Affido Culturale. Il progetto che contrasta la povertà educativa

Affido Culturale si è concretizzato all’inizio del 2021 a Modena, Roma, Napoli e Bari, ma già fa proseliti, proponendo un modello di fruizione della cultura che coinvolge, attraverso un patto educativo tra famiglie, i bambini solitamente esclusi da esperienze al museo, a teatro, in luoghi di svago culturale. Prossimo passo? Puntare a farne un servizio pubblico

Attività per i bambini con Affido Culturale
Attività per i bambini con Affido Culturale

La maggior parte dei bambini italiani visita un museo, o in senso più esteso un luogo culturale, non più di una volta all’anno. È quanto emerge dall’indagine dell’osservatorio sulla povertà educativa minorile di Openpolis. Da questa premessa, che è un dato di fatto da non sottovalutare, nasce l’idea, e il lavoro, di Affido Culturale. Un progetto maturato poco prima della pandemia, concretizzatosi – per ora – in quattro città (Napoli, Roma, Modena, Bari) con la partecipazione a un bando promosso dell’impresa sociale Con i bambini che attingeva dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Perché Affido Culturale diventasse realtà è stato fondamentale unire le forze, ma ancor prima formulare un’idea che arrivasse al cuore del problema in modo quando più diretto possibile – e qui è venuto in soccorso uno strumento già esistente: l’affido familiare – e senza ricorrere a un sistema coercitivo di fruizione della cultura, che avrebbe rischiato di scoraggiare i bambini coinvolti, non alimentando un cambiamento partecipato e durevole. Essenziale, dunque, è stato valorizzare le famiglie come risorsa, in un processo condiviso di socializzazione e scambio di prospettive tra affidatari e affidati, sostenuti psicologicamente ed economicamente dal progetto per diventare protagonisti di un patto educativo.
Ne abbiamo parlato con Ivan Esposito, responsabile di Affido Culturale, che ci ha spiegato come funziona il progetto, e come potrà evolversi, auspicabilmente nell’alveo istituzionale, per diventare uno strumento permanente a favore dell’accessibilità della cultura.

Ivan Esposito, responsabile di Affido Culturale
Ivan Esposito, responsabile di Affido Culturale

INTERVISTA A IVAN ESPOSITO

Cos’è l’affido culturale?
Si tratta di un’idea molto semplice ma non facile da realizzare. All’origine c’è l’esperienza del Teatro Ragazzi che ci ha indotto a chiederci come portare i bambini nei luoghi culturali trasmettendo loro il concetto della cultura come piacere, quindi ponendo le basi perché ne diventino fruitori curiosi e rinnovino questo interesse nel tempo. Ecco perché abbiamo scartato l’ipotesi di una mediazione scolastica, dove l’attività viene percepita nel novero dei “doveri”. Analogo era il rischio con gli operatori del terzo settore, con l’aggravante di far pesare sui bambini l’idea di andare al museo con i servizi sociali, ponendoli così non solo fuori dalla cultura, ma anche “fuori dalla normalità”.

La risorsa ideale si è rivelata essere la famiglia.
Certo, nello specifico quei genitori che già guidano i propri figli alla scoperta di queste attività, chiedendo loro di condividere questa esperienza anche con i bambini che normalmente non hanno tale possibilità, per svariate complicazioni: problemi economici o sociali, barriere linguistiche per l’origine migratoria dei genitori, malattie croniche alle spalle che hanno sottratto loro tempo in passato. Così, abbiamo recuperato lo strumento dell’affido familiare, alleggerendolo, cominciando a sondare l’interesse. Le famiglie affidate sono state selezionate attraverso organizzazioni del terzo settore, servizi sociali, scuole di periferia, parrocchie; gli affidatari, invece, arrivano sì dai canali del terzo settore e del volontariato, ma anche grazie al passaparola sui social. I nostri operatori li incontrano, registrano le informazioni utili (cosa ti piace fare, dove abiti, hai una macchina…), cercano di capirne la storia, le difficoltà, e poi propongono un’ipotesi di abbinamento fondata su una sintonia esistenziale, ma anche pratica.

Formati gli abbinamenti, come si concretizza l’affido?
Si tratta di un ciclo di attività che si protrae per la durata di un anno, per un minimo di 29 uscite in luoghi con cui Affido Culturale ha stretto delle convenzioni. L’obiettivo iniziale è stato quello di coinvolgere un minimo di 30 sedi culturali in ognuna delle 4 città interessate, oggi siamo arrivati a fornire circa 50 alternative ciascuna. A Roma, per esempio, si spazia dal Colosseo al MAXXI alle passeggiate in bicicletta. Parliamo non solo di musei, ma di teatri, cinema, laboratori didattici, parchi, fattorie didattiche. La mappa delle attività e tutte le informazioni utili sono sull’app gratuita che forniamo ai partecipanti, liberi di scegliere dove andare. Sempre attraverso l’app, l’affidatario può generare un QR code che permetterà di ottenere, in biglietteria, 3 biglietti gratuiti per ogni bambino affidato. Nella nostra idea dovrebbero usufruirne, oltre al bambino, anche uno dei suoi genitori – perché ci piace l’idea che partecipi anche la famiglia affidata – e uno dei componenti della famiglia affidataria, come incentivo. Inoltre forniamo un contributo forfettario per il carburante o i biglietti dei trasporti pubblici, e diamo ai bambini una merenda con i prodotti che ci arrivano da fornitori che lavorano con il biologico o da realtà che hanno riscattato beni confiscati alle mafie.

Uscita con il progetto Affido Culturale
Uscita con il progetto Affido Culturale

COS’È E COME FUNZIONA AFFIDO CULTURALE

Come si sostiene economicamente il progetto?
Grazie al finanziamento ottenuto dal bando Un passo avanti promosso dall’impresa sociale Con i bambini, che accede al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nato da un Protocollo di Intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Capofila del progetto è stato il Piemonte della Misericordia di Napoli, con 24 partner napoletani, più una serie di scuole elementari e medie delle 4 città coinvolte e organismi del terzo settore. Fondamentale per strutturare il sistema di gestione è stato il contributo del Dipartimento Studi Umanistici dell’Università Federico II di Napoli, dell’ente Le Nuvole teatro, arte e scienza, del Mipa, degli sviluppatori di HPO, che hanno realizzato l’app. Il format del partenariato si è rivelato vincente.

Qual è l’obiettivo dell’affido culturale?
L’idea è quella che le famiglie si vedano e si sentano spesso, perché si generi un legame amicale duraturo: al termine del progetto l’esperienza può continuare in autonomia. Noi possiamo inserire nel progetto 100 bambini affidati per ogni ciclo. Il primo, a causa dei ritardi legati alla pandemia, è ancora in corso, e terminerà il 30 giugno 2022. Vediamo con soddisfazione che alcuni nuclei familiari, soprattutto nel quartiere di Scampia, sono partiti come affidati, ma hanno acquisito consapevolezza e stanno già diventando punto di riferimento nelle scuole che frequentano i loro bambini, per coinvolgere altre famiglie. Più in generale, chi vuole proporsi come affidatario può contattarci tramite i canali social o nella sezione dedicata del blog di Con i bambini.

Chi è la famiglia candidata tipo?
Innanzitutto, possono proporsi per l’affidamento anche adulti senza figli. Bisogna avere curiosità e un’abitudine a fruire la cultura, ma certo non è necessario essere dei novelli Virgilio. Affido Culturale è aperto a tutti, il senso è far diventare la cultura un’occasione per stare insieme e vivere esperienze gratificanti.

Attività per i bambini con Affido Culturale
Attività per i bambini con Affido Culturale

IL FUTURO DI AFFIDO CULTURALE

C’è possibilità che il progetto si estenda ad altre città?
Già a partire dall’inizio del 2021 abbiamo ricevuto contatti per portare Affido Culturale in nuove città. Noi siamo vincolati da un bando, non possiamo spostare risorse altrove, ma indichiamo altre opportunità di finanziamento a chi ci contatta. Nella primavera 2021, per esempio, il bando Comunità Educanti ha permesso di attivare altri comitati promotori a Firenze, Verona, Avellino, Taranto e Milano, dove è in corso di progettazione il primo ciclo. Ma c’è anche chi si è mosso autonomamente sulla base del nostro modello: a Milano l’associazione Mitades nel Municipio 8, mentre in provincia di Teramo, con il supporto di Banca Intesa, si sta finanziando Affido Culturale Abruzzo. Un processo analogo si sta attivando a Cagliari. Il vantaggio dello strumento è di essere scalabile: si può iniziare con 10mila euro, coinvolgendo meno famiglie, vedere come va, e poi cercare un finanziatore per continuare.

Certo, sarebbe utile svincolare la progettualità da finanziamenti limitati nel tempo.
Stiamo già immaginando una seconda edizione nazionale del progetto, puntando alle iniziative in co-finanziamento di Con i bambini, che in tal caso verserebbe la metà dell’importo. Entro la fine di quest’anno vorremmo avere lettere di impegno di cofinanziatori per arrivare a 250mila euro da suddividere in 3 anni (il budget totale ammonterebbe, dunque, a 500mila euro, N.d.R.). In caso contrario, saremmo costretti a fermarci a settembre 2023. Quindi è verissimo, l’affido culturale avrebbe la necessità di diventare un servizio, ecco perché auspichiamo che il progetto possa essere istituzionalizzato, con il coinvolgimento dei ministeri interessati. Nello specifico, il MiC, che già finanzia gli enti culturali in base a parametri qualitativi da raggiungere.

In che modo?
Vorremmo che tra i parametri fosse inserito lo stanziamento di un pacchetto di biglietti gratuiti per affido culturale, per coprire l’importo dei voucher di cui ora ci facciamo carico noi, con tutte le limitazioni del caso. Ma potrebbe intervenire anche il Ministero della Pubblica Istruzione, che già finanzia sportelli di consulenza genitoriale: e se questi sportelli si prendessero in carico il compito di abbinare e seguire le famiglie affidatarie e affidate attraverso gli istituti scolastici? Infine, chiamiamo in causa il Ministero della Coesione Territoriale e il Ministero della Famiglia, che hanno già promosso in passato bandi contro la povertà educativa. Mettiamo a disposizione il know how e un modello testato sul campo, ora ci piacerebbe che l’esperienza potesse essere valorizzata in sede istituzionale, che trovasse una sua strada indipendentemente da noi. Da poche settimane abbiamo scritto ai quattro ministeri in questione, speriamo di avere la loro attenzione.

Livia Montagnoli

www.affidoculturale.org

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