Il Canto infinito di Jean-Marie Appriou è in mostra a Palazzo Strozzi a Firenze
Fino al 23 agosto 2026 si svolge a Firenze, presso Palazzo Strozzi, la mostra dell’artista francese che incrocia storia dell’arte, mitologia e letteratura nelle sue grandi installazioni in bronzo
Si chiama Canto Infinito, la terza mostra presentata da Palazzo Strozzi nell’ambito della project space inaugurata lo scorso maggio 2025 con l’opera di Giulia Cenci e l’obiettivo di dare voce agli emergenti in dialogo con i maestri, e rianimata a gennaio 2026 con Andro Eradze. Questa volta invece la direzione di Arturo Galansino propone una personale dell’artista francese Jean-Marie Appriou. Nato a Brest, in Francia, nel 1986, ha da poco varcato la soglia dei quarant’anni. Una formazione legata all’Italia racconta, grazie alle lezioni dell’artista, maestro fonditore residente a Parigi Adalberto Mecarelli, che gli ha insegnato che “ciò che conta in una scultura è l’energia che trasmette” e una fascinazione per la letteratura che nell’esposizione di Firenze è molto evidente.

La porta di Appriou per Firenze
Dai tormenti dei Canti di Maldoror, poema in prosa pubblicato nel 1869 da Isidor Ducasse, meglio noto come Lautréamont, al percorso in ascensione dall’Inferno al Paradiso di Dante Alighieri, fino agli “eredi danteschi”, come spiega Galansino, quali William Blake, John Milton e Mary Shelley: l’arte di Appriou si abbevera a tutte queste complesse fonti. E naturalmente alla storia dell’arte. D’altra parte, la grande installazione (cinque tonnnellate!) che accoglie i visitatori è una porta monumentale e la plastica che propone lascia pensare a Rodin o ai campioni delle porte fiorentine che si sono sfidati nel passato illustre della città.
Appriou in mostra a Palazzo Strozzi
Così mentre ai piani superiori si toccano ascesi e astrazione con l’opera di Mark Rothko, a piano terra la project dà il via libera alla figurazione, lasciando che dalle superfici in bronzo e acciaio fuoriescano e aggettino figure che rasentano il grottesco, animali reali e fantastici, simboli tratti dalla mitologia mediterranea ed egizia. La ciclicità della vita e dell’arte torna nei cilindri mobili della porta (e attivabili dallo spettatore) che ordinano in maniera quasi zen una rotazione, ma anche nella torsione imposta nella stufa-scultura The Key, avviluppata in un nastro di Moebius e nelle memorie del Giambologna.
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Metalli e superfici per Jean-Marie Appriou
“È come se i metalli avessero una vita”, racconta l’artista, che si propone come un giovane alchimista. “Noi siamo sculture viventi e io volevo fare una scultura viva per creare una interazione con lo spettatore. Utilizzando, ad esempio, elementi della vita di tutti i giorni per attivare una dimensione più domestica, alla portata di chiunque”. La mostra si completa della piastra con l’iscrizione Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate, tratta dalla porta dell’Inferno della Divina Commedia e delle sculture Apophis e Mandjet, tutte realizzate per l’occasione e datate 2026. Nonostante la perizia nei dettagli, il fare è contemporaneo. “Tra i miei punti di riferimento c’è, ad esempio, Sterling Ruby”, continua l’artista rappresentato da Massimo De Carlo, “Nelle sue opere puoi vedere i segni del lavoro, quelli della saldatura, non nascosti, ma evidenziati. Ecco per me è questo fare uso dell’ironia”. Quella capacità di trasformare la materia e fare combaciare piani apparentemente inconciliabili in un unico linguaggio.
Santa Nastro
Firenze // fino al 23 agosto 2026
Jean-Marie Appriou. Canto Infinito
PALAZZO STROZZI. PROJECT SPACE – Piazza degli Strozzi
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