Andrea Lissoni è il nuovo direttore della Haus der Kunst di Monaco

Era volato dall’HangarBicocca di Milano alla Tate Modern di Londra. Ma si apre ora una nuova sfida per il curatore milanese: rilanciare il museo di Monaco, nonostante le difficoltà da cui è stato afflitto negli ultimi anni

La sua carica partirà ufficialmente dal 1° aprile 2020. Il curatore milanese è stato nominato direttore della Haus der Kunst di Monaco, ricevendo un incarico prestigioso che porta dietro di sé un’eredità problematica. Tra i problemi finanziari e la discontinuità nella direzione, dal prossimo anno si apre uno scenario fatto di sfide per Andrea Lissoni (Milano, 1970).

ANDREA LISSONI ALLA HAUS DER KUNST DI MONACO

Quello del direttore è un ruolo vacante dal giugno 2018 nel museo tedesco, quando Okwui Enwezor (scomparso un anno più tardi) fu costretto a ritirarsi per problemi di salute. Alla dipartita sono seguiti mesi difficili a causa di problemi finanziari che hanno afflitto la Haus der Kunst, costringendola ad annullare alcune mostre tra cui quella prevista di Joan Jonas, curata proprio da Lissoni. Ma l’auspicio è che il 2020 rappresenti un anno di rinascita, oltre che di rilancio: in programma, infatti, ci sono i lavori di ristrutturazione dell’edificio che saranno ad opera dell’archistar inglese David Chipperfield (dopo che il primo progetto del 2017 fu duramente rifiutato, accusato di voler riportare in auge un’estetica nazista), i quali dovrebbero portare un ampliamento di spazi dedicati al cinema, a spettacoli e ad eventi musicali, dando alla programmazione un carattere spiccatamente multidisciplinare e dedicato alle arti performative. Non si sa ancora se questo comporterà una chiusura temporanea dello spazio; quel che è certo è che il nuovo corso giocherà a favore del know-how di Andrea Lissoni, che alla Tate Modern di Londra ha istituito dal 2016 un programma cinematografico annuale, distinguendosi per le sue competenze nei territori di confine tra arte e cinema.

La Haus der Kunst di Monaco

La Haus der Kunst di Monaco

CHI È ANDREA LISSONI

Lissoni è particolarmente affermato nella scena internazionale artistica per l’organizzazione di iniziative interdisciplinari“, affermano Ingvild Goetz, Achim Hochdörfer e Bice Curiger, tre membri del comitato di selezione che l’ha chiamato a Monaco. “Un aspetto che reputiamo fondamentale quando si tratta di guardare al futuro, attirando nuovi spettatori tra i più giovani e accogliendo la sfida del cambiamento culturale nella scena artistica contemporanea“. Il curatore di origini altoatesine (parla tedesco) si è formato in storia dell’arte in Italia e Parigi e ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Brera e all’Università Bocconi di Milano. È stato curatore dal 2011 al 2016 per HangarBicocca di Milano, organizzando importanti mostre di artisti come Céleste Boursier Mougenot, Wilfredo Prieto, Tomàs Saraceno, Mike Kelley, Ragnar Kjartansson e Celine Condorelli, in collaborazione con il curatore Vincente Todolì della Tate Modern. Proprio per quest’ultima, è diventato nel 2014 Film and International Art Curator, mantenendo per due anni la sua attività a cavallo tra Italia e Inghilterra. Co-fondatore dell’organizzazione culturale Xing, è co-direttore del Festival internazionale Live Arts Week-Gianni Peng di Bologna.

LA HAUS DER KUNST DI MONACO

Non deve essere facile per un museo misurarsi con le proprie radici naziste, nonostante si cerchi costantemente di distaccarsene, tenendo fede a un’apertura dinamica e internazionale del panorama artistico. La Haus der Kunst di Monaco, infatti, nasce nel 1937 per volontà di Adolf Hitler, che qui vi posa la prima pietra. La struttura, costruita su progetto dell’architetto Paul Ludwig Troost, rispecchiava fedelmente  lo stile nazionalsocialista dell’epoca: al suo interno, venne inaugurata come prima esposizione Große Deutsche Kunstausstellung, la mostra di propaganda attraverso cui si ostentava la cosiddetta arte di regime. Essa fu affiancata, in un palazzo non lontano, dall’arte degenerata, che sarebbe stata di lì a poco considerata illegale e messa al bando dal Terzo Reich. A seguito della caduta della dittatura nazista, la Haus der Kunst è stata occupata dagli americani, che la chiamavano P1 (oggi sorge una discoteca che riprende lo stesso nome). Ristrutturata due volte, nel 1956 e nel 2003, la struttura rimane controversa per la sua pesante eredità estetica che la riconduce agli anni del nazismo. Tuttavia, nel corso del tempo l’edificio è diventato un punto di riferimento per la sperimentazione delle arti visive. Priva di una collezione permanente, ha adottato il modello nordeuropeo della Kunstalle, ospitando mostre ed eventi temporanei.

-Giulia Ronchi

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi

Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando…

Scopri di più