Terminal Slam. La società aumentata secondo Squarepusher

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Tra realtà aumentata e riconoscimento facciale, il geniale compositore britannico torna con un nuovo album. Anticipato da un videoclip distopico che non lascia indifferenti

Lo scorso 31 gennaio, dopo cinque anni di silenzio, Tom Jenkinson – universalmente noto come Squarepusher – è tornato alla ribalta con Be Up a Hello (Warp Records), il suo ultimo lavoro discografico. Realizzato con la stessa strumentazione utilizzata per le prime opere, il nuovo disco è pregno di quelle stesse sonorità, acide e convulse, che hanno forgiato tanto il suo stile personale quanto un certo sound britannico della prima metà degli anni Novanta: personaggi come Aphex Twin, i Prodigy o gli Orbital sono solo alcuni dei grandi protagonisti di quella straordinaria stagione musicale.
Nel corso del tempo, Squarepusher si è distinto per il forte interesse verso la sperimentazione musicale in tutte le sue forme, ma anche per la sua passione per il Giappone. Dal celeberrimo video di Come on my selector (diretto nel 1997 da Chris Cunningham) alla collaborazione con il designer e ingegnere Yuri Suzuki – finalizzata alla creazione di una band composta da soli robot – il Sol Levante è sempre stato un solido punto di riferimento per il virtuoso musicista inglese.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE ED EFFETTI SPECIALI

Terminal Slam, terzo singolo che anticipava l’uscita del disco, rappresenta un connubio perfetto tra queste due passioni. Diretto da Daito Manabe, fondatore del gruppo di ricerca Rhizomatiks, che il 24 luglio curerà i visual per la cerimonia di apertura dei prossimi Giochi Olimpici di Tokyo, il video ci trasporta in uno scenario tanto visionario quanto minaccioso. Di questa clip, realizzata grazie a un team composto da specialisti in effetti speciali e machine learning, lo stesso Manabe ha dichiarato: “L’idea è quella di raccontare un futuro prossimo, non troppo distante dal nostro presente, utilizzando le tecnologie di cui già disponiamo. Sarebbe bello poter riscrivere le pubblicità che vediamo camminando per la città con tanta facilità quanta ne ha avuta la protagonista grazie al suo device”.

LA SOCIETÀ DEL CONTROLLO

Come nel cult movie di John Carpenter, Essi vivono, la protagonista del videoclip custodisce degli occhiali speciali capaci di farle vedere, in modo totalmente diverso, tutto ciò che la circonda: dai cartelloni pubblicitari che invadono il quartiere di Shibuya alle persone che freneticamente si spostano da una direzione all’altra. Ogni soggetto presente nel suo raggio visivo verrà così identificato da un sistema di intelligenza artificiale e i numerosi display promozionali inizieranno a muoversi, in perfetto sincrono con la musica, fino a glitchare completamente.
Il video, a dir poco spettacolare, porta inevitabilmente a riflettere sulle sorti allarmanti della condizione umana: una società così immersa in un accelerazionismo sfrenato da accettare qualunque sistema di controllo. Vedere per credere.


– Valerio Veneruso

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Valerio Veneruso
Esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa, sia come artista che come curatore indipendente, dell’impatto delle immagini nella società contemporanea e di tutto ciò che è legato alla sperimentazione audiovideo.
Tra le mostre recenti alle quali ha partecipato: Multipli e Unici (Edicola Radetzky, Milano, a cura di REPLICA, 2019), VI Biennale di Incisione e Grafica Contemporanea (Galleria Civica dei Musei di Bassano del Grappa, 2019), Settima edizione del Premio Francesco Fabbri per le Arti Contemporanee (Villa Brandolini, Pieve di Soligo, a cura di Carlo Sala, 2018). 
Tra le principali esperienze curatoriali: le mostre collettive Le conseguenze dell’errore (TRA Treviso Ricerca Arte, 2019) e L’occhio tagliato (Casa Capra, Schio, 2018), il workshop L’occhio tagliato – il potere della manipolazione dell’immagine nell’era contemporanea (Circolo cinematografico The Last Tycoon, Padova, 2016), il ciclo di incontri TorchioTalks – Dialoghi tra arte grafica e arte contemporanea e la relativa esposizione collettiva TorchioFolks, (atelier Palazzo Carminati della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, 2015/2016). È inoltre fondatore, insieme a Davide Spillari, del progetto editoriale BANANE FANZINE e co-curatore delle prime due edizioni del festival di arti interattive Toolkit Festival (Venezia, 2011 – 2012).
Collabora con Kabul Magazine e NOT. Attualmente vive tra Torino e il web.