Provincia Cosmica. La ricerca dell’artista DEM, dalla Pianura Padana ai mondi ancestrali

Figure pagane e riferimenti sciamanici popolano l’arte di DEM, artista multidisciplinare che si muove tra pittura, land art e graffiti. Le sue riflessioni sulla natura partono dal suo studio a Codogno, e lì lo abbiamo incontrato

Maschere primitive, creature oniriche e surreali, personaggi bizzarri usciti da una fiaba (o da un manuale di antropologia sulle tradizioni di una civiltà scomparsa). Il mondo di DEM (Codogno, 1978) non ha confini, anche nei mezzi attraverso cui si esprime: pittura, scultura, land art, videoarte. Eppure la sua ricerca – così popolata di figure pagane e riferimenti sciamanici – nasce nella pianura in provincia di Lodi. È lì che l’artista dà vita alle sue creazioni e alle sue riflessioni sulla natura.

DEM nel suo studio. Ph: Shyla Nicodemi
DEM nel suo studio. Ph: Shyla Nicodemi

Intervista all’artista DEM

Disegno, illustrazione, street art, persino cinema: negli anni hai attraversato linguaggi diversi, mantenendo però un filo conduttore molto preciso, quello della natura. Come racconteresti il tuo percorso artistico a chi ancora non ti conosce?
Sono un autodidatta. A dodici anni ho cominciato con i primi graffiti per strada, ma ho sempre trascorso molto tempo anche in mezzo ai campi. Dalle scritte sono passato a dipingere muri, ispirandomi alla mitologia, alla natura e alle persone che incontravo di notte. Durante le passeggiate raccoglievo materiali come pezzi di legno, piume, nidi e ossa, che utilizzavo come modelli dal vero per i miei disegni a china. Con il tempo, accumulando questi oggetti, ho iniziato a realizzare maschere, una mia grande passione da sempre, e le prime installazioni nei boschi. Scelgo il linguaggio più adatto in base ai materiali a disposizione e a ciò che voglio esprimere o raccontare. Spesso mi lascio suggestionare anche dalle ricerche in ambito antropologico e archeologico. Alla base del mio percorso c’è una ricerca continua su ciò che resta, nel mondo contemporaneo, del legame tra l’essere umano e la natura.

Dopo anni trascorsi in movimento, tra città come Bologna, Torino e Milano, da qualche tempo sei tornato a Codogno, il tuo paese d’origine. Cosa ti ha spinto a questa scelta? Che cosa cercavi, o sentivi di aver bisogno di ritrovare?
In realtà Codogno è sempre stata la mia base, soprattutto per una questione logistica: la sua posizione nel Nord Italia e la vicinanza ai principali collegamenti ferroviari e aeroportuali mi hanno permesso di viaggiare molto, realizzando dipinti murali nelle città e installazioni site-specific in natura. In passato trascorrevo più tempo fuori casa per lavoro, spesso all’estero, e ho sempre amato questa vita dinamica, fatta di luoghi, incontri ed esperienze diverse. Ancora oggi passo buona parte dell’anno in viaggio per lavoro. Con il tempo, però, ho sentito il bisogno di ritagliarmi spazi per fermarmi, riflettere e rielaborare ciò che avevo vissuto, trasformando le esperienze in nuove idee. Sentivo l’esigenza di avere il tempo e le condizioni per approfondire la ricerca, sperimentare tecniche diverse e realizzare lavori più curati. A Codogno trovo lo spazio e gli strumenti per concentrarmi maggiormente sulla creazione.

Lo studio di DEM a Codogno in provincia di Lodi

Che contesto umano e culturale hai intorno oggi? Com’è la tua quotidianità a Codogno e quanto questo ambiente influenza il tuo modo di vivere e fare arte?
Attualmente è un contesto abbastanza difficile, per la mancanza di stimoli in generale. Ho sempre cercato di frequentare persone diverse per età, cultura e provenienza sociale, confrontandomi con punti di vista differenti dal mio. Essere nato e cresciuto qui mi facilita nel creare relazioni e parlare con gli altri, e questo mi ha arricchito molto negli anni. Inoltre, la vicinanza dei fiumi Adda e Po mi permette di immergermi nella natura e frequentare luoghi ancora relativamente selvaggi e poco antropizzati. Alla mancanza di stimoli ho cercato di rispondere inventando nuove esperienze attraverso il lavoro manuale, la sperimentazione dei materiali e la ricerca continua. Avere spazi, attrezzi e materiali a disposizione mi ha permesso di esplorare tecniche diverse. Per mantenere un equilibrio, però, sento ancora il bisogno di cercare stimoli altrove: viaggio spesso per lavoro e, anche a causa del cambiamento climatico, che rende i mesi estivi poco produttivi per me, sto organizzando di trascorrere alcuni mesi all’anno fuori da Codogno.

