Arte, sostenibilità e futuro alla Manifattura Tabacchi di Firenze

Si è interrogata sul legame tra uomo e ambiente la mostra collettiva andata in scena alla Manifattura Tabacchi di Firenze in concomitanza con il festival green ispirato ai temi della sostenibilità.

Manifattura Tabacchi, Firenze. Antonio Bermúdez Obregón, Nature is Not Green. Photo Leonardo Morfini
Manifattura Tabacchi, Firenze. Antonio Bermúdez Obregón, Nature is Not Green. Photo Leonardo Morfini

L’uomo e l’ambiente nell’epoca del post-antropocentrismo: fra loro si sviluppa un rapporto sempre più complesso che suscita riflessioni da parte di artisti e designer, dando spazio a interventi di forte denuncia che si configurano spesso attraverso progetti e iniziative espositive di respiro internazionale. Il problema della sostenibilità ecologica si fa infatti sempre più assillante e gli artisti rispondono con proposte provocatorie, mettendo la natura al centro delle loro ricerche. Come nel caso di quanto recentemente avvenuto presso Manifattura Tabacchi a Firenze in occasione della mostra SUPERBLAST, organizzata grazie a NAM-Not a Museum, luogo di cultura artistica ispirato all’interdisciplinarietà, qui nato nel 2020. L’evento, a carattere sia espositivo che performativo, tenutosi dal 16 al 18 settembre scorsi sotto la direzione di Caterina Taurelli Salimbeni, curatrice di NAM stesso, ha visto la partecipazione di Edoardo Aruta, Antonio Bermúdez Obregón, Federica Di Pietrantonio, Oliviero Fiorenzi, Iper-Collettivo e Violette Maillard. Vincitori dell’omonimo concorso vissuto come una call aperta a livello internazionale ‒ ha visto più di 700 candidature ‒, hanno realizzato le loro opere tra aprile e settembre in residenza, presso la Manifattura Tabacchi.

Manifattura Tabacchi, Firenze. Federica Di Pietrantonio. Not so far away. Photo Leonardo Morfini
Manifattura Tabacchi, Firenze. Federica Di Pietrantonio. Not so far away. Photo Leonardo Morfini

I CRITERI DI SELEZIONE DEGLI ARTISTI

I criteri che hanno guidato la selezione, come spiega Taurelli Salimbeni, sono stati precisi: “Gli artisti dovevano riformulare il rapporto uomo-ambiente, presentare progetti site specific che avessero carattere di interdisciplinarietà e ponessero ‘domande’, e soprattutto applicare sperimentazione e nuove tecnologie. Abbiamo comunque optato per artisti di taglio molto diverso, esaminando i curriculum e la produzione artistica da loro portata avanti fino a oggi”. Quale la destinazione delle opere? “Rimarranno parte di questo spazio. Inoltre, alla mostra ‘SUPERBLAST’ segue online la pubblicazione dell’indagine realizzata dai sei artisti (consultabile nell’archivio digitale www.superblast.it), in attesa dell’uscita a cura di Nero Editions del volume omonimo”. Secondo un principio di circolarità, gli artisti presentati in SUPERBLAST hanno dato inoltre il loro contributo al concomitante festival God is Green, dedicato a sostenibilità e futuro delle città, nonché al rapporto uomo-natura.

