Stefano Boeri trasforma l’ex Borsa di Shanghai in un nuovo Bosco Verticale. Intanto il grattacielo milanese vince il premio per il migliore in Europa

Mentre il Council on Tall Buildings and Urban Habitat dell’Illinois Institute of Technology di Chicago assegna al Bosco Verticale di Milano il prestigioso premio per il miglior grattacielo europeo del 2015, Stefano Boeri è impegnato sul fronte cinese con un altro grande progetto. Ed è proprio dal grattacielo milanese che prende ispirazione il programma di […]

Mentre il Council on Tall Buildings and Urban Habitat dell’Illinois Institute of Technology di Chicago assegna al Bosco Verticale di Milano il prestigioso premio per il miglior grattacielo europeo del 2015, Stefano Boeri è impegnato sul fronte cinese con un altro grande progetto. Ed è proprio dal grattacielo milanese che prende ispirazione il programma di recupero della sede dell’ex Shanghai Stock Exchange, il cui cantiere già in corso verrà concluso entro l’anno. Numerosi i caratteri innovativi dell’operazione. Primo fra tutti il fatto che si tratti di riuso e restauro di un edificio esistente, un nuovo approccio che la Cina inizia ad adottare per trasformare le città, evitando nuova occupazione di suolo pubblico. Il complesso edilizio, realizzato nel 1934 su progetto di Lu Quianshou, su cui è presente un vincolo del Comune, diventerà un grande centro di scambio culturale tra Cina e Italia dedicato al design, con una galleria d’arte contemporanea e due straordinari spazi collettivi.
La hall centrale sarà a tutti gli effetti un luogo urbano, un passage per mettere in comunicazione due parti della città. Delimitata da pareti vetrate che stabiliscono un dialogo tra spazi interni ed esterni, ospita una scatola ricoperta di vegetazione che galleggia nello spazio, creando un’atmosfera onirica. Il tetto è pensato come una piazza, un luogo di incontro in cui insiste una struttura che si ispira alla caprese Villa Malaparte di Adalberto Libera. Nasce per accogliere concerti e conferenze, con una gradonata su cui prenderà posto il pubblico, e come suggestivo punto panoramico su Shanghai. È connesso direttamente alla strada grazie a un sistema di scale e alberi che si sviluppa verso l’alto dando vita a un nuovo bosco verticale. “Un ragazzo sale su di un albero, si arrampica tra i rami, passa da una pianta all’altra, decide che non scenderà più”, recitava la prefazione al Barone rampante di Calvino, un testo più volte citato dallo studio per raccontare questa nuova avventura in territorio cinese.

– Emilia Giorgi

 

 

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Emilia Giorgi
Emilia Giorgi (Roma, 1977) è critica e curatrice di arti visive e architettura contemporanee. Dal 2002 al 2009 collabora con il MiBACT, tra le altre attività alla definizione del programma culturale del museo MAXXI di Roma, dove poi lavora dal 2010 al 2012. Come curatrice indipendente ha collaborato tra gli altri con La Triennale di Milano, la Fondazione Feltrinelli, il Centro Pecci di Prato, l’Istituto Centrale per la Grafica, la Fondazione VOLUME!, la Fondazione Pastificio Cerere (Roma). Nel 2015 cura la sezione Cut and Paste del Padiglione Italiano (diretto da Cino Zucchi) della Biennale di Architettura di Venezia. Autrice di numerosi saggi e pubblicazioni, scrive per le principali testate italiane, come Il Manifesto, Artribune, Flash Art, Domus, Abitare, Icon Design. Il suo libro più recente è "Giorni come stanze. Riappropriarsi della città" (Libria, 2020). Fa parte del direttivo dell’IN/ARCH Lazio.