Una lunga intervista a Caterina Taurelli Salimbeni, direttrice del NAM – Not a Museum, lo spazio culturale (uno degli spazi culturali, a dire il vero) all’interno del grande progetto della Manifattura Tabacchi di Firenze. Genesi, approccio, identità e futuro di questa realtà

Come talvolta accade all’estero, e assai raramente in Italia, un development immobiliare ha scommesso sulla promozione della cultura. E così il progetto immobiliare della Manifattura Tabacchi di Firenze – corposo investimento di un grande fondo immobiliare in città che punta a trasformare cubature a lungo abbandonate ‒ ha puntato sin da principio sui contenuti culturali e sull’arte. Ci sono tanti spazi che potremmo definire “culturali” all’interno della Manifattura, ma il più importante è il NAM – Not A Museum, a dirigerlo c’è Caterina Taurelli Salimbeni, curatrice, trent’anni tondi, romana.

Caterina Taurelli Salimbeni
Caterina Taurelli Salimbeni

INTERVISTA A CATERINA TAURELLI SALIMBENI

Caterina, un progetto di development immobiliare che punta sull’arte contemporanea, sulla sua promozione e si fa carico di un team di curatori. Circostanza curiosa…
La circostanza è effettivamente unica. Ci troviamo di fronte a un soggetto privato che investe una somma importante nella riqualificazione di un ex complesso industriale che dal 2001 versava in stato di abbandono. Un’area di 110mila metri quadrati comprensiva di 16 edifici. Cosa fa il privato? Una porzione di questo immenso spazio la apre al pubblico ante tempore, prima dell’avvio del cantiere, e decide di investire sui contenuti culturali. Nel 2017, nasce MIM – Made In Manifattura, una società di professionisti e creativi, con l’incarico di creare i contenuti, gestire e animare lo spazio. Quando sono arrivata in Manifattura, nel 2019, erano in corso le residenze d’artista curate da Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento di Firenze, La cura La meraviglia L’armonia. Un ciclo triennale di altissimo livello conclusosi nel 2020, con la partecipazione di artisti italiani e internazionali e la produzione di workshop, incontri, mostre e pubblicazioni editoriali.

Non parlavamo però ancora di un programma dedicato all’arte contemporanea…
Al tempo l’idea di avere un programma dedicato all’arte contemporanea era in incubazione, ma era chiaramente da costruire, bisognava inventare tutto. Per me sono state importantissime le conversazioni con la città, i curatori, gli artisti con cui poi abbiamo collaborato. Così, con un andamento piuttosto rizomatico, anche la creazione del team curatoriale è stata dettata dalle esigenze e dalle possibilità che si sono aperte nel corso del tempo. La costruzione di ciascun progetto avviene in maniera integrata attraverso il gruppo di lavoro dedicato a NAM, secondo un approccio che è di sperimentazione, creazione e cura condivisa a tutti i livelli, dall’ideazione e scrittura alla comunicazione, dall’immaginazione visiva fino alla realizzazione pratica. Avere a che fare con un cantiere ha dei tempi tutti suoi e la progettazione e la programmazione di NAM sono una sfida continua. Ma è una bella avventura.

Manifattura Tabacchi, Firenze. Photo Andrea Martiradonna
Manifattura Tabacchi, Firenze. Photo Andrea Martiradonna

LA STORIA DI NAM – NOT A MUSEUM

Quali benefici ha portato a tuo avviso questa scelta allo sviluppo del progetto di rigenerazione urbana? Ha per esempio permesso di mitigare le proteste che in Italia sono sempre presenti quando c’è qualsivoglia trasformazione urbanistica? Magari coinvolgendo maggiormente il quartiere?
Prima di cominciare questa esperienza con Manifattura, io stessa mi sono chiesta se si trattava di una navicella spaziale in atterraggio su un luogo, nella fattispecie a Firenze, pronta a ripartire dopo aver imposto il proprio standard. Ma la narrativa del buono e del cattivo porta in uno stallo e quello che ho trovato sparigliava ogni schema semplicistico. A un gruppo di persone è stata data l’opportunità di sperimentare, di fare, anche di sbagliare. E NAM è lo specchio di questo campo del possibile, perché è una piattaforma dedicata alla ricerca, alla produzione e alla condivisione delle pratiche artistiche e curatoriali. E quel che ho visto in questi anni è che le attività che sono state realizzate, dalle residenze d’artista alle esposizioni fino agli happening e agli incontri pubblici, sono state recepite con questo stesso spirito. Spesso con nostra sorpresa. Per la prima edizione di SUPERBLAST, hanno fatto domanda più di 700 artisti, un numero folle. Alle visite guidate alle mostre partecipano le famiglie e i pensionati accanto agli studenti delle accademie o agli artisti. Se NAM riuscisse a creare e poi a mantenere questa permeabilità con l’esterno, penso che il valore aggiunto non sarebbe solo quello di calmare le acque, ma di aver dato accesso a quella vibrazione che regala l’arte.

