Cosa ha detto il Ministro Franceschini a proposito della riapertura di cinema e teatri

“Credo che l’Italia, più di altri Paesi, abbia bisogno come l’ossigeno di tornare ad avere un’offerta culturale”: il Ministro della Cultura ha fatto il punto della situazione a proposito della cultura nel nostro Paese.

Dario Franceschini
Dario Franceschini

Zone gialle, riapertura di cinema e teatri, apertura dei musei nei giorni festivi, misure di sicurezza, ristori destinati alle categorie dei lavoratori dello spettacolo: sono tanti i temi tirati in ballo dal Ministro della Cultura (riconfermato nel nuovo Governo DraghiDario Franceschini in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera e uscita il 22 febbraio. La questione principale è che, nonostante una parziale ripresa dei musei (solo dal lunedì al venerdì) resta ancora claudicante l’offerta culturale in Italia, schiacciata dalla morsa della pandemia che, nonostante la campagna di vaccinazioni, continua a destare serie preoccupazioni, soprattutto in merito alle varianti del virus che si stanno diffondendo ovunque.

Gallerie degli Uffizi, Firenze
Gallerie degli Uffizi, Firenze

FRANCESCHINI: “L’ITALIA HA BISOGNO DELLA CULTURA”

La chiusura di teatri, cinema e sale da musica è stato un dolore, ma inevitabile”, ha spiegato il Ministro della Cultura. “Abbiamo cercato di accompagnare con misure straordinarie, attraversando questo deserto, i tanti mondi legati al cinema, al teatro, alla musica sostenendo imprese e lavoratori. Una realtà che non ha mai conosciuto ammortizzatori sociali ha avuto la cassa integrazione per i dipendenti e sostegni per i tanti lavoratori precari o intermittenti. Un lungo elenco di interventi che non bastano, lo so perfettamente: li sto riproponendo in modo consistente per il nuovo decreto Ristori. Finché non lavorano, occorre sostenere gli operatori del settore al di là del tipo di contratto che avevano. Ma ora bisogna ragionare della riapertura”.

Una sala cinematografica vuota
Una sala cinematografica vuota

FRANCESCHINI: “L’ITALIA RIAPRA PER PRIMA”

In generale, ha rassicurato Dario Franceschini, la priorità è ridare spazio all’offerta culturale in presenza, pur non potendo prescindere dalla massima sicurezza e dalla salute di pubblico e operatori. Tuttavia, la situazione non è rosea in nessun paese europeo (né tantomeno oltreoceano): teatri e cinema sono chiusi attualmente chiusi in Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, Portogallo. Franceschini si auspica, però, che l’Italia sia la prima a riaprire. “Credo che l’Italia, più di altri Paesi, abbia bisogno come l’ossigeno di tornare ad avere un’offerta culturale. Lo ha detto bene il presidente Draghi. Le città italiane senza teatri e cinema e le piazze senza musica sono più tristi: così l’Italia non è l’Italia. Come è stata fatta un’eccezione per le librerie, inserite tra i primi servizi a riaprire per una evidente ragione culturale, spero si possa fare lo stesso ragionamento per i luoghi dello spettacolo”, si legge nell’intervista. Ma come farlo?

Teatro
Teatro

FRANCESCHINI: “CINEMA E TEATRI LUOGHI SICURI”

Ho chiesto al Comitato tecnico-scientifico un incontro urgente per proporre le misure di sicurezza integrative su cui stanno lavorando le organizzazioni di categorie e che mi consegneranno domani (oggi per chi legge, ndr). Potrebbero essere” spiega Franceschini entrando addirittura nel merito dei singoli micro-provvedimenti tecnici “i biglietti nominativi, la tracciabilità delle persone, le mascherine Ffp2. Mi confronterò poi collegialmente col Governo, perché non sono certo io a decidere da solo, e col Cts per individuare tempi e modalità. Però penso che teatri e cinema, con severe e adeguate misure, siano più sicuri di altri locali già aperti oggi”, prosegue l’intervista. Tra le tante proteste mosse nei confronti della chiusura dei luoghi della cultura – che, nel caso di cinema e teatri, prosegue ininterrottamente da quasi quattro mesi – c’è quella di non riuscire a spiegarsi perché altre situazioni ben più rischiose, come bar, ristoranti e centri commerciali, abbiano riaperto con molta più facilità e meno restrizioni. Che sia davvero ora di portare nuovamente in vita il settore delle arti performative e dello spettacolo? Anche per quanto riguarda l’operato del nuovo governo, composto da forze fino a ieri in dura contrapposizione politica, Franceschini rassicura. “Sentiamo tutti sulle spalle la grande responsabilità di portare il Paese fuori da questa crisi, di aiutare le famiglie e le imprese, di superare la pandemia e di organizzare al meglio la campagna di vaccinazione al di là del colore politico al quale rimaniamo fedeli”. E conclude, “quindi sono certo che ce la faremo”.

Giulia Ronchi

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.