Fenomenologia del concerto dell’anno. Intervista all’uomo che ha portato Charlotte de Witte a Genova
Le tante foto, i video (pure i meme) della sindaca Silvia Salis sul palco con Charlotte de Witte hanno girato il mondo. Giustamente. Ma chi è stato ad ideare quello che rimarrà come un concerto storico?
Alle volte ci sono degli eventi che sono più di un evento. Nella musica succede con una certa frequenza, dal Live Aid di Wembley a Woodstock, tanti concerti hanno rappresentato momenti emblematici per una società, per un territorio o per una tematica. Seppur in piccolo, lo scorso sabato 11 aprile 2026 a Genova è successo qualcosa di simile. È bastata una performance di poco più di un’ora della belga Charlotte de Witte con lo sfondo di Palazzo Ducale per far esplodere un partecipazione (fisica e poi digitale) inaspettata capace di cambiare la narrazione su una città, invertire la prospettiva e aprire orizzonti prima impensabili sulle possibilità dello spazio pubblico. Per questo 2026 è già il concerto dell’anno, difficile superarlo.
Come è nato il concerto di Charlotte de Witte a Genova?
Ne ha giustamente beneficiato il posizionamento della sindaca Silvia Salis che ha avuto il coraggio di organizzare un evento anomalo: la città più anziana d’Europa che organizza un rave pomeridiano in piazza. Una proposizione amministrativa visionaria. Ma chi c’è stato a monte di questo evento? Chi ha avuto l’idea? Chi l’ha proposta all’amministrazione? Chi ha pensato, all’inizio, che invitare una famosa dj mettendole a disposizione una piazza del centro storico e facendole fare un concerto pubblico sulla scalinata del principale museo della città fosse una buona idea?

Intervista a Lorenzo Garzarelli, consigliere delegato agli eventi del Comune di Genova
Genova ha un consigliere delegato agli eventi. Non è un assessore, è un consigliere comunale, che però segue il tema degli eventi cittadini in coordinamento con i vari assessorati. E l’ideatore del caso Charlotte de Witte è proprio lui, Lorenzo Garzarelli, genovese classe 1990 eletto nelle file di AVS dopo una gavetta nella politica di quartiere. Lo abbiamo intervistato.
Innanzitutto partiamo con qualcosa sul tuo percorso personale da politico, da attivista…
L’attivismo vero e proprio in politica inizia attorno al 2016, con la campagna del referendum costituzionale. Poi mi sono avvicinato all’amministrazione locale e dal 2022 sono stato consigliere municipale. Alle ultime elezioni poi, quelle vinte da Silvia Salis durante le quali la città è tornata al centro sinistra, mi sono candidato per AVS ed è andata molto bene: oltre 900 voti di preferenza!
Una volta entrato in Consiglio ti è stata data la delega ai grandi eventi…
Sì, la nostra amministrazione è ancora giovane: non abbiamo neppure un anno. La mia delega è arrivata a luglio 2025 quindi siamo davvero all’inizio. Devo dire che mi sono ritrovato con degli uffici amministrativi straordinari nella macchina del Comune: gente giovane, appassionata, competente e soprattutto con una visione.
Prima del grande boom con Charlotte de Witte cosa avete fatto sul fronte degli eventi?
Come dicevo sono partito a luglio, ma abbiamo fatto già molto e cercando sempre di dare un angolo culturale alle rassegne. È stato così con gli eventi di Halloween, con il concertone dei Pinguini Tattici Nucleari a Capodanno e con le iniziative attorno ai Rolli Days coi meravigliosi flashmob dei pianoforti in Via Garibaldi e le performance a sorpresa.
E poi è arrivato il boom clamoroso del concerto di Charlotte de Witte. Come è nato tutto?