LE OPERE PRESENTATE A FIRENZE

Ad accogliere i visitatori all’ingresso del monumentale complesso architettonico della Manifattura Tabacchi, firmato da Pier Luigi Nervi nei primi Anni Trenta del secolo scorso, oggi quanto mai pulsante di attività e iniziative sotto la direzione di Michelangelo Giombini, si pone immediatamente l’installazione 4-20 Airmarks realizzata da Oliviero Fiorenzi come un aeromotore. L’artista spiega la genesi dell’opera: “Ho pensato di realizzare una ‘scultura’ in costante dialogo con l’ambiente e, in particolare, con il vento che si incunea fra i palazzi della Manifattura. Il punto di posizionamento è stato studiato in collaborazione con gli ingegneri del vento dell’Università di Firenze. Quello che mi interessa è il rapporto fra opera e contesto esterno. È un’opera cinetica che ha a che fare con l’imprevedibilità degli elementi naturali e presenta sulle pale simboli della mia ricerca visiva e delle mie memorie personali. Il vento ‘aziona’ il vorticare delle immagini. Mi piace ricordare a questo proposito Cesare Pavese, il quale sosteneva che viviamo i fatti della nostra vita due volte: quando avvengono veramente e quando li ricordiamo, in questo caso ‘animati’ dal vento”.

Manifattura Tabacchi, Firenze. Edoardo Aruta, La furia del dire. Photo Leonardo Morfini
Manifattura Tabacchi, Firenze. Edoardo Aruta, La furia del dire. Photo Leonardo Morfini

L’opera Micromegàsuoni di Iper-Collettivo (Giulia Landini, Lorenzo Romaniello, Lorenzo Vacirca, Marco Conti), anch’essa installata all’esterno, istituisce un ponte immaginario tra l’ambiente urbano e le foreste disseminate al confine fra Toscana e Umbria. Il manufatto troncopiramidale in legno, nel cui corpo sono ospitate le registrazioni dei suoni captati da un elemento gemello collocato in un bosco, invita a riflettere. Reintegrare acusticamente il collegamento fra i due mondi, città e ambiente naturale, appare come un progetto empirico, ma apre al sogno di un “ritorno alla natura”.
Sarà un veicolo di idee, per sviluppare il discorso su quanto sta succedendo nel mondo dei trasporti”, dichiara invece Violette Maillard, autrice del progetto sperimentale Bargaruda I per il quale ha ideato un sidecar ispirandosi al design della motocicletta Rondine. La scultura-veicolo, dotata del telaio di Gilera 150 Sport, sarà munita in futuro di motore elettrico grazie al supporto del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Firenze. “Cosa comporta il cambio dall’alimentazione a elettro carburi a quella elettrica? Quali sono le problematiche cui si va incontro, come quelle dello smaltimento delle batterie al litio?”, si chiede Maillard. “Questa mia ricerca, pur presentando risvolti molto concreti, deve comunque intendersi espressione dell’effimero, e considerarsi in costante mutazione”, conclude.

Manifattura Tabacchi, Firenze. Oliviero Fiorenzi, 4 20 Airmarks. Photo Leonardo Morfini
Manifattura Tabacchi, Firenze. Oliviero Fiorenzi, 4 20 Airmarks. Photo Leonardo Morfini