Nella tua ricerca ricorrono spesso riferimenti alla mitologia, al sacro e all’esoterismo. Come si intrecciano questi immaginari con il contesto in cui vivi? Dove trovi oggi gli stimoli per alimentare le tue riflessioni e la tua ricerca?
Probabilmente ho sempre sentito il bisogno di distaccarmi dalla realtà e di esprimermi attraverso simboli e archetipi. Da bambino mia madre mi leggeva racconti di mitologia greca e romana e fiabe tradizionali italiane, mentre mio padre aveva appeso in casa maschere africane. Avevo un baule dei travestimenti e guardavo i cartoni animati giapponesi degli Anni Ottanta, ricchi di riferimenti a mondi altri. Credo che anche il paesaggio in cui sono cresciuto, tra nebbie fitte e zone paludose, abbia contribuito a questa sensibilità. Ho sempre frequentato luoghi marginali, come depositi ferroviari, fabbriche abbandonate e campi incolti. Realizzando il film Supra Natura, mi sono riavvicinato alla natura, imparando a osservarla con ritmi diversi e a meravigliarmi delle sue continue scoperte. Anche i viaggi in Amazzonia presso comunità native hanno approfondito la mia comprensione del legame tra natura e spiritualità. Oggi alimento la ricerca studiando maschere e oggetti rituali di culture diverse, cercando analogie nelle pratiche e nell’uso dei materiali anche tra luoghi molto distanti.

Da Codogno hai iniziato a scappare in giovane età, “per andare a vedere i graffiti a Milano”. Poi alla città hai voltato le spalle, “per non limitarmi e frequentare solo ambienti artistici”. Mi spieghi meglio? Come è cambiato, nel tempo, il tuo rapporto con la città e con ciò che cercavi fuori dal tuo paese?
I graffiti sono stati la mia prima forte attrazione verso le città. Attraverso la pittura murale ho avuto modo di vivere per periodi in luoghi come Milano, Roma, Bologna, Torino, Parigi, Londra e Barcellona, spesso ospitato da artisti e organizzatori di eventi, entrando così in contatto con realtà culturali molto interessanti. A un certo punto ho pensato di trasferirmi in città, ma mi sono accorto di frequentare quasi esclusivamente persone legate al mondo dell’arte. Sentivo il bisogno di confrontarmi anche con chi viveva al di fuori di quell’ambiente, soprattutto perché ho sempre immaginato un’arte pubblica, accessibile a tutti. Non mi sono quindi mai trasferito, anche grazie alla facilità con cui potevo spostarmi. Oggi prediligo contesti più piccoli, dove è più semplice creare relazioni con le comunità e dove sopravvive un legame con la natura, le tradizioni e i materiali naturali, che sono diventati centrali nella mia ricerca.

Le riflessioni di DEM sul rapporto tra uomo e natura

La natura è il filo conduttore di tutta la tua pratica. Perché portare avanti questo tipo di ricerca in provincia (dove le persone sono teoricamente più attente al rapporto con la natura), piuttosto che in città (dove forse c’è meno attenzione per questi argomenti, e dunque più bisogno di stimoli in questa direzione)?
In primis, per una questione di reperibilità dei materiali e di disponibilità di spazi più ampi in cui lavorarli e conservarli. Gran parte dei materiali che raccolgo si trasforma in opere che poi tornano all’aperto, in luoghi pubblici, per essere viste e vissute da chiunque, indipendentemente dall’età o dal contesto culturale di provenienza. Non credo necessariamente che in provincia ci sia una maggiore attenzione verso la natura, ma sicuramente qui ho più possibilità di instaurare un rapporto diretto con essa, osservandone i ritmi e raccogliendo materiali che diventano parte integrante del mio lavoro. La scelta di lavorare lontano dalla città non significa però voler parlare soltanto a chi vive in questi contesti. Al contrario, mi interessa portare questi immaginari in luoghi accessibili a tutti, creando occasioni di incontro e riflessione. In fondo, il mio lavoro cerca proprio di interrogare ciò che resta del legame tra l’essere umano e la natura, anche in una società sempre più distante da essa.

Alex Urso

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Alex Urso

Alex Urso

Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania).…

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