La cosa è venuta in mente a me. Sono molto appassionato di musica, ho osservato con attenzione quello che succede a Amsterdam o a Berlino dove ormai la musica elettronica e la techno sono diventati l’istanza più politica che c’è perché sono trasversali ai generi, alle classi sociali e perché permettono di riappropriarsi dello spazio pubblico, rigenerarlo, trasformarlo. Ci sono tantissimi esempi all’estero: interi quartieri riscattati dalla musica. Questa musica è intergenerazionale, libera, antidiscriminatoria.
Perché proprio in un sabato pomeriggio?
È un orario europeo. Ormai si fa così, queste cose non si fanno a notte fonda sia per non dare fastidio sia perché possano partecipare tutti, il ragazzo e magari suo zio o sua mamma.
Tutta questa visione è stata condivisa a livello politico dall’amministrazione?
La sindaca ci ha creduto in un istante, ha capito immediatamente il potenziale, la riunione con Silvia Salis è durata un attimo, non c’è stato bisogno di convincerla perché ha compreso subito cosa poteva succedere e ha colto la velocità decisionale necessaria. Questo è tutt’altro che banale anzi è stato decisivo.
Tu quando hai capito che stava arrivando quella valanga di visibilità che è arrivata? Dopo il concerto? Durante?
No. Prima. Esattamente quando il nostro profilo Instagram dedicato al turismo ha pubblicato l’annuncio del concerto dopo la conferenza stampa. Il post è schizzato immediatamente con molte migliaia di like. Lì ho realizzato che sarebbe arrivata l’ondata. Che però poi è stata cento volte superiore alle mie aspettative: mi sto riprendendo solo ora, è come se ci fosse passato un treno. Avremo tempo per analizzare la disseminazione mediatica che c’è stata in tutto il mondo ma già vediamo che è qualcosa di inverosimile.

A livello politico è piuttosto simbolico che questa legislatura sia partita nel 2022 con una improbabile legge anti rave fortemente voluta dal Governo e dalla maggioranza nazionale e inizi la sua fase finale con un rave pubblico, con una partecipazione trasversale dai 20 ai 50 anni…
Già. Ma come si fa a vietare la musica? Eccessi e illegalità vanno gestiti, ma le politiche securitarie sono sempre un grande fallimento. Alla fine del concerto tutta quella gente è poi entrata in centro storico, ha popolato le strade e le piazze, ha alimentato le economie locali e la cosa straordinaria è che quel sabato abbiamo avuto meno problemi (perfino meno accessi al pronto soccorso) di un qualsiasi altro sabato. Se c’è gente in giro, se le persone si appropriano dello spazio pubblico si riducono proporzionalmente eventuali risse, scippi, accoltellamenti. Se le persone sono state bene, hanno sentito buona musica, si sono ‘sfogate’ ad un rave ballando, cantando e stando insieme non hanno bisogno poi di fare casino e di essere moleste dopo. È il presidio sociale che batte la logica securitaria, questo è un messaggio gigantesco.
E forse proprio questo è anche il motivo che giustifica una amplificazione così globale di questo evento. Alla fine è passato il messaggio politico più che i brani della famosa dj. Ora cosa farete?
Ora dobbiamo differenziare. Sarebbe sbagliato fare sempre le stesse cose o guardare questo successo per cercare di superarlo magari andando alla caccia di una nuova star internazionale o di nuove location spettacolari. Certamente ci saranno grandi eventi (basta pensare che dopo 25 anni permettiamo di nuovo ai grandi concerti di tornare allo Stadio di Marassi, con Olly) ma ad esempio in questi giorni abbiamo presentato un programma di eventi per il 25 Aprile. Lo abbiamo chiamato “Era Ora” perché era veramente ora che una città medaglia d’oro della Resistenza come Genova celebrasse questo momento in maniera profonda e coinvolgente.
Quindi niente rave…?
Niente rave: sarà un evento popolare, dal basso, con le chitarre, nelle piazzette, nei carruggi. Non faremo milioni di visualizzazioni come nei reels di Charlotte de Witte ma va benissimo lo stesso, così non ci sbilanciamo e coinvolgiamo tutti. Venite a vedere…
Massimiliano Tonelli
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