Beh ci saranno stati anche equivoci e malintesi…
Gli equivoci fanno parte del gioco, e non sono mancati. Il progetto temporaneo è stato avviato prima dell’inizio del processo di recupero edilizio, ed è stata costruita un’eredità con cui il progetto definitivo si dovrà confrontare, rispetto alle aspettative della comunità che si è sviluppata attorno. NAM nasce come un prototipo e il tempo, nella sua progettazione, gioca un ruolo cruciale. Il doppio livello su cui si lavora, quello di un programma nello spazio temporaneo e quello parallelo dentro a uno spazio permanente, è l’intersezione dove eventualmente si incontrano delle incomprensioni. Se NAM era fortemente radicato in Manifattura quando è partito, sta gradualmente acquisendo una sua autonomia. Dunque gli sviluppi che hanno caratterizzato questo processo e le diverse fasi attraversate, da contenitore a produttore, in maniera così rapida – stiamo parlando di poco meno di 2 anni – hanno bisogno di tempo per essere assimilati. Dove finisce NAM e dove inizia Manifattura? Cos’è questo spazio dove accadono tutte queste cose? Dal punto di vista di chi lo progetta, si tratta costantemente di cercare un equilibrio tra la temporaneità e il carattere effimero di questo oggetto, e mantenere una linea definita, che è quella di investire sui giovani talenti nell’arte e avvicinare il pubblico a questi contenuti. Alla fine ciò che risulta sono i fatti: ci si guarda indietro e si trova uno storico di attività realizzate. Ribalto dunque la domanda: se c’è uno spazio che offre opportunità ai giovani artisti e creativi, che spazio rimane ai malintesi?

Manifattura Tabacchi ha già alcuni inquilini anche se molti arriveranno in futuro via via che il progetto di recupero sarà portato a dama. Con quali state collaborando in maniera fertile e come?
In Manifattura abita una comunità estremamente variegata e di collaborazioni con NAM nel tempo ne sono nate diverse. C’è Toast Project Space, con le sue mostre sempre aperte al pubblico, che è stato istituito da Stefano Giuri durante il primo ciclo di residenze d’artista. VEDA ha appena inaugurato uno spazio stupendo che affaccia sulle gru in movimento. Ma ci sono anche lo studio interdisciplinare PNAT fondato da Stefano Mancuso, Associazione Arte Continua, l’Accademia di Belle Arti e il Polimoda, giusto per citarne alcuni. La libreria indipendente Todo Modo, che tra le altre cose ha appena curato il festival di editoria Testo nel contesto di Pitti Immagine, curerà tutto il ciclo di presentazioni di libri del programma, con autori che attingono dagli ambiti dell’arte, dell’ecologia e dell’architettura. Con l’urban concept store Switch si sta progettando uno skate park insieme ad Andreco, artista che ha realizzato la prima opera d’arte pubblica permanente di NAM, che è Arno – Imaginary Topography. Duccio Maria Gambi, designer e artista, Mòno, atelier/laboratorio di oggetti e progetti di interior design, e Canificio, atelier di design storico e contemporaneo e arti applicate del ‘900, hanno costruito i dispositivi per il festival Happening!, con l’artista Letizia Renzini, unendo le dinamiche performative e coreografiche al linguaggio del design. Questa piccola grande babele di mondi e linguaggi diversi è una fonte inesauribile di spunti e in questo spazio di libertà capita che nascano delle idee.

