Ecco come sarà la Biennale Architettura 2025 curata da Carlo Ratti

Multipla, collaborativa, estesa alla città: si basa su quattro pilastri metodologici la 19. Mostra Internazionale di Architettura diretta da Carlo Ratti, che da Venezia lancia un appello ai singoli partecipanti a mettere insieme le intelligenze e sincronizzarsi su un fronte comune

Utilizzeremo Venezia come laboratorio, con piccoli interventi viventi, progetti temporanei che potrebbero diventare permanenti, in cui convergeranno forme di intelligenza molteplici”, afferma Carlo Ratti, che non può ancora svelare i dettagli delle modalità con cui la “sua” Biennale Architettura travalicherà i canonici limiti fisici della kermesse internazionale. Eppure è già chiaro che la prevista chiusura per ristrutturazione del Padiglione Centrale ai Giardini, nel 2025, gli offrirà un’opportunità da non fallire, come quella di uscire dal confine del polo espositivo lagunare e tentare di avvicinare anche il visitatore comune, presente in città indipendentemente dall’evento. Del resto, al centro del suo progetto curatoriale, l’architetto e ingegnere fondatore dello studio CRA-Carlo Ratti Associati ha scelto di collocare una dimensione nota e sperimentata da tutti e, di conseguenza, degna dell’interesse collettivo: l’ambiente costruito, ovvero uno dei segmenti dell’azione antropica maggiormente responsabile delle emissioni atmosferiche. In apertura il prossimo 10 maggio, la Biennale Architettura 2025 adotta come proprio titolo IntelliGens. Naturale. Artificiale. Collettiva, una denominazione che attingendo al latino invita a porre l’attenzione tanto sul concetto di intelligenza quanto su quello di gens, gente.

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Gaggiandre. Photo by Andrea Avezzù. Courtesy of La Biennale di Venezia

La Biennale Architettura 2025 di Carlo Ratti

Intelligens vuole sviluppare conoscenze e capacità che ci aiutino a evolvere, per non lasciarci in balia di un pianeta in fiamme”, spiega Ratti, sottolineando che l’obiettivo è “proporre un repertorio di soluzioni nuove, pronte per essere prototipate e testate – poco importa se alcune saranno destinate a fallire”. Una Biennale, dunque, che cercherà di rivendicare la concretezza della disciplina architettonica sul fronte del contrasto al cambiamento climatico, in un’epoca in cui – indica Ratti – tale questione, pur costituendo il fulcro dell’attivismo delle generazioni emergenti, non riesce a stimolare un incremento del numero di iscritti alle facoltà di architettura. Quattro i cosiddetti “pilastri metodologici” del progetto, che come di consueto sarà dettagliato a livello di numeri e partecipazioni selezionate dal curatore solo all’inizio del prossimo anno. Nell’attesa sappiamo che nell’impianto espositivo potrà confluirà “qualsiasi progetto costituisca una ricerca originale per portare nuove idee nell’ambiente costruito”, perché l’approccio al progetto sarà di tipo collaborativo, in perfetta coerenza con alcune delle mostre già curate da Ratti e dal suo team; per questo, prossimamente verrà aperto un apposito spazio per la raccolta di idee. E gli architetti? Saranno intesi come “‘agenti mutàgeni’, capaci di innescare processi evolutivi e dirigerli in nuove direzioni. Imparando da molteplici discipline scientifiche e avanzando per prova ed errore, questa mostra punta ad accelerare la trasformazione del presente, alla ricerca di futuri migliori”.

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Overview Arsenale. Photo by Andrea Avezzù. Courtesy La Biennale di Venezia

La 19. Mostra di Architettura di Venezia punta sull’intelligenza multipla

Dichiaratamente transdisciplinare, la prossima mostra concepirà la città di Venezia come un “un laboratorio vivente, sintesi di forme diverse dell’intelligenza”, capace di propagare nel resto del pianeta soluzioni per la sopravvivenza collettiva, invertendo il senso della storica domanda: “come può il mondo salvare Venezia?”. E non mancano le ambizioni in chiave sostenibile. “Faremo una mostra al 100% circolare, tutto sarà riciclato e recuperato, contenuto e contenitore diventeranno la stessa cosa, vogliamo mettere in pratica quello che facciamo”, promette Ratti, chiamando infine in causa l’esperienza di dieci anni fa di Rem Koolhaas per invocare, analogamente, un coordinamento, una forma di sincronizzazione tra tutte le partecipazioni nazionali, nell’ottica di sviluppare un toolbox globale e lasciare un’eredità duratura di questa esperienza.

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Corderie, Giulio Squillacciotti, Courtesy La Biennale di Venezia

La 19. Mostra di Architettura di Venezia secondo Pietrangelo Buttafuoco

Lo spazio non è un dove, ma un come”, sostiene Pietrangelo Buttafuoco, Presidente della Biennale di Venezia che non nasconde le aspettative dell’istituzione nei confronti della 19. Mostra Internazionale di Architettura. Riconosce in Carlo Ratti un uomo che  “è diecimila”, dotato di una “speciale visione che travalica la contemporaneità – che è tempo di dismissione – per fare dell’architettura, riparo dell’uomo dalla notte dei tempi, capacità di abitare il mondo. Nell’agone dialettico delle varie discipline, costellato da algoritmi che interpella al modo di novelli oracoli, Ratti decifra ciò che siamo e che saremo – come individui e società – nel flusso digitale che ci destina nel domani, il tempo di tutti noi ‘Gens’ dotati d‘Intelligenza’. Sono orgoglioso di essere al tuo fianco nel preparare e nell’offrire questa straordinaria edizione della Biennale che sarà un capitolo per poter avviare il nuovo libro del domani”, conclude Buttafuoco.

Valentina Silvestrini

www.labiennale.org

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

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