Nuovi lockdown in Europa. Quali scenari per il mondo della cultura?

In Germania si prospetta l’ipotesi di un nuovo lockdown in modalità “light”, che però “significherebbe la fine di numerosi rivenditori, hotel, ristoranti, fiere e istituzioni culturali”, sottolineano gli esperti. Il mondo della cultura può ancora sostenere chiusure parziali e totali delle proprie attività?

Berlino
Berlino

Mentre in Italia sono in corso polemiche e proteste contro le misure dell’ultimo Dpcm del 25 ottobre – che ha portato alla chiusura di cinema e teatri, alla cancellazione di fiere e grandi eventi e alla chiusura anticipata di bar e ristoranti –, alcuni Paesi europei hanno già vagliato o stanno vagliando l’ipotesi di un nuovo lockdown, sebbene in modalità “soft” rispetto a quello della scorsa primavera. Dalla mezzanotte di giovedì 29 ottobre partirà il lockdown francese: questa sera è atteso il discorso alla nazione da parte del Presidente Emmanuel Macron, e il nuovo stop riguarderà tutte le attività produttive tranne le scuole, che quindi rimarranno aperte. In queste ore invece in Germania si discute della possibilità di un lockdown “light” che dovrebbe partire dal prossimo 4 novembre e durare circa un mese. Anche in questo caso, sarebbero garantiti alla popolazione i servizi essenziali e la scuola. Scopo del nuovo lockdown sarebbe, stando a quanto sostenuto dal Cancelliere Angela Merkel, “salvare il Natale”, così da permettere ai tedeschi di poter trascorrere serenamente le festività. Ma che impatto potrebbe avere un nuovo lockdown, anche se “light”, sull’economia e in particolare sul mondo della cultura?

NUOVO LOCKDOWN IN GERMANIA. IL PARERE DELL’ESPERTO E LE CONSEGUENZE SUL SETTORE CULTURA

A rispondere a questa domanda è Michael Huether, economista tedesco e attuale Direttore dell’Institut der deutschen Wirtschaft (Istituto di Economia Tedesca), con un articolo sul quotidiano Handelsblatt: “un secondo lockdown significherebbe la fine di numerosi rivenditori, hotel, ristoranti, fiere e istituzioni culturali. Dobbiamo imparare a convivere con il virus”, aggiungendo inoltre che “molti modelli di business non sopravviverebbero”. Quello prospettato da Huether è uno scenario più che preoccupante, soprattutto per tutti quei settori legati alla cultura e al turismo che implicano, per loro natura, gli spostamenti e gli incontri tra le persone. E sembra quasi non siano più sufficienti i provvedimenti che la Germania, in particolare negli ultimi tempi, ha messo in pratica per sostenere il settore: durante il lockdown di aprile, il governo si è mobilitato per supportare economicamente artisti e liberi professionisti, per poi sestuplicare (da 500mila a 3milioni di euro) i fondi destinati all’acquisizione di opere d’arte contemporanea per aiutare artisti e galleristi in difficoltà a causa della pandemia; risale infine a poche settimane fa il lancio del programma NEUSTART KULTUR, con il quale vengono sostenute le gallerie d’arte grazie a un fondo da 16 milioni di euro.

PANDEMIA E RESTRIZIONI. IL SETTORE CULTURA IN ITALIA

Le stesse preoccupazioni affliggono anche il settore dell’arte italiano che, con l’ultimo Dpcm, ha visto la chiusura di sale cinematografiche, sale teatrali, sale da concerto e la cancellazione di tutti gli eventi fieristici (negli ultimi giorni, a questo proposito, vi abbiamo parlato dell’annullamento e dei repentini cambiamenti di format delle fiere che avrebbero dovuto tenersi durante l’art week torinese di novembre, da Artissima a Flashback, da NESXT a The Others). Provvedimenti, questi, che hanno sollevato non pochi dissensi (e molta disperazione) da parte dei professionisti del mondo dello spettacolo che, negli ultimi mesi, hanno lavorato e investito energie e risorse per adeguare le proprie attività e i propri spazi alle nuove esigenze sanitarie. Non sono mancati poi gli interventi degli Assessori alla Cultura italiani, che hanno firmato l’appello Stop teatri e cinema ingiustificato e disastroso, subito aiuti concreti indirizzato al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte, al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini, al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo e al Ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli.

–  Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.