Michele Gabriele. The Vernal Age of Miry Mirrors. Exhibition view at NAM – Not a Museum, Firenze 2022. Photo Flavio Pescatori
Michele Gabriele. The Vernal Age of Miry Mirrors. Exhibition view at NAM – Not a Museum, Firenze 2022. Photo Flavio Pescatori

IL PROGRAMMA DI NAM A FIRENZE

Si avvicina la bella stagione. Su cosa punterete affinché gli spazi della Manifattura Tabacchi vivano al massimo?
Per la primavera e l’estate il programma di NAM si concentra su interventi artistici e attività di condivisione, principalmente attivando un’interazione tra individuo e collettivo nello spazio pubblico delle piazze. Abbiamo avviato questo percorso con l’happening scultoreo di Gianluca Concialdi e la performance storica Vestirsi di Sedie di Gianni Pettena e si continuerà con un riscaldamento manifesto pubblico di Sara Leghissa e le installazioni temporanee di Filippo Tappi. Ci saranno laboratori di cui stiamo ultimando la programmazione, che in parte rievocano alcune tradizioni popolari, come la Festa del Grillo, in parte ripercorrono il contesto circostante e del parco delle Cascine. E poi ancora un calendario di appuntamenti musicali sul tema dell’hyperpop curato da Toast e il cinema in Piazza dell’Orologio a cura di Fondazione Stensen. A maggio arriveranno i sei artisti che avranno vinto il bando delle residenze, selezionati da una giuria di eccezione che comprende: Andrea Lissoni, direttore artistico di Haus Der Kunst di Monaco, Chiara Parisi, direttrice del Centre Pompidou di Metz, Elena Magini, curatrice presso il Centro Pecci di Prato, e Caterina Molteni, assistente curatrice presso il MAMbo di Bologna. Il progetto SUPERBLAST è partito con la collaborazione di STUDIO STUDIO STUDIO, lab interdisciplinare fondato da Edoardo Tresoldi per creare e supportare progetti di arte contemporanea, e riconfermando la partnership editoriale di NERO, per la costruzione della pubblicazione secondo una commistione di pratica artistica e critica d’autore. E per finire, tutto ciò a cui non abbiamo ancora pensato.

Per quanto riguarda invece il programma “indoor”, su quali mostre puntate per il 2022?
Ad aprile siamo partiti in questi giorni con The Vernal Age of Miry Mirrors, mostra personale di Michele Gabriele a cura di Treti Galaxie, art project nomadico fondato da Ramona Ponzini e Matteo Mottin, nella quale la recente serie di sculture dell’artista dal titolo I’m sitting here on the ground so I’ll remember it as a nice atmosphere or The difficulties of a form to move away from the stereotypes it evokes sarà in dialogo con una nuova produzione di video. A maggio l’inaugurazione della collettiva Adesso no a cura di Bruno Barsanti e Gabriele Tosi, dove opere-dispositivo attivano sensazioni anomale e transitorie permettendo di vivere un’esperienza di disconnessione e riorientamento. Nel panorama di NAM, queste due mostre sono una novità, perché quest’anno abbiamo ampliato il progetto affiancando la produzione dei curatori a quella degli artisti. A giugno si tiene Many Possible Cities, con una mostra a cura di Orizzontale, sulla città come oggetto instabile e sulle strategie elaborate per includere nei processi eventi imprevisti e cambiamenti inattesi nel contesto. A settembre la mostra finale delle residenze d’artista, SUPERBLAST, che quest’anno indaga il tema della stratificazione e della traccia, impressa, imprimibile, suoi luoghi, sul tempo e nella memoria. A ottobre l’esposizione God Is Green in collaborazione con il Dipartimento di Architettura – DIDA/Laboratorio di Design for Sustainability dell’Università di Firenze, esplora il design come modello esistenziale e tecnologico nel campo del rapporto tra uomo e ambiente. Le esposizioni di NAM in generale rappresentano opportunità di sperimentazione rispetto agli spazi e di indagine nel tempo iper-efficiente, iper-veloce e iper-performativo in cui viviamo.

