Il nuovo romanzo di Marco Steiner, collaboratore di Hugo Pratt

Parla di solitudine, fuga, ma anche di amore “Nella musica del vento”, il romanzo di Marco Steiner, che fu collaboratore di Hugo Pratt fra il 1989 e il 1995.

Patagonia
Patagonia

Ci sono pagine erose dal vento dove ogni passaggio è ruvido e violento. E c’è poesia. Materica, mai stagnante e che ha il profumo della pampa. Il gallese Morgan Jones, dopo aver perso i genitori, è cresciuto in queste terre e si muove come parte di una natura incontaminata che non lascia scampo. Tra rapine e razzie vive con la banda di Butch Cassidy fino all’incontro con Maria Leibowitz, prostituta polacca costretta a vendersi in un bordello per mandriani. Non è solo un romanzo d’avventura, l’ultimo libro di Marco Steiner, Nella musica del vento (Salani Editore), ma un viaggio della mente. Il lettore è strappato alla quotidianità per immergersi in una fuga che inghiotte, tra incubi e miraggi.
Tutto può accadere dopo un passo incerto, un incontro sbagliato e un’arma di troppo. Non c’è salvezza nella voglia di fuggire e mentre i demoni scivolano non restano preghiere, solo sguardi fissi verso un cielo che riflette il destino di entrambi.

LA TRAMA DEL LIBRO

Due solitudini feroci che si incontrano, animali che si annusano quando tutto è perduto e resta solo il vento a graffiare l’anima che ogni giorno sembra staccarsi dal corpo come un grido, come certi echi trasportati dall’aria anche nelle giornate più secche, quando nell’immobilismo degli spazi deserti c’è solo il tempo della violenza a battere ritmi incalzanti. Morgan e Maria tentano la fuga per mare per recuperare un carico d’oro, raggiungere l’Europa e la salvezza, ma il viaggio ha il sapore di una traversata oscura, il mondo reale sembra dissolversi tra il nulla e la furia delle onde. Il mare ha una voce nascosta che schiaffeggia, penetra nella mente dei protagonisti ancora legati al mondo della pampa con la sua terra rossa e di fuoco. Le maree restituiscono “cadaveri di ghiaccio” dove l’odore della Patagonia resta un lamento lontano, la “porta dell’inferno” da cui sono scappati senza trovare l’illusione di un mondo da conquistare. Anche per Maria il destino ha lasciato solchi e ferite profonde che l’hanno uncinata a un destino non voluto. Venduta dal padre e reclutata in Europa come prostituta, arriva nel profondo “Sud di tutto” e si fa conoscere a Bariloche come “la polaca”, dopo essere stata punita per aver tentato di contattare la stampa. Morgan la rispetta perché in lei scova la natura di chi non vuole essere calpestato. Nel tentativo di scrollarsi l’orrore di dosso, entrambi assorbono ricordi e fiamme che non si spengono.

Marco Steiner – Nella musica del vento (Salani, Milano 2021)LE INFLUENZE DI MARCO STEINER

Tantissime le suggestioni letterarie, si avvertono gli echi di Stevenson e Melville, Francisco Coloane e Bruce Chatwin che hanno segnato l’immaginario di Steiner, a lungo collaboratore di Hugo Pratt tra il 1989 e il 1995. L’autore porta con sé Corto Maltese, ma se ne distacca ricordando che Pratt gli ha insegnato a tracciare l’avventura con un colpo di rasoio. “Ho ricordato i miei viaggi e un cacciatore di indios che faceva il lavoro sporco per i latifondisti”, racconta Steiner. “Nei primi anni del Novecento iniziò un eccidio che sterminò migliaia di persone, quando dall’Europa arrivavano anche numerose donne comprate e vendute come prostitute. La storia di Maria, infatti, nasce dal giornalismo di inchiesta sulla tratta delle bianche. Ho costruito così la vita di due cani randagi”. Un racconto epidermico che nonostante tutto profuma d’amore per la vita, perché la resistenza è tutto ciò che ci rimane per continuare a esistere mentre il mondo tagliente scompare in un precipizio.

‒ Anna Amoroso

Marco Steiner – Nella musica del vento
Salani, Milano 2021
Pagg. 320, € 16,90
ISBN 9788831008426
www.salani.it

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Anna Amoroso
Giornalista presso il Corriere Fiorentino, dorso toscano del Corriere della Sera. Ha sviluppato esperienza anche nel dipartimento Marketing & Media della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, nell’organizzazione di eventi culturali (Festival Internazionale di Fotografia presso il Macro) e come press officer del Centro Studi Luigi Dallapiccola. Laureata in Discipline dello Arti e dello Spettacolo con 110 e lode e con un master in redazione editoriale ha maturato ulteriori competenze nell’editoria collaborando con Nardini editore.