Come è andata l’art week primaverile newyorchese? Se Frieze non ha entusiasmato, a lasciare il segno è stata la fiera dedicata alla produzione artistica proveniente dall’Africa e dalla diaspora africana

Della pandemia resta ormai solo la richiesta di prova di vaccinazione all’ingresso delle fiere e qualche mascherina tra gli stand, ma per il resto, a giudicare da questa art week primaverile appena conclusasi a New York, sembra che la nuova normalità postpandemica sia ufficialmente iniziata. E sembra essere una normalità in cui le fiere sono ridimensionate, sia in termini di spazi e numero di gallerie presenti, sia in termini di clamore. Ma il mondo dell’arte internazionale non è mancato ed è tornato a riversarsi su New York, che lo ha accolto con un caldo estivo e strade affollate.

Cajsa von Zeipel, TBC, 2022. Courtesy of the artist and Company, New York
Cajsa von Zeipel, TBC, 2022. Courtesy of the artist and Company, New York

FRIEZE TRA LUCI E OMBRE

Tra le fiere, la più grande e più attesa, Frieze, ha festeggiato quest’anno la sua decima edizione newyorchese e, per la seconda volta, si è tenuta a The Shed, centro culturale multifunzionale sulle sponde dell’Hudson. Lo spazio è decisamente più piccolo rispetto a quello delle edizioni prepandemiche che, ogni anno dal 2012, portavano a New York quasi 200 espositori. Qui le gallerie sono appena 65 e occupano tre piani dell’edificio, divise in cinque sezioni che tuttavia non si distinguono troppo l’una dall’altra. Tante le gallerie newyorchesi e, in generale, dominano le americane, mentre dall’Italia c’è solo Massimo De Carlo.
Non sono molte le cose memorabili di questa edizione che sembra incastrata nell’indecisione tra arte commerciale, respingenti intellettualismi e un impegno sociale fuori posto. Quello che è mancato è il cuore. Nello stand di Gagosian il pubblico si metteva in fila per inserire un gettone in un distributore automatico che dispensava un mix di caffè e tè, prodotto dall’immaginazione dell’artista Albert Oehlen, di cui erano esposte anche quattro tele su cui si mescolano annunci pubblicitari e colpi di pennello. Ingorghi di instagrammer, invece, davanti all’orgia ad alto tasso di tecnologia rappresentata nell’opera di Cajsa von Zeipel, Post Me, Post You (2022) esposta da Company Gallery nella sezione Frame. Solo via vai di gente e sguardi distratti, invece, davanti a un lavoro collettivo presentato dalla storica A.I.R. Gallery dal titolo How To Perform an Abortion, creato in risposta alle rivelazioni sui piani della Corte Suprema americana per limitare l’accesso all’aborto a livello federale. L’opera è una mappa degli Stati Uniti su cui gli artisti hanno applicato erbe tradizionalmente utilizzate per interrompere in clandestinità le gravidanze indesiderate.

Installazione NFT Frieze
Installazione NFT Frieze

LE GALLERIE A FRIEZE NEW YORK

Pochi i booth che colpivano. Tra questi quello di Pace Gallery che ha dedicato l’intera presentazione all’artista di origini marocchine Latifa Echakhch, che quest’anno rappresenta la Svizzera alla Biennale di Venezia. Nell’installazione di Frieze erano esposti alcuni dipinti realizzati con cemento raschiato che raffigurano alcune scene della vita dell’artista e della sua cerchia di amici durante il lockdown del 2020. Bello anche lo spazio della galleria di Michael Rosenfeld che esponeva una selezione di lavori dell’artista americana Nancy Grossman, cui la galleria ha dedicato una mostra in corso in queste settimane con lo stesso titolo della presentazione proposta in fiera, My Body. I lavori, realizzati tra gli Anni Sessanta e Ottanta, esplorano infatti il tema del corpo che l’artista concepisce come un’arena in cui si sviluppano temi come alterità e identità.
All’ultimo piano di The Shed, tra bar con drink a 30 dollari e banchetti di cosmetici di lusso, ha trovato posto uno spazio dedicato agli ormai immancabili NFT, con lavori di Kevin McCoy, artista pioniere nel campo dell’arte digitale, che, in occasione di Frieze, ha svelato uno dei suoi più recenti lavori, Quantum Leap: Primordial Star 3 (2022). L’opera è ispirata al suo Quantum del 2014 (anche questo in mostra), che fu la prima creazione artistica a essere trasformata in token su blockchain. L’installazione è il risultato di una collaborazione con LG Electronics, partner della fiera, che ha messo a disposizione degli NFT i suoi schermi Oled.

1-54 Contemporary African Art Fair, New York 2022. Photo credits Eva Sakellarides
1-54 Contemporary African Art Fair, New York 2022. Photo credits Eva Sakellarides

1-54 CONTEMPORARY AFRICAN ART FAIR

Le cose più interessanti di questa art week si sono viste fuori da The Shed. Piccola ma piena di carattere, 1-54 Contemporary African Art Fair, la fiera dedicata alla produzione artistica proveniente dall’Africa e dalla diaspora africana, tornata per la prima volta in edizione fisica dopo due anni di pausa dovuta alla pandemia. L’edizione di quest’anno prendeva spunto dal cosiddetto rinascimento di Harlem, il periodo tra gli Anni Venti e Trenta del XX secolo, in cui il quartiere fu una fucina di cultura, con una fervente produzione musicale, letteraria, teatrale e tanto altro. Proprio questo quartiere, negli spazi di una chiesa ottocentesca, ha ospitato le venticinque gallerie internazionali che hanno partecipato alla fiera. Qui erano in mostra lavori che raccontano i tanti volti dell’arte africana contemporanea, dal figurativo decorativo dai colori pieni di artisti come Johnson Ocheja e Thandiwe Muriu alle ceramiche e ai ricami multimateriali di King Houndekpinkou. Ricco il programma che ha accompagnato l’esposizione, con studio visit e tour guidati da curatori.

1-54 Contemporary African Art Fair, New York 2022. Photo credits Eva Sakellarides
1-54 Contemporary African Art Fair, New York 2022. Photo credits Eva Sakellarides

THE PHOTOGRAPHY SHOW

Per un cambio di medium, invece, bisognava andare a The Photography Show presentato da AIPAD, Association of International Photography Art Dealers che quest’anno ha debuttato in una nuova location a Midtown. La fiera, giunta alla sua quarantunesima edizione, ha raccolto quarantanove gallerie di nove Paesi del mondo, offrendo un ampio sguardo sulla fotografia contemporanea, oltre che sul passato di questo mezzo. Inevitabilmente, nelle immagini in mostra è entrata anche l’attualità, come nelle fotografie dei rifugiati ucraini di Daniel Butow o quelle che ritraggono la New York della pandemia scattate da Ashley Gilbertson. Ma c’è stata anche tanta storia, soprattutto americana, con foto di Gordon Parks, Helen Levitt, Diane Arbus, Weegee, Tony Vaccaro. Maggio ha segnato anche il ritorno di NYCxDESIGN Festival, che si è svolto dal 10 al 20 con decine di eventi, presentazioni e open studios tra musei, showroom e istituzioni culturali in tutta la città.

www.frieze.com/fairs/frieze-new-york
www.1-54.com/
https://www.photographyshow.com/

Maurita Cardone

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Maurita Cardone
Giornalista freelance, abruzzese di nascita e di carattere, eterna esploratrice, scrivo per passione e compulsione da quando ho memoria di me. Ho lavorato per Il Tempo, Il Sole 24 Ore, La Nuova Ecologia, QualEnergia, L'Indro. Dal 2011 New York è il posto che chiamo casa e che nutre senza sosta la mia curiosità. Qui per quattro anni ho codiretto il giornale italiano La Voce di New York e mi sono appassionata del carosello di storie che fanno la ricchezza di questa città.