Il sorprendente saggio curato da Eliabeth Otto rivela il lato nascosto della storia della scuola tedesca che ha segnato la modernità. Un viaggio alla scoperta di fluidità di genere, occultismo, politica radicale e identità queer.

Se il Bauhaus fosse una canzone, a cantarla sarebbe sicuramente la voce cavernosa di Peter Murphy, indimenticato frontman della band postpunk che, negli Anni Ottanta, sceglie proprio il nome della scuola tedesca per il suo gruppo. Le atmosfere dark e misteriose di questa band sembrano accompagnare la lettura di Haunted Bauhaus. Occult spirituality, gender fluidity, queer identities and radical politics, scritto con coraggio e grande acume storico da Elizabeth Otto.

UN ALTRO SGUARDO SUL BAUHAUS

Il Bauhaus (1919-1933) è ampiamente considerato come la scuola d’arte, architettura e design più influente del XX secolo, celebrata come il movimento archetipico del modernismo e famosa per aver portato il design funzionale ed elegante alle masse. In Haunted Bauhaus, Elizabeth Otto allarga lo sguardo sulla scuola restituendo una visione più ampia e per certi versi paradossale. La storica dell’arte americana traccia nuove traiettorie rivelando le implicazioni che la scuola ha con la spiritualità occulta, la fluidità di genere, le identità queer e la politica radicale. Al Bauhaus spesso associamo un ristretto numero di artisti, architetti e designer: Paul Klee, Walter Gropius, László Moholy-Nagy, Vasilij Kandinskij e Marcel Breuer, prevalentemente uomini. Otto amplia questa visione non esaustiva facendo emergere le figure storicamente emarginate e le realizzazioni di molti degli oltre 1200 tra insegnanti e studenti della Bauhaus (i Bauhäusler). L’autrice sostiene che queste figure siano centrali per la nostra comprensione della scuola.

Gertrud Arndt, Mask Photo, 1930. Bauhaus Archiv, Berlino
Gertrud Arndt, Mask Photo, 1930. Bauhaus Archiv, Berlino

DONNE E GAY AL BAUHAUS

Il corposo saggio, supportato da un interessante apparato iconografico, espande la nostra conoscenza di un movimento fondamentale per l’arte moderna, l’architettura e il design fornendoci una prima indagine sulle correnti non convenzionali che sono state vissute nelle varie sedi del Bauhaus. Weimar, Dessau e infine Berlino sono gli scenari dove molte donne hanno dato il loro contributo sistematicamente ignorato o sottovalutato rispetto al lavoro dei loro colleghi maschi. Mancano nelle storie ufficiali, i molti artisti gay e lesbiche che hanno contribuito allo sviluppo del movimento/scuola. L’autrice mette al centro della sua ricerca proprio questo rimosso, decodificando le strategie creative che appaiono alternative e a volte sovversive rispetto ai canoni della scuola. Otto esamina le vite individuali e il lavoro degli artisti gay, delle voci femministe e degli artisti mistici che hanno creato lavori al di fuori dell’ortodossia dell’istituto. Una sorta di controstoria spettrale che capovolge il già noto per svelare pratiche marginali e creativi che cambiano il modo in cui percepiamo una delle esperienze fondanti della modernità.

I PROTAGONISTI DEL SAGGIO DI ELIZABETH OTTO

La figura di Gertrud Grunow, “l’unica donna in assoluto a essere inclusa nelle riunioni del Consiglio dei Maestri”. Il recupero della filosofia sinestetica della Grunow e il suo impatto sul Bauhaus sono al centro del capitolo di apertura. Successivamente è la figura di Marianne Brandt che, influenzata da Moholy-Nagy e dagli esperimenti sull’immagine, impressiona i Bauhäusler. La doppia esposizione diventa la matrice che dà vita a lavori fotografici “spettrali/haunted”. Marianne Brandt, solitamente nota per i suoi oggetti di metallo, si rivela sotto una luce diversa. Poi c’è Renate Richter-Green, in seguito conosciuta come Ré Soupault, che dopo essere stata al Bauhaus per due anni ha continuato a creare abiti da donna multiuso, film d’avanguardia e reportage fotografici. E ancora, Max Peiffer Watenphul, abile sia nel textile che nella fotografia. I suoi scatti ci restituiscono un’estetica camp ante litteram. Margaret Camilla Leiteritz, che non solo ha progettato molti dei modelli di carta da parati di notevole successo commerciale per il Bauhaus, ma ha vissuto la sua vita come una “singleton”, e nel tempo libero realizzava illustrazioni in stile Beardsley (illustratore vicino a Oscar Wilde) con sfumature lesbo.

Elizabeth Otto – Haunted Bauhaus. Occult Spirituality, Gender Fluidity, Queer Identities, and Radical Politics (The MIT Press, Cambridge [Mass.] 2020)
Elizabeth Otto – Haunted Bauhaus. Occult Spirituality, Gender Fluidity, Queer Identities, and Radical Politics (The MIT Press, Cambridge [Mass.] 2020)

LE DISCRIMINAZIONI NELLA SCUOLA DEL BAUHAUS

Otto segnala anche alcune pratiche discriminatorie all’interno della scuola come quella nei confronti di uno studente transgender a cui è stato rifiutato l’ingresso nel 1920, e di una studentessa lesbica che lascia il Bauhaus quando una relazione con un’altra studentessa diviene di dominio pubblico. Otto rivela ancora come Gunta Stölzl, che fu la prima donna maestra del periodo di Weimar, “ricevette per lo stesso lavoro una paga inferiore rispetto ai suoi colleghi maschi“. Mentre le inclinazioni di impronta socialista del Bauhaus sono note, la Otto svela come anche le ideologie di destra hanno mostrato la loro influenza nella scuola riportando l’episodio in cui un gruppo di studenti dipinge una svastica sulla porta dello studio di Gunta Stölzl.
Nonostante tutto l’autrice non vuole muovere una critica al Bauhaus o alla sua produzione, ma intende mettere in questione il modo in cui la storia dell’arte percepisce il Bauhaus e altri simboli consolidati della modernità. Elizabeth Otto afferma: “Dobbiamo rilevare non solo le operazioni che sono state messe in atto per darci una comprensione errata del passato, dobbiamo anche riconoscere che, nel ripetere quelle vecchie storie, partecipiamo a una preclusione di futuri potenzialmente più fruttuosi”.
Haunted Bauhaus allarga le maglie della conoscenza di un movimento artistico che ha da poco festeggiato i suoi 100 anni.

Marco Petroni

Elizabeth Otto ‒ Haunted Bauhaus. Occult Spirituality, Gender Fluidity, Queer Identities, and Radical Politics
The MIT Press, Cambridge MA 2019
Pagg. 296, $ 34,95
ISBN  9780262043298
https://mitpress.mit.edu

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.