DIALOGHI FRA REALE E VIRTUALE

Federica Di Pietrantonio, autrice delle immagini a tema naturalistico scaturite dal lavoro Not so far away, realizzato attraverso lo studio dei videogiochi, commenta: “Il mio lavoro nasce all’interno di piattaforme sociali o piattaforme virtuali. In questo caso, ho selezionato quattro videogiochi mainstream per la registrazione video, mi interessava che gli scenari proiettati fossero già parte di un’esperienza collettiva, che toccassero cioè un numero di persone molto elevato. Sono partita dalla ricerca di scenari naturalistici che presentassero interesse quanto a paesaggio, flora e fauna per creare un’analogia con l’esperienza individuale di realtà. Ho applicato Google Lens, un procedimento di riconoscimento delle immagini molto efficace. I frame si intersecano nel mio lavoro in maniera casuale e offrono visioni ‘altre’ tutte da esplorare”. Precisa infine: “Ciò che mi interessa del digitale è il suo rapporto con il reale dopo l’utilizzo, cioè l’interazione con il quotidiano”.
Il dialogo fra natura e artificio si fa stretto nella sala dedicata ad Antonio Bermúdez Obregón, dove in Nature is Not Green entrano in relazione, una di fronte all’altra, due videoproiezioni: l’una è uno scorcio di foresta amazzonica, l’altra si addentra in un bosco creato in Olanda dallo Staatsbosbeheer secondo un piano di forestazione attuato a scopo economico-naturalistico in un Paese dove non esiste paesaggio che non sia pensato dall’uomo. L’artista denuncia il processo di devastazione di cui è oggetto la prima, “azzerata” da compagnie internazionali che abbattono milioni di alberi per poter estrarre greggio dal sottosuolo e sviluppare business dai grandi numeri. Ma, nel contempo, evidenzia nella seconda l’apparente nonsense dei “parchi” olandesi che richiamano alla memoria quelli voluti da principi d’altri tempi come luogo di delizie, ma che in realtà si inscrivono in piani d’interesse economico decisi da poteri politici.
Completa il ventaglio delle proposte il sound system di Edoardo Aruta, che ha dato vita, nei giorni di SUPERBLAST a una jam session di DJ mettendo a disposizione una raccolta di vinili con incisi i messaggi radio e gli annunci televisivi che hanno accompagnato in questi ultimi quarant’anni la politica e la cultura italiane. Le performance sonore di Aruta, dal titolo La furia del dire, riferite al contesto sociale anziché a quello naturale, si incentrano sul rapporto uomo-ambiente ponendosi come documenti storici di vita contemporanea destinati ad arricchirsi nel tempo, fra dimensione privata e pubblica.

Manifattura Tabacchi, Firenze. Building 6. Polimoda. Photo Alessandro Fibbi
Manifattura Tabacchi, Firenze. Building 6. Polimoda. Photo Alessandro Fibbi

IL FESTIVAL GOD IS GREEN

Prodotto da NAM-Not A Museum e Manifattura Tabacchi, il festival God is Green (andato in scena dal 15 al 21 settembre) è stato creato per innescare una rete di connessioni fra pensatori e intellettuali del mondo accademico riguardo al rapporto tra uomo e ambiente, e per riflettere sul pensiero post-antropocentrico. Ideato nelle passate edizioni da Sergio Risaliti, quest’anno il festival ha messo l’accento sul ruolo dell’arte come strumento per ripristinare relazioni tra spazio collettivo e impianti produttivi, sui paradossi dell’energia sostenibile, sulla costruzione del paesaggio tra reale e virtuale, sulla cura di parchi e giardini, temi tutti oggi più che mai di attualità. Presenti anche gli artisti di SUPERBLAST, che si sono potuti confrontare, fra gli altri, con Emanuela Ferretti, Giovanni Ferrara, Alessandro Bianchini, docenti e ricercatori dell’Università di Firenze, con la scrittrice Erica Petrillo, con la storica dell’arte Daniela Cotimbo, e con il paesaggista Antonio Perazzi, fondatore dell’omonimo studio milanese.

– Alessandra Quattordio

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Evento correlato
Nome eventoDa Superblast a God is Green
Vernissage16/09/2021
Duratadal 16/09/2021 al 19/09/2021
Generefestival
Spazio espositivoEX MANIFATTURA TABACCHI
Indirizzovia delle Cascine 33-35 - Firenze - Toscana
Evento correlato
Nome eventoSuperblast Open Studios
Vernissage13/07/2021 ore 19
Duratadal 13/07/2021 al 13/07/2021
Generepresentazione
Spazio espositivoEX MANIFATTURA TABACCHI
Indirizzovia delle Cascine 33-35 - Firenze - Toscana
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Alessandra Quattordio
Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare a riviste - fra cui D’Ars, Flash Art, Arte, Arte In, Meridiani - e a pubblicazioni del settore. Cura la presentazione di artisti e mostre, attività ancora oggi svolta. Ha insegnato Storia del Gioiello all’Istituto Europeo di Design, all’Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) e al Politecnico di Milano. È stata a lungo caposervizio presso le Edizioni Condè Nast. In particolare, dal 1999 al 2015 presso AD Architectural Digest, occupandosi di arte, fotografia, design, interior e design del gioiello.