili. La Lega (che dedica un capitolo decisamente corposo al tema cultura) si concentra invece sulla promozione dell’arte contemporanea e dei nuovi talenti, sul finanziamento alle campagne di scavo archeologico, sull’utilizzo di nuove tecnologie come strumento di promozione e diffusione culturale, sull’accessibilità dei luoghi della cultura, sulla valorizzazione dei borghi. Tre sono le parole chiave usate dal partito di Matteo Salvini per riassumere il progetto cultura: bellezza, identità, verità.

Tornando al programma congiunto, si chiosa con la guerra dichiarata all’esercizio abusivo delle professioni e delle attività del turismo e della cultura.

Sul versante paesaggistico, il capitolo 12 in materia di Ambiente garantisce la salvaguardia della biodiversità, anche attraverso l’istituzione di nuove riserve naturali e la promozione dell’educazione ambientale.

In tema di Scuola, università e ricerca (14), invece, si punta sull’allineamento ai parametri europei degli investimenti nella ricerca e sul favorire il rientro degli italiani altamente specializzati attualmente all’estero. Si segnalano, nel programma di Fratelli d’Italia, “la creazione di un nuovo immaginario italiano promuovendo, in particolare nelle scuole, la storia dei grandi d’Italia e le rievocazioni storiche” e “il contrasto a cancel culture e iconoclastia che minacciano i simboli della nostra identità”.

Qui il programma completo del Centrodestra

Musei Vaticani, 2019. Photo Cezar Sampaio via Unsplash
Musei Vaticani, 2019. Photo Cezar Sampaio via Unsplash

LA CULTURA NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL PD

Prendendo spunto dalle parole pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo scorso febbraio in merito alla cultura come “elemento costitutivo dell’identità italiana”, il Partito Democratico (nella coalizione che riunisce, oltre al partito bandiera, Articolo Uno, Partito Socialista Italiano, DemoS, Movimento Repubblicani Europei, Volt) dà rilievo alla vocazione culturale del Paese sin dalla premessa che anticipa il suo programma elettorale, annoverando tra i motivi di orgoglio della “grandezza” tricolore, “la storia, la cultura, il patrimonio ambientale e paesaggistico”. La formula per la cultura di un’auspicata Italia “democratica e progressista”, all’insegna di un dichiarato sforzo per promuovere i riequilibri territoriali facendo buon uso del PNRR, fa capolino già tra le specifiche del primo (Sviluppo sostenibile e transizioni ecologica e digitale) dei tre pilastri indicati a sostegno del Piano Italia 2027: “La cura del territorio passa anche dalla valorizzazione delle aree protette e dalla tutela della biodiversità”, si dice a proposito del sostegno al patrimonio ambientale, paesaggistico – e dunque anche sociale – nazionale.

La priorità di investire sull’istruzione fa invece capo al secondo pilastro indicato come Lavoro, conoscenza e giustizia sociale: “Vogliamo investire nella scuola e nell’istruzione universitaria e professionale, strumenti di emancipazione e riscatto delle persone e ossigeno per l’intera società”, perché “conoscere è potere” e “la scuola è il motore del Paese” oltre che “il primo anticorpo civile”, si proclama ricorrendo a qualche espressione a effetto. Puntuale è l’impegno a favorire in questo ambito la presenza delle arti attraverso “spazi e tempi terzi”, e la comprensione e l’utilizzo dello strumento tecnologico, promuovendo “un approccio critico al digitale nel ciclo dell’istruzione, a partire dall’educazione civica digitale fino alla digital literacy”. Altrettanto concreta l’idea di istituire un Fondo nazionale per i viaggi-studio, le gite scolastiche, il tempo libero nel doposcuola e l’acquisto di attrezzature sportive e strumenti musicali; come pure l’intenzione di istituire un “sistema di welfare studentesco” a sostegno del sistema universitario.

Il riferimento più diretto alla cultura, che qui va a braccetto con lo sport, arriva con il terzo pilastro (Diritto e cittadinanza): “Vogliamo investire nello sport e nella cultura come strumenti in grado di creare apertura, superamento degli stereotipi di genere, benessere condiviso, nuovi spazi di socialità e nuove occasioni di realizzazione personale”. La cultura, si legge, “è spazio di emancipazione, strumento di socialità e opportunità di crescita personale, contrasto all’illegalità”. Idee per sostenerla e ribadire la funzione della sua dimensione pubblica? Favorire l’interazione tra pubblico e privato, mediando l’approccio imprenditoriale nella gestione culturale; riconoscere il valore delle professioni culturali; potenziare l’offerta culturale nelle periferie delle città metropolitane e nelle aree ad alta marginalità sociale; rafforzare il sistema museale italiano attraverso una strategia “che incrementi gli istituti autonomi e valorizzi i musei delle aree interne, anche con il ricorso a prestiti pluriennali di opere d’arte dei depositi dei grandi musei”; promuovere la completa digitalizzazione del patrimonio culturale. Per quel che riguarda il sostegno dello spettacolo dal vivo e dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana si citano, tra le altre medicine, l’incentivo ai giovani autori e alle nuove produzioni, la salvaguardia e rilancio delle sale cinematografiche e teatrali, il riconoscimento della funzione culturale dei locali di musica live. All’editoria si propone invece di riservare una nuova legge di settore per sostenere tutti i soggetti della filiera, rafforzando al contempo il Piano nazionale per la promozione della Lettura.

Panorama del castello di Mondolfo
Panorama del castello di Mondolfo

La dottrina economica in materia dovrebbe fondarsi sul potenziamento dell’Art Bonus, su sgravi per chi investe in attività culturali, abbattimento dell’IVA per i prodotti culturali e un sostegno economico ai consumi culturali dei giovani oltre alla conferma del bonus cultura 18App. Alle industrie culturali e creative si propongono incentivi fiscali, forme di agevolazioni nell’accesso al credito e strumenti innovativi di finanziamento. Si inseriscono in questo contesto anche il Piano per l’arte contemporanea e il Piano nazionale per l’architettura contemporanea, dal sostegno fiscale alla committenza artistica all’impegno statale per l’acquisizione, la produzione e la valorizzazione delle opere. Con analogo intento si affronta il Piano nazionale per il recupero e il rilancio dei Borghi italiani, con l’idea di arricchire l’offerta di turismo culturale e la promozione di forme di turismo lento in chiave sostenibile.

Nota a margine (ma non marginale): ricorre più volte nel testo l’impegno a contrastare il sistema della cattiva informazione (“I cittadini devono accedere a informazioni corrette e non inquinate dalle strategie di disinformazione, per poter formarsi una propria autonoma opinione e poter così esercitare liberamente scelte consapevoli circa il proprio futuro”), anche con l’istituzione di un Fondo nazionale per il pluralismo, l’informazione di qualità e il contrasto alla disinformazione.

Qui il programma completo del PD

Biblioteca Universitaria, Università di Bologna. Photo © Anagrafe delle Biblioteche d’Italia
Biblioteca Universitaria, Università di Bologna. Photo © Anagrafe delle Biblioteche d’Italia

LA CULTURA NEL PROGRAMMA ELETTORALE DI AZIONE E ITALIA VIVA

Muove dall’intenzione di agevolare meritocrazia e pari opportunità l’intero programma di Azione (Carlo Calenda) e Italia Viva (Matteo Renzi), riuniti sotto il simbolo Calenda, al motto di “renew Europe”. E in direzione della più efficace – a detta dei diretti interessati – attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Dei 20 ambiti della vita pubblica passati in rassegna tra i punti programmatici del testo redatto in vista delle elezioni del prossimo 25 settembre, la cultura (insieme a turismo e sport) riveste un capitolo corposo, come pure l’istruzione, tripartita tra scuola, università e ricerca.

Si parte da un dato statistico: l’Italia è il penultimo Paese in UE per partecipazione ad attività culturali (scarsa frequentazione di musei e spazi culturali, poco interesse per la lettura). Per contro, ribadisce il programma, “l’Italia ha nella sua cultura le vere radici della civiltà occidentale”. L’intervento proposto per favorirne lo sviluppo si muove su due binari complementari: sostegno economico ai luoghi della cultura e promozione degli stessi presso un pubblico ampio ed eterogeneo. Al primo intento fanno capo la volontà di raddoppiare ogni donazione privata a favore della cultura con pari incentivo pubblico, per attrarre nuovi investimenti privati, ma anche il finanziamento delle librerie che organizzano corsi di lettura per bambini e quello della carta stampata (giornali e riviste di informazione), reindirizzando la quota destinata al canone RAI, attualmente trattenuta dal Ministero dell’Economia. E pure il potenziamento e lo snellimento burocratico dell’Art Bonus, in quanto principale strumento per assicurare il sostegno delle imprese private alla cultura. Lo stimolo a fruire della cultura, invece, arriverebbe garantendo carnet di 10 ingressi gratuiti a spazi culturali per chi dichiara reddito ISEE inferiore ai 15mila euro, ma anche sponsorizzando il gemellaggio tra scuole e istituti culturali e promuovendo un viaggio a Roma, a spese del Governo, per tutti i giovani tra i 18 e i 25 anni, però vincolato alla visita di musei, siti archeologici e gallerie d’arte. Si pensa poi a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo professionale della cultura, con detrazioni fiscali per gli under 40 che puntano a creare nuove realtà imprenditoriali nel comparto. Analogo sforzo di promozione e sostegno sarà riservato agli istituti italiani di cultura all’estero e al settore degli spettacoli dal vivo, con il potenziamento del Fondo unico dello spettacolo. Si punta anche alla revisione dello strumento del Tax Credit a sostegno di cinema e audiovisivo. Riferimenti puntuali meritano le imprese che investono nella rigenerazione di aree interne e marginali e soggetti culturali che operano nelle carceri italiane, in virtù dell’assunto che “la cultura è il nostro più importante presidio di civiltà”.

Piazza Duomo a Siracusa. Photo Ufficio Turismo – Libero Consorzio Comunale di Siracusa
Piazza Duomo a Siracusa. Photo Ufficio Turismo – Libero Consorzio Comunale di Siracusa

Dal capitolo dedicato al turismo, la misura più significativa prevede l’attribuzione alla competenza dello Stato della materia: di fatto un ritorno al passato, con l’idea che tornare a una gestione centrale dell’offerta turistica nazionale, anziché lasciare piena autonomia alle Regioni, possa aiutare ad armonizzare il settore. Tra le proposte sul tema anche l’investimento sul turismo ferroviario e il potenziamento della formazione turistica di scuole superiori e istituti tecnici alberghieri, giudicata inadeguata alle potenzialità italiane.

Per quel che riguarda l’istruzione, tra gli spunti più significativi, la proposta di portare l’obbligo scolastico da 16 a 18 anni, e il sostegno alla ricerca con l’aumento degli investimenti pubblici fino al raggiungimento di un ulteriore punto percentuale di spesa del PIL in conformità con le percentuali europee.

Qui il programma completo di Azione e Italia Viva

Il Parco Archeologico del Colosseo
Il Parco Archeologico del Colosseo

LA CULTURA NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Cuore e Coraggio sono le parole chiave del programma elettorale 2022 presentato dal Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, concentrato principalmente sui temi delle pari opportunità e della transizione ecologica, con specifiche puntuali per la disciplina dei beni comuni, la mobilità sostenibile, i diritti degli animali, l’agroalimentare in quanto “difesa della nostra tradizione”, ma meno attento all’argomento cultura. La parola viene pronunciata in relazione allo sviluppo del sistema turismo, da sostenere con l’istituzione di una piattaforma per l’incontro tra i bisogni dei turisti e l’offerta del territorio italiano e con un piano pubblico di assunzioni per dare respiro al Ministero dei Beni Culturali e alle sue istituzioni periferiche. Si fa anche riferimento, in modo generico, a “misure di protezioni e valorizzazione del patrimonio culturale italiano”.

Un punto programmatico lo merita l’informazione pubblica, con una riforma del sistema radio-televisivo “che tenga fuori i partiti e assicuri il pieno recupero della sua funzione sociale con garanzia di correttezza e pluralismo dell’informazione”.

Al capitolo formazione si prefigura l’istituzione di una “scuola dei mestieri, per valorizzare e recuperare la tradizione dell’artigianato italiano”, l’aumento dei fondi per università e ricerca, la digitalizzazione dell’insegnamento scolastico.

Qui il programma completo del M5S

Piano Ipogeo, Vivere in città_3_Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati
Piano Ipogeo, Vivere in città_3_Giovanni de Sandre per Fondazione Luigi Rovati

LA CULTURA NEL PROGRAMMA ELETTORALE DI +EUROPA

Una generazione avanti è il titolo del programma-manifesto del partito europeista e liberaldemocratico guidato da Emma Bonino. Al tema istruzione è dedicato il primo punto programmatico, a ribadire l’importanza di foraggiare il capitale umano, principale leva per la crescita, fondato su “una formazione di qualità” (oltre che su un mercato del lavoro riformato). Per questo si propone di aumentare la spesa per formazione e istruzione di almeno l’1% del PIL nel corso della legislatura. Il punto 24 (l’ultimo) della dettagliata disamina sul tema formativo, introduce l’argomento cultura (che di fatto non può contare su un capitolo dedicato), per auspicare la partecipazione di soggetti privati alla gestione di siti culturali. Ci si prefigge, a questo scopo, l’obiettivo di incentivare l’affidamento di musei e aree archeologiche, “nell’ottica di una diminuzione della spesa pubblica e di una maggiore attrattività e tutela del patrimonio culturale, soprattutto per le aree attualmente dismesse”.

Qui il programma completo di +Europa

Livia Montagnoli

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