Si parla di una definitiva “stabilizzazione” di NAM ‒ Not a Museum dentro il layout e la geografia della Manifattura Tabacchi. Quale sarà il vostro spazio definitivo e che caratteristiche avrà?
Manifattura sta lavorando al trasferimento di tutte le attività temporanee negli spazi permanenti, tra cui NAM che avrà una sua collocazione. Ciononostante, per sua costituzione, NAM è un programma che non ha una sua connotazione fisica, ma che si costruisce nelle relazioni e che è legato alla collaborazione con gli operatori del territorio e non. Basti pensare a come si è inserito negli spazi temporaneamente rigenerati e che adesso sono aperti al pubblico. Ha attecchito nelle piazze, nelle aree interne degli edifici, nel quartiere. Per quanto sembri che ci siano tantissimi spazi in Manifattura, gli stessi cambiano di continuo e ogni volta bisogna reinventarsi e scoprirne di nuovi. NAM è un po’ un progetto ribelle di Manifattura, e per certi versi lo è, proprio perché resiste a un inquadramento preciso dentro a un luogo.

NAM – Not a Museum, Manifattura Tabacchi, Firenze. Superblast. Photo Natalia Bermejillo
NAM – Not a Museum, Manifattura Tabacchi, Firenze. Superblast. Photo Natalia Bermejillo

PRESENTE E FUTURO DI NAM

Ciononostante non ritieni che sia arrivato il momento di cambiare il nome a questo NAM – Not a Museum, che mi dà un po’ l’idea di progetto provvisorio da start up e non di una cosa ormai stabilizzata come invece è?
Not A Museum è un nome che racchiude in sé un paradosso: un oggetto che è temporaneo nella sua costituzione e che si dichiara per il tramite di una negazione, e che in questa sospensione, rifiutando in un certo senso una fisicità, una definizione prestabilita, acquisisce un suo spazio, prima ancora di averne uno. Può essere qui come altrove. Quanti altri spazi si propongono come effimeri senza avere l’arroganza di imporsi? Come diceva Renato Nicolini, credo che sia necessario accettare il fatto che le cose cambiano, per riuscire a mantenere il senso. Finché NAM conserverà questo potenziale e continuerà ad attivare immaginari e a creare movimento, il suo nome avrà un senso.

Credo che Manifattura abbia quattro livelli di target. Il quartiere \ la città \ gli studenti \ i turisti. Chiaramente la programmazione culturale non può fare tutto, ma riesci a dirmi, su ciascun livello, a che punto senti di essere dal tuo osservatorio?
Immagina Manifattura come un vortice, che un po’ attrae a sé e un po’ straripa fuori. La programmazione culturale cerca di mantenere dei fili diretti con alcuni interlocutori, in base ai progetti. Rispetto alla città per esempio hanno giocato un ruolo importante le collaborazioni con le sue istituzioni: nel tempo abbiamo lavorato con Museo Novecento, Lo Schermo dell’Arte, Palazzo Strozzi, per citarne alcuni. Secondo me è fondamentale mantenere questo dialogo e costruire sempre di più una rete. Rispetto agli studenti, abbiamo appena iniziato: stiamo avviando una collaborazione con l’Accademia di Belle Arti e il Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS) dell’Università di Firenze per la costruzione del gruppo di mediatori culturali. Da quel che osservo, il quartiere inizia ad appropriarsi di questi spazi, forse perché vede una continuità in quello che si fa. Per quanto concerne il turismo, è un fenomeno che ci riguarda poco, dal momento che il pubblico, di Firenze o delle altre città, viene in Manifattura perché è coinvolto direttamente nella produzione o perché è interessato alle attività di NAM. Il tutto parte dagli obiettivi che Not A Museum si è posto: sostenere le nuove generazioni di artisti e curatori, avvicinare la società ai linguaggi dell’arte contemporanea e favorire la connessione tra gli attori della scena culturale. In generale, si inizia a vedere una comunità, tra addetti ai lavori e abitanti del luogo, che in maniera fluida e impermanente, si ritrova nelle iniziative proposte. Alla fine sarà il tempo a permettere di valutare il valore di tutto ciò e di capire se e cosa cambiare, ma nel frattempo le energie sono volte a proseguire questo percorso.

‒ Massimiliano Tonelli

Dati correlati
CuratoreCaterina Taurelli Salimbeni
Spazio espositivoEX MANIFATTURA TABACCHI
Indirizzovia delle Cascine 33-35 - Firenze - Toscana
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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune.